Domenico Pantaleo, segretario generale Flc Cgil: "La novità è l'ampiezza del movimento di protesta e il forte coinvolgimento dei giovani". Per la Cgil il ddl Gelmini è inemendabile. Bisogna fermare tutto e ricominciare
Durante l’ultima puntata di
Vieni via con me, una giovane ricercatrice romana nel leggere il suo elenco ribadiva che nessuno – tra studenti e, appunto, ricercatori – difendeva i baroni delle università. E del resto sui tetti delle facoltà o in cima ai nostri monumenti, più o meno saldi sulle loro fondamenta, di professoroni non se ne sono visti. Si sono visti invece tanti esponenti di quella società civile illuminata, stanchi di una politica di governo che parla solo la lingua dei tagli e della precarizzazione.
“Ecco – dice Domenico Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil – se c’è un fatto sicuramente nuovo a cui stiamo assistendo è proprio l’ampiezza di questo movimento, la nuova capacità di creare alleanze con il mondo della cultura e dello spettacolo; il riuscire, anche, a bucare lo schermo e a cogliere l’attenzione dei media solitamente distratti rispetto a questi temi. Insomma, oggi le questioni che riguardano i saperi, la cultura e la conoscenza salgono alla ribalta della cronaca. Non mi pare un fatto da poco”.
Con Pantaleo conversiamo proprio mentre monta la protesta e le forze dell'ordine tentano di arginare il predisio a Montecitorio per contrastare la pseudo riforma dell’esecutivo. La tensione è alta. I giovani sono ovunque: “E questa – aggiunge il sindacalista – mi sembra l’altra importante novità di questi giorni, confermata tra l’altro dalla manifestazione della Cgil dello scorso 27 novembre. I giovani hanno capito bene che tale politica non solo nega loro oggi il diritto all’apprendimento, ma per domani sta preparando un destino di disoccupazione o precarietà. Un dato dunque è certo: si parte da un aspetto ‘particolare’, ma si chiede un cambiamento generale degli assetti sociali, politici ed economici di questo paese”.
E il sindacato? “Il sindacato – risponde Pantaleo – è di nuovo visto come un soggetto fondamentale per costruire un futuro diverso. Lo spazio che ha la Flc, per esempio, in questo caso va ben oltre la propria tradizionale rappresentanza. Si tratta davvero di una grande occasione”.
Sul merito del ddl, su Rassegna si è già intervenuti con analisi e approfondimenti. Nel giudizio della Cgil, inoltre, il ddl sarebbe ulteriormente peggiorato nel passaggio dal Senato alla Camera. Si sottolinea, in particolare, l’utilizzo ideologico e contraddittorio di alcuni leitmotiv molto di moda in questi tempi.
Per esempio l’insistenza sul merito, mentre quasi si azzerano gli stanziamenti per il diritto allo studio. E poi, sottolinea opportunamente Pantaleo, bisogna stare attenti. Occorre distinguere il diritto all’apprendimento, che deve essere per tutti, e la necessità di valorizzare certamente le capacità. Ma senza il primo elemento, senza una partenza che sia uguale per ciascuno, il secondo, cioè il merito, non ci può stare, perché si tradurrebbe in ingiustizia. Cosa che oggi in Italia avviene spesso, a partire dallo studio per proseguire con l’accesso al lavoro: “Insomma, con l’abuso del termine ‘meritocrazia’ si nasconde l’obiettivo di distruggere il sistema universitario pubblico e una mercificazione spinta dei saperi, con l’idea devastante che solo chi ha soldi a disposizione può accedere a sistemi di qualità.
Non è un caso che l’assenso alla riforma sia arrivato subito da Emma Marcegaglia. Mentre il parere positivo sul ddl di Gianni Decleva, numero uno dei rettori, dovrebbe dimostrare una volta per tutte come siano del tutto infondate le accuse di chi imputa al movimento di protesta la colpa di voler difendere i baroni”.
Difficile dire cosa accadrà ora. In ogni caso, per la Cgil il ddl è inemendabile. Bisogna fermarsi e ricominciare da capo. Però, stavolta, ascoltando tutti.