Il Belpaese descritto nel 44esimo Rapporto del Censis sulla situazione sociale "stenta a ripartire" a causa dell'inattività lavorativa e imprenditoriale. Pesano debito pubblico e evasione fiscale. Il paese tiene grazie a famiglia e risparmi privati
Un'Italia affaticata e una ripresa che stenta a decollare. Un paese schiacciato sotto il peso del debito pubblico, di un'evasione fiscale da almeno 100 miliardi l'anno e di un'economia irregolare, che tra il 2007 e il 2008 ha inciso sul pil per il 17,6 per cento. E' questa la fotografia, non certo fiduciosa, scattata dal Censis nel suo 44esimo Rapporto sulla situazione sociale del Paese.
L'Italia descritta nel rapporto si trova a fare i conti con gli effetti della crisi e della globalizzazione che portano un disinvestimento dal lavoro, uno scoraggiamento tra i giovani, una despecializzazione produttiva e risparmi stagnanti. Sono queste le zavorre che frenano lo slancio necessario per ripartire. La politica non aiuta. Secondo gli italiani, infatti, la litigiosità della classe politica costituisce il principale problema che grava sulla ripresa economica.
Tuttavia, il Paese tiene grazie a 'intrecci virtuosi', quali l'irrobustimento delle reti tra imprese. E soprattutto grazie alle famiglie. Le quali, se pur alle prese con la moltiplicazione di spese indesiderate e di aumenti tariffari che graveranno il prossimo anno per quasi 1000 euro a famiglia, sono un pilastro strategico del welfare. Ed è così che caricandosi di compiti assistenziali, anche gravosi e complessi, riempiono il vuoto lasciato dal sistema pubblico.
Il lavoro. E' un'Italia "appiattita" quella che esce dalle analisi del Censis. Un paese che, dopo essere cresciuta meno, dal 2000 al 2009, degli altri Paesi europei, ora "stenta a ripartire". L'interesse dell'istituto punta, in particolare, sul disinvestimento individuale del lavoro. Mentre in tutto il mondo la ricetta per uscire dalla crisi prevede l'attivazione di tutte le energie professionali con l'auto-imprenditorialità, l'Italia, patria del lavoro autonomo e imprenditoriale, vede, invece, ridursi in questi anni proprio la componente del lavoro non dipendente: 437.000 imprenditori e lavoratori in proprio (artigiani e commercianti) in meno dal 2004 al 2009 (-7,6 per cento). Nei primi due trimestri del 2010 si è registrato un calo degli occupati tra 15 e 34 anni del 5,9 per cento, a fronte di una riduzione media dello 0,9 per cento. Poco fiduciosi nella possibilità di trovare un'occupazione, ma anche poco disponibili a trovarne una a qualsiasi condizione, i giovani hanno avvertito più degli altri gli effetti della crisi. Sono 2.242.000 le persone tra 15 e 34 anni che non studiano, non lavorano, né cercano un impiego. Più della metà degli italiani (il 55,5 per cento) pensa che i giovani non trovano lavoro perché non vogliono accettare occupazioni faticose e di scarso prestigio: una valutazione che potrebbe apparire ingenerosa e stereotipata, se non fosse che ad esserne più convinti sono proprio i più giovani, tra i quali la percentuale sale al 57,8 per cento.
L'impresa. Ma l'Italia, corre anche il rischio di una despecializzazione imprenditoriale. Negli ultimi nove anni, la quota dell'export italiano sul mercato mondiale è passata negli ultimi nove anni dal 3,8 per cento al 3,5 per cento. E' migliorato il nostro posizionamento per prodotti come gli articoli di abbigliamento, i macchinari per uso industriale, i prodotti alimentari, ma abbiamo perso terreno nei comparti a maggiore tasso di specializzazione, come le calzature (-3,8 per cento), la gioielleria (-4,3 per cento), i mobili (-4,7 per cento), gli elettrodomestici (-5,8 per cento) e i materiali da costruzione (-13,7 per cento). E il pericolo e' che strategie di nicchia, design e qualita' non bastino piu' senza maggiori iniezioni di innovazione nei prodotti.
Famiglia e risparmio. Altro elemento evidenziato dal Censis è l'uso stagnante del risparmio familiare. Mattone, liquidità, polizze: sono questi i pilastri ai quali le famiglie si sono ancorate per resistere alla crisi. Nel primo trimestre del 2010 i mutui erogati sono aumentati in termini reali del 10,1 per cento rispetto alla stesso periodo del 2008, superando i 252 miliardi di euro. Nel biennio è aumentata la liquidità detenuta dalle famiglie (+4,6 per cento in termini reali i biglietti e depositi a vista, +10,3 per cento gli altri depositi). Nei primi nove mesi del 2010 i premi per nuove polizze vita sono aumentati del 22 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. Tra le famiglie che fronteggiano pagamenti rateali, mutui o prestiti di vario tipo, il 7,8 per cento dichiara di non essere riuscito a rispettare le scadenze previste, il 13,4 per cento lo ha fatto con molte difficoltà, il 38,5 per cento con un po' di difficoltà: a soffrire di più sono state le famiglie monogenitoriali e le coppie con figli. Nonostante la generale propensione a evitare impieghi rischiosi, negli ultimi mesi si registra però il ritorno a un profilo meno prudente nella collocazione del risparmio familiare, con un aumento tra il primo trimestre 2009 e il primo trimestre 2010 delle quote di fondi comuni d'investimento (+29,3 per cento) e delle azioni e partecipazioni (+12,5 per cento).
La scuola. 'Buchi' che riguardano anche il sistema dell'istruzione: il 56,5 per cento delle scuole italiane (dalla materna alle superiori) ha chiesto in quest'anno scolastico un contributo volontario alle famiglie, aggiuntivo alle tasse scolastiche e al costo della mensa. Il valore medio versato è stato pari a 80 euro, con punte fino a 100 euro nella scuola primaria e 260 euro nei licei.
Debito ed evasione. Se il Paese non imbocca con decisione il sentiero della ripresa -rivela il Censis - dipende anche dal fatto che sul sistema pesa come macigni un debito pubblico enorme "che ogni anno drena risorse per il 4,7 per cento del Pil". Poi c'è un'evasione fiscale che "le stime più rosee valutano intorno a 100 miliardi di euro l'anno". In alcune regioni, inoltre, a complicare la situazione è la presenza della criminalità organizzata, radicata specialmente nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia, Puglia, Calabria e Campania.
La politica. In questo quadro grava anche, per la maggioranza relativa degli italiani (il 34,4 per cento) "una classe politica litigiosa" che incide in negativo sulla ripresa prima ancora della elevata disoccupazione (29,6 per cento). Molti dei provvedimenti varati negli ultimi anni, scrive il Censis, hanno avuto un modesto impatto reale. Da qui il venir meno della fiducia nelle lunghe derive e nell'efficacia delle classi dirigenti. Di là dai fenomeni congiunturali economici e politico-istituzionali dell'anno, suggerisce il Censis, "adesso occorre una verifica di cosa è diventata la società italiana nelle sue fibre più intime".