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Qualità e schiena dritta, il giornalismo può uscire dalla crisi

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Il governo taglia i fondi all'editoria, ma anche i grandi sono in ginocchio. La riduzione degli occupati e il boom dei precari, costretti ad accettare ogni compromesso, al centro del XXVI Congresso Fnsi. Una sfida che il sindacato sembra raccogliere

di Paolo Serventi Longhi

Giornalisti: qualità e schiena dritta per una professione nella crisi  (foto di "ho visto nina volare", da flickr)
BERGAMO - La crisi globale investe con particolare impeto l’intero sistema dell’informazione privando molti vecchi e nuovi media delle risorse necessarie per sopravvivere. Con la conseguenza che i grandi (giornali, tv, web) riescono ad andare avanti con fatica drenando pubblicità e realizzando le forme possibili di sinergia con il mondo della finanza e della produzione. Tutto ciò in una competizione sfrenata che rende quasi impossibile ai piccoli di mantenere quote di mercato, anche minoritarie. Si salvano i media poco costosi e più flessibili, ma il futuro è nero.

A tutto si aggiunge uno specifico italiano fatto di tagli all’editoria in cooperativa, di movimento e di idee, fatto di un gigantesco e irrisolto conflitto di interessi del premier, di un mercato sempre più bloccato e dominato dai grandi network televisivi. Di fronte a questa degenerazione del sistema vi sono i giornalisti, ai quali è richiesta una informazione sempre più appiattita e orientata. Vi sono soprattutto redazioni sempre più ridotte, mentre cresce una platea di giovani precari, disposti ad accettare qualunque tipo di sfruttamento e di ricatto professionale pur di lavorare e di giocarsi le proprie chance di carriera.

Ecco, questo problema del giornalismo fantasma, che accetta ogni compromesso è il centro del XXVI Congresso del sindacato dei giornalisti in corso a Bergamo, dove la Federazione della Stampa ha fatto sentire forte la sua voce, sostenuta da organizzazioni sindacali come la Cgil e da associazioni e movimenti per la difesa del diritto dei cittadini di essere informati correttamente. E che ora si pone il problema del cambiamento del sistema dei media, della multimedialità, sapendo che non sarà possibile puntare sulla qualità e la completezza, su un giornalismo etico, se non si risolverà in qualche modo, con regole, diritti e tutele certi il nodo della riduzione degli occupati e del precariato.

Su questo tema, sociale ma anche politico, il segretario generale Franco Siddi ha incentrato la sua relazione, trovando interlocutori insolitamente attenti nei grandi editori italiani come De Benedetti e Marchetti (Corriere della sera), ma anche nella stessa Federazione degli editori. È presto naturalmente per parlare di un patto per la qualità, ma qualcosa sta succedendo: è la stessa competizione tra i media a richiedere regole certe per tutti i produttori di informazione. Con la disponibilità del sindacato a considerare una nuova contrattazione che, tenendo fermo il carattere nazionale dei contratti, renda le regole adeguate alla trasformazione multimediale del giornalismo per ampliare la platea di coloro che hanno un futuro più garantito, dalle leggi, dai contratti, da un sistema previdenziale autonomo e solido.

Una sfida difficile che la Fnsi sembra raccogliere, lasciando alle spalle i corporativismi e la difesa di quello che resta degli antichi privilegi. La Fnsi di Siddi e Natale guarda al presente e al futuro, ai giovani e alla qualità. Non è un caso che molti interlocutori politici, sindacali e le stesse imprese abbiamo manifestato la volontà di dare credito al nuovo Sindacato dei giornalisti.


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TAGS fnsi editoria giornalisti

13/01/2011 11:54

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