Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta delle Rsu di Zara, Coin e Rinascente al primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi
Gentile Signor Sindaco,
È proprio vero: Firenze, culla della cultura, ha proprio bisogno dei negozi aperti anche in occasione del 1° Maggio giornata internazionale della festa del lavoro. Forse per mascherare importanti responsabilità e presentarsi così al turista come una finta “città aperta”.
L'esasperazione delle aperture in una città dove i negozi già stanno aperti 361 giorni all'anno e 363 come è già per qualcuno, pone senz'altro un problema di carattere non soltanto etico ma altresì giuridico. Siamo fermamente convinti che la dignità della persona umana debba essere messa al di sopra degli interessi economici come già avviene in Europa. Basta infatti volgere lo sguardo alla legislazione europea che espressamente sancisce come "(...) l'organizzazione del lavoro secondo un certo ritmo, deve tener conto del principio generale dell'adeguamento del lavoro all'essere umano (...)", direttiva Europea n.93/104CE.
Il tempo comune della festa è un valore imprescindibile per ogni comunità civile ed è quindi un bene collettivo degno di tutela sociale. E' paradossale come un Sindaco che, si erge a ruolo di portavoce dei cittadini dai quali ha ricevuto mandato, non voglia garantire agli stessi quei diritti fondamentali che ricevono una tutela di rango costituzionale. Primo fra tutti il Lavoro.
Caro Signor Sindaco, non si dimentichi mai che anche le commesse e i commessi (spesso giovani, precari e perciò ricattabili) dei negozi del centro sono 'suoi' cittadini anche loro, hanno diritto a godere delle loro domeniche, delle loro festività, con la propria famiglia, con i mariti, le mogli, le fidanzate, i fidanzati, le amiche, gli amici, secondo il criterio della libertà individuale prevista dai contratti, e non secondo il criterio della coercizione.