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Emergenza rifiuti, l'ora della verità

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Non è più tempo di promesse né di fumo negli occhi. Ecco come è stata gestita (male) la crisi in Campania e perché c'è poco da essere ottimisti

di Antonio Fico

Non basterà un decreto che cancella la discarica di Cava Vitiello, nel cuore del parco nazionale del Vesuvio, a fermare l'emergenza rifiuti in Campania. Né servono le promesse del presidente del Consiglio: "Napoli sarà pulita entro tre giorni". Nel momento stesso in cui Berlusconi siglava l'accordo per Terzigno, il fronte della protesta si allargava, e saliva la tensione a Giugliano, a Chiaiano, nella stessa Terzigno dove 5 mila persone sfilavano per le strade chiedendo la chiusura anche dell'altra discarica di Cava Sari. È l'effetto domino del malcontento. Nel sito di stoccaggio di Taverna del Re (Giugliano) – dove da anni 6 milioni di tonnellate di finte ecoballe, lascito della gestione Impregilo, giacciono all'aria aperta inquinando i suoli di una delle zone agricole più floride della Campania –, dovrebbero finire i rifiuti che non vengono sversati a Terzigno, ma scatta la rivolta con i primi feriti e l'ennesimo blocco della raccolta.

A Napoli sono quasi 2 mila le tonnellate lasciate per strada, migliaia quelle in provincia. Nelle stesse ore Bertolaso dichiarava: "Con l'accordo raggiunto tra il presidente del Consiglio e i 18 sindaci dell'area vesuviana relativo alle discariche di Cava Sari e Cava Vitiello, i compiti della Protezione civile sono finiti". Insomma emergenza conclusa? Non è ottimista il governatore Stefano Caldoro: "per superare questa crisi occorreranno dai 24 ai 36 mesi". Senza contare i costi che, secondo la Corte dei Conti, si aggirano sui 2 miliardi di euro in termini di massa debitoria.

"Fidatevi di me", ripete il capo del governo agli abitanti del capoluogo e a quelli delle province. Eccolo qui, il problema: con quello che si vede dalla finestra è difficile fidarsi. A poche centinaia di metri dalla Prefettura in cui Berlusconi sigla la "pace" con i sindaci vesuviani, i cassonetti traboccano, le paline delle fermate dei bus diventano un indicatore del livello dell'immondizia che cresce, lievita spaventosamente. La favola è al capolinea. La prova muscolare della primavera 2008, con l'impiego di misure straordinarie per eliminare la spazzatura dalle strade, mise il vento in poppa al governo e permise al centrodestra di fare man bassa alle successive elezioni amministrative.

Oggi la prova di forza appare improponibile: l'immagine del premier è deturpata dagli scandali e il governo è diviso. E anche quando era unito il governo ha operato male, ponendo le condizioni per una nuova emergenza. La spazzatura campana sembra segnare l'inizio e la fine della parabola berlusconana.

La spazzatura che non si getta a Cava Vitiello e a Serre, nel salernitano, da qualche parte dovrà pur essere conferita. Si punta sugli impianti di tritovagliatura, sulle piazzole a cielo aperto. Ma quella spazzatura dovrà essere interrata prima o poi da qualche parte. "Per marzo metà delle discariche saranno sature, e allora rischiamo la ragedia", prevede il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. Si programma anche il trasporto fuori dalla Campania. Anche questo è un film già visto. Una missione della Regione sta trattando per portare all'estero centinaia di tonnellate prodotte al giorno. Un'altra missione dell'unità stralcio, istituita all'interno del dipartimento della protezione civile per assistere il passaggio di poteri dal commissariato di governo agli enti locali, dovrebbe chiudere un accordo con la Regione Calabria per portare 300 tonnellate di rifiuto organico al giorno. Ma sono appena un migliaio di tonnellate su una produzione giornaliera di 7 mila tonnellate.

