Tramonta l'ipotesi di reincarico al premier, smentita da maggioranza e opposizione. Pdl allontana le dimissioni, Fli conferma sfiducia. E intanto impazza la "compravendita" di parlamentari, Bersani lancia l'allarme: "Solo uno scandalo o corruzione?"
Continua la trattativa e la "compravendita" dei parlamentari. Mentre si avvicina sempre di più la data di martedì 14 dicembre - voto di fiducia alla Camera - non si fermano le manovre del governo per restare in sella. In questi giorni si susseguono ipotesi, che vengono lanciate attraverso la stampa o con dichiarazioni incrociate, per poi venire smentite poche ore dopo. L'ultima è quella del Berlusconi-bis: oggi (9 dicembre) sono le stesse componenti della maggioranza ad allontanare questa possibilità, escludendo totalmente le dimissioni del premier (con reincarico immediato) prima di martedì.
Sullo "shopping" dei deputati arriva l'allarme del Pd. Lo lancia il segretario, Pier Luigi Bersani, che in conferenza stampa usa parole dure: "Vorrei che qualche autorevole osservatore - dice -mi spiegasse se avvicinare i parlamentari e fare opera di convincimento con ipotesi 'materiali' e' uno scandalo o opera di corruzione". Sulla campagna acquisti in atto alla Camera, spiega, "io non ne so di più, vorrei chiederlo agli esperti perchè sento voci che non sono proprie di una democrazia occidentale". Bersani prosegue: "Io non ipotizzo niente nè mi rivolgerò alla procura, ma metto un punto interrogativo e vorrei, nel campo delle ipotesi, almeno un caso di scuola".
I finiani confermano che voteranno compatti la sfiducia. E' quanto emerge dall'incontro di stamani tra il presidente della Camera, Gianfranco Fini, e i deputati che aderiscono a Fli. A quanto si apprende dal vertice, per l'ennesima volta Fini si sarebbe augurato che il Cavaliere faccia un passo indietro prima della verifica in Parlamento. In caso contrario, Fli voterà la mozione di sfiducia già depositata a Montecitorio.
Il premier, però, non si dimetterà. Lo ribadisce il portavoce del Pdl, Daniele Capezzone. Le dimissioni spontanee sono "un trappolone", a suo avviso, "sarebbe un attacco violento alla sovranità popolare. Sono gli elettori ad avere scelto Berlusconi, e Berlusconi non può essere accantonato con un gioco di palazzo".
"L'ipotesi di dimissioni di Berlusconi non è tra quelle contemplate nè immaginate e conseguentemente l'ipotesi di un Berlusconi-bis non esiste". Lo dichiara il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, conversando con i cronisti in Transatlantico alla Camera.
Berlusconi avrà la fiducia secondo il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Il quale propone un paragone azzardato: "Fanfani è il leader Dc a cui Silvio somiglia di più - sostiene -. Come Fanfani, Silvio è stato combattuto dai comunisti e li ha sempre battuti. Come Fanfani, anche Berlusconi è sempre risorto. Montanelli chiamava Fanfani il 'rieccolo' e penso che martedì sera il titolo spetterà anche a Berlusconi".
A nessuno piace il Berlusconi-bis. Neanche all'Api di Francesco Rutelli, che secondo indiscrezioni sembrava sostenere l'ipotesi. Oggi Rutelli smentisce: "Ritengo terminata una stagione politica e non è immaginabile dare un voto a un governo Berlusconi. Comprendo però le esigenze tattiche degli altri". Presentando il simbolo del suo partito, con vice presidente l'ex segretario Sdi Enrico Boselli, assicura di essere pronto alla sfida elettorale.
Il 14 dicembre sarà "la Pasqua della democrazia". E' la metafora scelta dal presidente dell'Idv, Antonio Di Pietro, per sintetizzare il momento politico. "Siamo al Venerdì Santo - dichiara -. Il nostro è un appello alle coscienze: il 14 dicembre sia la resurrezione, la Pasqua della democrazia". Tutto il paese, a suo avviso, "sta dicendo a questo governo che il 14, ci sia o meno la fiducia, bisogna sciogliere il Parlamento e andare a votare perchè governo tecnico o Berlusconi-bis saranno esecutivi che non avranno mai maggioranza in grado di pensare agli interessi del paese".
Il deputato dell'Idv, Domenico Scilipoti, è tra i maggiori sospettati di possibile sostegno al governo. Sulle anticipazioni dei giorni scorsi, che indicavano Scilipoti come voto di fiducia a Berlusconi, l'interessato smentisce a
Repubblica: annuncia che voterà la sfiducia, allo stesso tempo si dimette dal partito perchè "mi hanno sfregiato nell'onore, mi hanno chiamato traditore, venduto".
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