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Fiat Mirafiori, salta la trattativa

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L'azienda lascia il tavolo di confronto senza accordo: "Non esistono le condizioni per realizzare il piano di rilancio". Cisl e Uil minimizzano e sono pronte a firmare. La Fiom chiede subito assemblee, Camusso avverte: "Fiat vuole uscire da Confindustria"

di rassegna.it

È finita senza accordo la trattativa ristretta tra Fiat e sindacati di categoria sul piano di rilancio per Mirafiori. Lo  si apprende oggi (venerdì 3 dicembre) da fonti di agenzia. Fismic e Ugl hanno ribadito la disponibilità a firmare, la Fiom ha confermato la contrarietà, Fim e Uil "si sono riservate una decisione". La delegazione del Lingotto, però, ha risposto che "non accetta riserve" e si è ritirata dal tavolo di confronto.

L'azienda "ha preso atto che non esistono le condizioni per raggiungere una intesa sul piano di rilancio dello stabilimento di Mirafiori". Lo afferma un comunicato. L'interruzione del negoziato viene spiegata dal segretario nazionale della Fim, Bruno Vitali. "Ci siamo riservati per quanto riguarda il contratto nazionale, che noi crediamo vada applicato anche nella 'joint venture' per Mirafiori. Su questo - aggiunge - le posizioni si sono irrigidite e la  trattativa si è interrotta".

"Si conferma che il modello Pomigliano, proposto anche per lo stabilimento di Mirafiori, punta a superare il contratto nazionale, a cancellare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori e ad affermare in Italia un modello aziendalistico e neo corporativo". A dirlo in una nota è il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. "Il contratto nazionale senza deroghe - osserva - quello del 2008, è l’unico che può permettere di affrontare le nuove esigenze produttive senza peggiorare le condizioni di chi lavora. A questo punto è necessario coinvolgere i lavoratori e le lavoratrici e farli decidere sulle loro condizioni. Per questo proponiamo che, a partire da lunedì, siano convocate le assemblee".

Anche il segretario della Fiom di Torino, Federico Bellono, chiede subito assemblee con i lavoratori. "La prima cosa da fare ora - dichiara - è parlare lunedì con i lavoratori, per questo chiederemo alle altre organizzazioni di convocare subito le assemblee". Già dopo quanto emerso ieri sera, prosegue, "era chiaro che non c'erano le condizioni  per l'intesa. Tutte le nostre richieste sono state rigettate e l'unica novità vera oggi è stato un ulteriore peggioramento sul contratto nazionale". Secondo la Fiom, dunque, "il giudizio critico non può che essere confermato e rafforzato".

"Marchionne non ha mantenuto la promessa, la pagina non era bianca'. Lo afferma il responsabile per il settore auto della Fiom, Giorgio Airaudo, prima della rottura. 'Siamo di fronte al fatto che la Fiat deroga il proprio contratto aziendale - a suo giudizio -, si poteva trovare una via diversa, a Torino invece, si è voluta scrivere la stessa pagina di Pomigliano". Nella vertenza, comunque, "la Fiom non ha alcuna intenzione di arredersi".

Le tute blu della Cgil avevano presentato ieri le proposte sullo stabilimento di Mirafiori, chiedendo di convocare un tavolo di confronto nazionale con governo e istituzioni (leggi qui).

Il dibattito sul futuro dello stabilimento coinvolge anche le segreterie nazionali. Interviene la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, esprimendo il timore che "Fiat voglia uscire da Confindustria". Bisogna aspettare i prossimi sviluppi, a suo giudizio, "ma credo che a questo punto il tema vada rovesciato: non è più la Fiom che non firma gli accordi, ma è la Fiat che non riconosce più il contratto nazionale e vuole uscire da Confindustria"

"Confindustria e Federmeccanica - aggiunge - hanno inseguito le volontà della Fiat, con le deroghe al contratto, ma fin dove sono disposte ad arrivare in ragione del fatto che ogni volta la Fiat sposta l’asticella sempre più in alto? Vorremo, inoltre, conoscere le opinioni di Cisl e Uil, sul rapporto che intercorre tra un grande gruppo industriale e il contratto nazionale. Vedremo nelle prossime ore l’evolversi della situazione, se quello della Fiat è solo tatticismo o c’è dell’altro, per adesso - conclude Camusso – l’urgenza è quella di definire le assemblee dei lavoratori perché siano informati e possano decidere".

Per il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, la rottura di oggi è solo una sospensione. "Non vengono certo da noi gli ostacoli e le difficoltà a concludere positivamente la trattativa", assicura. "Vogliamo sperare - aggiunge - che nel confronto in corso a Torino non vengano poste pregiudiziali o fatte 'sceneggiate' tipiche dei tavoli politici, ma prevalga invece il senso di responsabilità e la necessità di portare avanti l'investimento nell'interesse della comunità torinese e del paese".

Anche Luigi Angeletti minimizza l'abbandono del tavolo da parte del Lingotto. "Siamo a un'interruzione", ripete il segretario della Uil, e questo "succede in confronti complessi e difficili come quello in corso". L'intesa è comunque indispensabile, a suo avviso. "Per garantire un futuro a migliaia di lavoratori e allo stabilimento simbolo di questa azienda - prosegue - all'accordo non c'è alternativa né per i sindacati né per la Fiat".

(Ultimo aggiornamento 17.30)



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TAGS fim uilm fiom fiat mirafiori

03/12/2010 13:53

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