Il sindacato dei giornalisti e il Comitato per la libertà e il diritto all'informazione avvertono: i corretivi dell'ultima ora, 60 milioni in più, non bastano. Tante realtà rischiano il collasso. Intanto, quasi 1400 giornalisti sono già in disoccupazione
"Nonostante i correttivi dell'ultima ora si sta delineando un vero e proprio collasso dell'informazione. In queste ore si sta decidendo la sorte di
circa novanta testate, un pezzo fondamentale dell'informazione italiana". E' l'allarme lanciato oggi dalla Federazione Nazionale della Stampa dopo la riunione del Comitato per la libertà e il diritto all'informazione, riunitosi nella sede del sindacato dei giornalisti.
I giornlisti chiedono "
un incontro immediato per domani" alla commissione Bilancio della Camera per evitare la chiusura di queste testate - soprattutto quotidiani e periodici cooperativi, di idee, no profit e di partito - e le pesantissime ripercussioni occupazionali che ne deriverebbero. Infatti, è stato spiegato, già allo stato attuale solo tra i giornalisti sono 384 i cassintegrati, 450 quelli in contratto di solidarietà e 1.370 quelli in disoccupazione.
"E' del tutto chiaro che se queste testate chiudessero,
gran parte di loro non tornerebbe più a lavorare", osserva ancora la , secondo la quale lo stesso Governo ha capito la gravità della situazione e per questo ha stanziato i 60 milioni per incrementare il fondo editoria (in precedenza ridotto da 414 milioni a 195, gran parte dei quali destinato ad altre finalità).
"Pur tuttavia - afferma ancora il Comitato per la libertà e il diritto all'informazione - la decisione del Governo appare inefficace, non solo perché le risorse stanziate risultano insufficienti al fabbisogno ma perché inutilizzabili se non viene ricostituito il diritto soggettivo, condizione indispensabile per avere anticipi dalle banche ai fini della necessaria liquidità. Sono osservazioni che sottoponiamo alla
commissione Bilancio della Camera che sta discutendo la legge di stabilità 2011 alla quale numerosi parlamentari hanno proposto emendamenti a sostegno di questa parte dell'editoria per evitare una drastica decimazione del settore".
Il sindacato dei giornalisti fa inoltre notare che "
i 40 milioni richiesti e la ricostituzione del diritto soggettivo rappresentano un onere assolutamente più basso di quanto occorrerà per finanziare la cassa integrazione e i contratti di solidarietà, senza contare la perdita dei contributi previdenziali a causa delle chiusure".
Sulla questione interviene anche il segretario confederale della Cgil
Fulvio Fammoni: "Editoria e spettacolo rappresentano due esempi di come si usa la demagogia senza governare. Dopo i precedenti tagli che hanno messo in ginocchio il settore e la sua occupazione, infatti, si prevede adesso un reintegro del tutto insufficiente".
"Dunque avevamo ragione - aggiunge Fammoni -: le
risorse erano poche e non bastano ancora, ma soprattutto non eviteranno le chiusure, perché il mancato ripristino del diritto soggettivo non dà certezze necessarie per accedere alle anticipazioni bancarie e se e quando le risorse arriveranno molte testate avranno già chiuso".
Fammoni sottolinea inoltre “come lo stesso problema ci sia per la produzione culturale e lo spettacolo: meno risorse e assenza totale di tutela per tantissimi lavoratori. Oggi unitariamente i sindacati del settore hanno indetto lo
sciopero per il 22 novembre. Cala lo sviluppo e il governo che fa? Taglia la nostra principale materia prima: la cultura e la produzione culturale, ecco la realtà. Il governo ha affermato con uno slogan inqualificabile ‘la cultura non si mangia’ ma la realtà è che grazie ai tagli di questo governo - conclude - tanti lavoratori della produzione culturale rischiano di non riuscire più a mangiare".