Il voto non cambia la situazione nel fanalino di coda d'Europa. Nessun partito è riuscito a ottenere la maggioranza di governo. Intanto le proteste aumentano, mettendo a nudo le contraddizioni di passaggio troppo repentino dal centralismo al mercato
Si è votato domenica 28 novembre nella Repubblica Moldova. L’esito non ha però sbloccato l’impasse istituzionale. Le elezioni non hanno cambiato il panorama politico in quanto nessun partito o coalizione è riuscito a ottenere la maggioranza necessaria per eleggere il presidente.
Per l’Osce (l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa) la campagna elettorale si è svolta in condizioni di pluralismo e competizione, senza incidenti, e
le elezioni sono state regolari. I risultati assegnano ai comunisti il 41 per cento dei suffragi, 44 seggi su 101 in Parlamento. Ne mancano 17 per esprimere il presidente. I tre partiti della coalizione che sostiene il governo proeuropeo di Vlad Filat, partito liberaldemocratico, partito democratico e partito liberale, hanno ottenuto rispettivamente il 28,1, il 13,3 e l’8,6 per cento.
Il primo partito quindi è quello comunista, ma la coalizione pro-europea è maggioranza. In sostanza la coalizione dei tre partiti filo-europei ha la maggioranza per esprimere un governo ma non ha voti a sufficienza per sbloccare la situazione. In Moldova si era già votato ad aprile 2009, dopo otto anni di governo dei comunisti, ma l’assemblea era stata sciolta proprio a causa dell’impasse istituzionale. Si era tornati al voto a luglio ma, ancora una volta, la coalizione guidata da Vilad Filat che aveva vinto, non aveva i numeri per eleggere il presidente. La coalizione ha anche provato a cambiare la Costituzione per consentire l’elezione diretta del capo dello Stato. Il referendum di modifica costituzionale, tuttavia, non è passato poiché non è stato raggiunto il quorum.
In breve la Moldavia, considerata
il paese più povero d’Europa, si trova ancora in piena paralisi istituzionale. Con 4,5 milioni di abitanti e 2,6 milioni di elettori è un paese diviso tra le influenze della Romania e della Russia. Girando per le vie di Chisinau, la capitale, balza agli occhi come la consueta, vecchia vita di una città che conserva ritmi, palazzi, strade, botteghe dell’era sovietica, sia interrotta da sporadici negozi elegantissimi con marchi francesi, italiani, americani, nelle cui vetrine brillano prodotti che neppure lo stipendio di un mese potrebbe aggiudicarsi.
Per una semplice maglietta di Benetton che in Italia puoi pagare 20, 25 euro, qui ne devi sganciare almeno 30, cifra che in rapporto ai salari è semplicemente una follia. A Chisinau, dove vivono 1 milione di abitanti, uno stipendio oscilla da 2400 a 5600 Lei moldavi (da 150 a 350 euro: 1 euro vale 16 Lei moldavi).
Il costo della vita è elevato. Ben si capisce quindi cosa significhi per tante famiglie (anche se l’85 per cento dei moldavi è proprietario della casa in cui vive) l’arrivo di 500 euro – o più – ogni mese, come rimessa da qualche parente che lavora all’Ovest e quale sia la portata del fenomeno emigrazione.
Oltre 1,5 milioni di moldavi sono emigrati all’estero. Mosca e la Russia, la Romania e l’Europa sono le mete di questo enorme esodo. In Italia, secondo recenti dati Istat, i moldavi sono 105 mila. L’incremento della loro immigrazione è stato del 178 per cento negli ultimi cinque anni. La presenza in Italia è anche facilitata dalla lingua moldava, una variante della lingua rumena di ceppo neolatino.
Da qualche tempo la compagnia aerea
Meridiana collega con volo diretto Verona a Chisinau tre volte la settimana, un volo che risulta sempre completo di cittadini moldavi (principalmente badanti che curano nel benestante nord est tanti anziani e persone sole). Ogni settimana autisti effettuano con pullmini il servizio postale col nord Italia e ne approfittano per portare con sé qualche prodotto alimentare moldavo. Al ritorno riempiono il pullmino di pacchi di vestiti, doni per i bambini e beni destinati alle famiglie d’origine. Dal lago di Garda a Chisinau impiegano 30 ore, 35 per Bender, e 38 per Balti. Un tempo incredibile per distanze geografiche non impossibili. Incredibile come la fotografia della Moldavia, paese nel cuore dell’Europa eppure così distante.