L'economista americano boccia il summit senza appello: "Un vuoto esercizio, non ha mostrato nessuna prospettiva di coordinamento". Su Obama: "Ha perso le elezioni midterm perchè continua la politica finanziaria di Bush. Ha confermato le stesse persone"
Il G20 di Seul è stato "una perdita di tempo", ha sottratto i capi di Stato ai loro impegni e "non ha mostrato alcuna prospettiva di coordinamento delle politiche". Questo il duro giudizio che arriva oggi (15 novembre) da James Kenneth Galbraith, l'economista americano in questi giorni ospite a Roma, per un convegno sulla crisi internazionale. Da quella sede offre la sua lettura negativa del summit globale: "Il resto del mondo ha visto il G20 come un vuoto esercizio", osserva lo studioso figlio di John Kenneth Galbraith. Anche i risultati su Basilea 3 e le banche "troppo grandi per fallire potevano essere raggiunti senza bisogno di convocare un G20".
Il professore all'università del Texas analizza quindi i rapporti tra Usa e Cina. "Mi aspetto che a fronte della bassa crescita americana la Cina semplicemente si adatterà" ma, a suo giudizio, la proposta americana di porre un tetto agli squilibri commerciali non avrà seguito. E' "illusoria e grottesca" l'idea di Larry Summers, consulente economico di Obama, di usare la politica monetaria espansiva della Fed per rilanciare l'export americano. Secondo Galbraith, infatti, servirà al massimo a spingere le borse e i titoli di Stato.
"Obama è stato bocciato nelle elezioni di midterm - prosegue - perchè le speranze suscitate dalla sua presidenza si sono rivelate illusorie: entrando alla Casa Bianca ha finito con il proseguire la politica finanziaria di Bush junior". Sui temi economici, lo staff del presidente "è legato al passato, come dimostra la scelta di Geithner, che arriva dalla Fed di New York, o la riconferma di Bernanke per non parlare di Summers, 'ripescato' addirittura dalla presidenza Clinton". Al contrario, sostiene, "per cambiare politica bisogna cambiare persone".
All'origine del calo di Obama c'è però anche il potere delle lobby. "Il governo non è intervenuto sul sistema finanziario e non è interessato a rappresentare i consumatori e questi ultimi, d'altro canto, non sono riusciti a contrastare i grandi gruppi di potere". Nel sistema bipartitico americano, inoltre, "manca la flessibilità offerta da un'alternativa: gli elettori hanno dovuto scegliere fra un partito apertamente sostenuto dalle lobby e un altro supportato in maniera nascosta".
La riforma sanitaria ha lanciato un messaggio di cambiamento, conclude Galbraith, e "potrebbe portare benefici per molti, ma questi si materializzeranno dopo il 2012 se non verranno bloccati prima", con riferimento alla nuova maggioranza repubblicana.