Cronistoria di un'emergenza
Il ruolo del governo e della protezione civile è cruciale per capire perché la Campania è scivolata in una nuova emergenza di cui al momento non si intravede la fine. Sulla carta l'emergenza si è conclusa il 31 dicembre del 2009, ma si scopre che la protezione civile – attraverso l'unità stralcio – ha avuto responsabilità nella gestione dei rifiuti fino a un mese fa. Nel vuoto decisionale il dipartimento di Bertolaso ha coordinato con un gruppo di 8 esperti i flussi dei rifiuti da conferire nelle discariche e verso gli impianti di tritovagliatura. Dal 3 ottobre l'unità stralcio cessa il suo ruolo nella logistica, lasciando da solo l'unico funzionario della Regione addetto a questo compito.

In poche settimane la Campania scivola nel caos. Ma l'unità della protezione civile fa anche danni: tra luglio e agosto 43 mila tonnellate di rifiuto organico vengono depositate a Terzigno. La puzza è talmente forte da innescare proteste e incidenti. Al deficit di pianificazione si aggiunge la carenza di impianti per trattare i rifiuti. Il decreto del governo Berlusconi del dicembre 2008 autorizzava la costruzione di 4 inceneritori, la trasformazione dei 7 cdr (impianti di combustibile da rifiuti) in Stir (Stabilimenti di tritovagliatura e imballaggio rifiuti), e individuava 9 discariche, oltre a impianti di compostaggio in cui trattare rifiuti umidi da convertire in concime (compost). Ma a due anni di distanza l'unico inceneritore in funzione part-time è quello di Acerra, mentre per gli altri tre (Napoli Est, Salerno, S. Maria la Fossa) occorrerà aspettare a lungo.

Ad Acerra, due delle tre linee si guastano e rimangono ferme per mesi. Il teorema nasce spontaneo: il termovalorizzatore non prende abbastanza rifiuti, e anche questo è alla base della nuova crisi? L'A2A, il colosso lombardo che ha preso in gestione dalla Impregilo il termovalorizzatore a gennaio, è costretta a spendere 12 milioni di euro per la manutenzione straordinaria di un impianto che aveva due anni di garanzia. La procura di Napoli ha avviato un'inchiesta per vederci chiaro. Ma perché gli altri inceneritori non vengono costruiti? Anche qui bisogna fare un passo indietro, a quando il governo aveva saldamente in mano l'emergenza campana. A febbraio un decreto individua nella Regione e nella province i due livelli di responsabilità per pianificare e organizzare la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.

Le province, in particolare, dovrebbero redarre i piani provinciali (non ancora presentati), ma non hanno capacità né competenze per fare cose concrete. I comuni vengono incredibilmente esautorati. Da anni il sindaco di Salerno, ad esempio, invoca la costruzione di un termovalorizzatore, ma spetta all'ente provinciale promuovere il bando. Così la gara non è ancora partita. C'è poi il mistero degli Stir, che avrebbero il compito di separare i rifiuti destinati agli inceneritori dal Fos, ovvero la frazione organica stabilizzata, che invece potrebbe essere depositata nelle discariche. "In Campania non sono altro che imbustatori di rifiuti – denuncia Raffaele Del Giudice, direttore di Legambiente Campania –. In due anni, per coprire i deficit industriali degli Stir e dell'impianto di Acerra, sono state riempite a dismisura le discariche di rifiuto indifferenziato, per questo tra pochi mesi saranno sature".

Più esplicito è Daniele Fortini, amministratore delegato dell'Asia, la società in house del comune di Napoli per la raccolta dei rifiuti. "È il fallimento del modello Impregilo – spiega –, basato su stir e inceneritori. Si dovrebbe invece puntare sulla raccolta porta a porta e sugli impianti di compostaggio: con questa ricetta la città di Napoli in due anni avrebbe i tre quarti di rifiuti in meno da conferire in discarica". Ma questa è un'altra storia (leggi qui l'intervista a Fortini).



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TAGS emergenza rifiuti terzigno campania rifiuti bertolaso

03/11/2010 18:41

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