In una circolare i ministri Sacconi, Maroni e Fazio definiscono "illegittimi" i registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento e aggiungono: "possibili responsabilità dei promotori". L'esecutivo rivendica per sé la materia del "fine vita"
"Non si rinvengono elementi idonei a ritenere legittime le iniziative volte alla introduzione dei registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento (il cosidetto biotestamento, ndr)" da parte dei Comuni. "In tale quadro si potrebbe, anzi, ipotizzare, nel caso in cui si intenda dar comunque corso ad iniziative del genere, un uso distorto di risorse umane e finanziarie, con eventuali
possibili responsabilità di chi se ne sia fatto promotore". E' quanto si legge nella circolare sui 'Registri per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di trattamento' firmata dai ministri dell'Interno, Roberto Maroni, del Lavoro e delle Politiche Sociali, Maurizio Sacconi, e della Salute, Ferruccio Fazio, emessa dopo la richiesta di un parere da parte dei Comuni.
In linea generale, il Governo fa notare che la
materia del "fine vita" rientra nell'esclusiva competenza del legislatore nazionale e non risulta da questi regolata. E nella nota dei ministeri si auspica anche "una legge dello Stato" perché‚ in tale materia, il Comune "non può certamente agire in assenza di una disciplina statale che ponga principi e definisca la competenze di vari soggetti pubblici coinvolti".
Immediata la reazione all'iniziativa del Governo da parte del Pd e dei Radicali. "Tre ministri e un sottosegretario si sono scomodati per scrivere una
circolare che non ha un fondamento giuridico. Infatti, non c'è una legge che vieti ai Comuni l'iniziativa dei registri per la raccolta dei testamenti biologici", dice Margherito Miotto, capogruppo Pd nella commissione Affari sociali di Montecitorio.
"Le sentenze Welby, Englaro e Nuvoli - spiega il segretario dell'associazione Luca Coscioni ed esponente Radicale, Marco Cappato - stabiliscono in modo chiaro il diritto costituzionale a interrompere le terapie anche attraverso le dichiarazioni anticipate" registrate dai Comuni. "Prosegue - aggiunge Cappato - la
tecnica ricattatoria, la stessa con cui il ministro Sacconi ha ricattato la clinica che si era proclamata disponibile a rispettare la legge nel caso Englaro. Per fortuna i ricattatori sono anche analfabeti di diritto e di regole, o fingono di non sapere".
Applaude invece all'inziativa dei tre ministeri Elio Sgreccia, presidente emerito della
Pontificia Accademia per la Vita che non esita ad entrare nel merito delle questioni di competenza istituzionale: "Hanno fatto bene i ministri - dice Sgreccia - perché i Comuni non hanno alcuna competenza di accogliere liste di biotestamenti finché non c'è una legge" che lo prescriva.