“Un provvedimento restrittivo con effetti di grande allarme”. Così il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, commenta oggi (15 novembre) le indiscrezioni circa un regolamento allo studio dell’Agcom che imporrebbe una speciale autorizzazione per il mondo delle web radio e delle web tv. “Per ora si tratta di indiscrezioni - aggiunge Fammoni - ma, da quanto si apprende, appare chiaro che per il mondo delle web radio e delle web tv l’Autorità delle comunicazioni ha messo in campo solo provvedimenti capestro, dando seguito a quanto deciso dal governo.
Si parla di misure, sottolinea, “tutte segnate dal fattore burocrazia: più controlli, meno libertà e più soldi da pagare allo Stato. Attendiamo il testo definitivo, ma intanto quel che appare chiaro è che non solo era giusto l’allarme lanciato dopo i provvedimenti del Ministro Romani ma che l’Autorità sta varando un provvedimento restrittivo con effetti di grande allarme. Servendosi di una immotivata lista di obblighi e regole - prosegue - si arriva a limitare fortemente la libertà di espressione in rete e in specifico per le piccole voci di informazione territoriale”.
Secondo Fammoni “il rischio, anzi la quasi certezza, da quello che si capisce, è che le nuove norme finiscano per soffocare uno scenario ancora nascente, molto vivace e ricco di progetti di comunicazione dal basso, spesso condotti con mezzi ridotti ma con fini di effettiva utilità sociale. Alla salvaguardia di questa ricchezza, che va di pari passo con l’urgenza di favorire la diffusione della banda larga, si dovrebbe dedicare chi ha davvero a cuore la libertà di informare e di essere informati utilizzando le potenzialità di Internet. E’ noto - conclude - che questo governo pensi ai bavagli all’informazione, ma almeno l’Autorità dovrebbe sapere che la Rete non si può imbavagliare”.