Il Wall Street Journal attacca: il Fondo di salvataggio non ha risorse sufficienti. Weber (Bundesbank) e Regling (presidente del Fondo) assicurano: le risorse ci sono, ma se necessario aumenteranno. Merkel: la Germania è pronta a tutelare un euro forte
Le risorse del Fondo di salvataggio europeo potrebbero non bastare a difendere la moneta unica. L'ipotesi che la "cassaforte" da 750 miliardi di euro creata lo scorso maggio dalla Ue debba essere rimpolpata si aggira per il Vecchio Continente tra smentite che hanno il sapore di conferme e asserzioni immediatamente negate. La decisione di aumentare le risorse in cassa si tradurrebbe verosimilmente in una richiesta di manovre correttive agli Stati membri, Italia compresa, perché da qualche parte i soldi dovrebbero ovviamente uscire. E ricordiamo che l'ipotesi di una manovra correttiva primaverile già aleggia sul capo del nostro Paese come una spada di Damocle.
Al Fondo di salvataggio attingerà l'Irlanda (per quasi 100 miliardi), che ha appena varato la sua
manovra straordinaria di rientro dal deficit, e potrebbero farle seguito altri paesi in difficoltà, come Portogallo e Spagna. Ma a prescindere da questi interventi, i governi europei potrebbero incrementare l'ammontare degli stanziamenti del fondo se si rendesse necessario infondere maggiore fiducia nell'euro. Lo ha detto Axel Weber, esponente del consiglio Bce e presidente della Bundesbank, nonché autorevole candidato alla successione dell'attuale presidente della Bce, Jean-Claude Trichet. Secondo quanto riportano
Bloomberg ed
El País, Weber ha spiegato che '750 miliardi di euro dovrebbero essere sufficienti per rassicurare i mercati, ma se così non fosse, andrebbero aumentati".
Getta invece acqua sul fuoco il presidente del Fondo stesso, Klaus Regling, che in un'intervista a
Bild assicura: il meccanismo di stabilizzazione finanziaria europeo è "abbastanza grande per tutto il mondo", nonostante il fatto che i "problemi" siano "ogni volta diversi: qualche volta un settore bancario sviluppato, un'altra volta una crescita troppo debole". Una risposta autorevole ai
dubbi avanzati dal
Wall Street Journal: secondo il quotidiano finanziario americano, infatti, il Fondo non avrebbe a disposizione 750 miliardi di euro ma molto meno, perché la quota di 440 miliardi versata dagli Stati membri al Fondo non è in contanti ma sotto forma di obbligazioni che devono avere la tripla A di rating, e per garantire la tripla A gli stessi Stati devono trattenere almeno il 40% dei propri prestiti. Un meccanismo che ridurrebbe a 250 miliardi l'ammontare delle risorse.
Per Regling, ad ogni modo, è "inimmaginabile che l'euro fallisca", anche se il direttore del Fondo dice di condividere le preoccupazioni espresse dal Cancelliere tedesco Angela Merkel riguardo alla situazione "molto seria" in cui versa la moneta unica.
Se la Germania si preoccupa, si preoccupano tutti. C'è chi accetta scommesse sul giorno in cui Berlino staccherà la spina e l'Europa e la sua moneta unica così come le conosciamo cesseranno di esistere. La stessa Merkel, però, oggi ha mandato messaggi rassicuranti (dopo
l'allarme lanciato dal suo ministro Schaeuble), e ha detto che la Germania è pronta "ad agire in modo solidale" per tutelare un "euro forte". Partecipando a un convegno organizzato dalla
Süddeutsche Zeitung a Berlino, Merkel ha assicurato che nessun Paese della zona euro dovrà ristrutturare il suo debito prima del 2013 (data di scadenza del meccanismo di salvataggio straordinario, che però proprio la Germania vuole rendere permanente) e che la Ue verrà fuori più forte dalla crisi.
"Oggi sono più fiduciosa di quanto lo fossi la scorsa primavera – ha detto Merkel -, sul fatto che l'Unione europea uscirà rafforzata dalle attuali turbolenze".
Se l'umore tedesco, oggi, volge alla fiducia, in Spagna va in direzione opposta. Le rassicurazioni del governo di Madrid e della sua banca centrale ("la Spagna non è l'Irlanda") non convincono
El País che in un editoriale attacca "la debolezza del debito spagnolo e la vacillante gestione politica' della crisi, sostenendo che l'atteggiamento del governo "mette a rischio l'euro". 'Senza cadere nell'isteria - scrive il giornale - pare urgente che le autorità economiche europee dispongano di un piano per contenere gli attacchi di panico dei mercati". 'L'Europa arde, da Lisbona e da Dublino', prosegue l'editoriale del quotidiano spagnolo, 'ma il dramma si gioca in Spagna, a causa dell'abisso fra la minaccia che incombe sul suo debito pubblico e privato e l'apparente distacco del governo".