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Migranti: sempre di più, sempre più utili

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Presentato oggi a Roma il dossier sull'immigrazione nel 2010. Nel nostro paese i regolari sono 5 milioni, il 20% è romeno, rapppresentano il 10% dell'occupazione e l'11% del Pil. Secondo la Caritas danno più di quanto ricevono

foto di Matteo Cavalieri (immagini di Matteo Cavalieri)
Sono quasi cinque milioni, 570mila sono nati in Italia, quasi un milione sono minorenni. Producono ricchezza, incidendo per l’11,1 per cento sul prodotto interno lordo e pagando 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali. Sono i "nuovi italiani", gli immigrati regolari, così come li disegna la Caritas nel suo dossier sull'immigrazione in Italia nel 2010, presentato oggi a Roma.

A detta della Caritas, in Italia ad inizio 2010 soggiornavano regolarmente 4 milioni e 919 mila immigrati (un immigrato ogni 12 residenti e 684 mila in più delle statistiche Istat): una realtà dinamica, in crescita rispetto al panorama europeo di circa 3 milioni di unità nel decennio e di quasi un milione nell`ultimo biennio. Secondo lo studio, giunto alla ventesima edizione, la collettività romena è la più numerosa (con poco meno di 1 milione di presenze), seguono albanesi e marocchini (circa mezzo milione di presenze), mentre cinesi e ucraini sono quasi 200 mila. Gli europei sono la metà del totale, gli africani poco meno di un quinto e gli asiatici un sesto, mentre gli americani incidono solamnete per un decimo.

Gli aspetti più interessanti, però, sono quelli economici. Secondo i dati, gli immigrati assicurano allo sviluppo dell’economia italiana un contributo notevole: sono circa il 10 per cento degli occupati come lavoratori dipendenti, sono titolari del 3,5 per cento delle imprese, incidono per l’11,1 per cento sul prodotto interno lordo (dato del 2008), pagano 7,5 miliardi di euro di contributi previdenziali, dichiarano al fisco un imponibile di oltre 33 miliardi di euro.

Il rapporto tra spese pubbliche sostenute per gli immigrati e i contributi e le tasse da loro pagati (2.665.791 la stima dei dichiaranti) va dunque "a vantaggio del sistema Italia, specialmente se si tiene conto che le uscite, essendo aggiuntive a strutture e personale già in forze, devono avere pesato di meno".

Secondo le stime riportate nel Dossier le uscite sono state valutate pari a circa 10 miliardi di euro: (9,95): 2,8 miliardi per la sanità (2,4 per gli immigrati regolari, 400 milioni per gli irregolari); 2,8 miliardi per la scuola, 450 milioni per i servizi sociali comunali, 400 milioni per politiche abitative, 2 miliardi a carico del Ministero della Giustizia (tribunale e carcere), 500 milioni a carico del Ministero dell’Interno (Centri di identificazione ed espulsione e Centri di accoglienza), 400 milioni per prestazioni familiari e 600 milioni per pensioni a carico dell’Inps. Le entrate assicurate dagli immigrati, invece, si avvicinano agli 11 miliardi di euro (10,827): 2,2 miliardi di tasse, 1 miliardo di Iva, 100 milioni per il rinnovo dei permessi di soggiorno e per le pratiche di cittadinanza, 7,5 miliardi di euro per contributi previdenziali.

Gli aspetti occupazionali dell’immigrazione. In tutta Europa la crescita dell’occupazione è legata ai lavoratori immigrati. Essi sono circa 17,8 milioni, dei quali circa 2 milioni in Italia. Nel 2008 è stato varato l’ultimo decreto flussi per lavoratori dipendenti (150mila persone), mentre nel 2009 è seguito un decreto flussi solo per gli stagionali (80.000 unità), e infine nel mese di settembre 2009 è stata approvata la regolarizzazione degli addetti al settore domestico e di cura alla persona (295.000 domande presentate).

Secondo i dati Istat citati nel rapporto, tra l'altro, nel 2009, un anno in cui l’occupazione complessiva è diminuita di 527.000 unità, i lavoratori stranieri occupati sono aumentati di 147mila unità, arrivando a quota 1.898.000, con una incidenza dell’8,2 per cento sul totale degli occupati (nell’anno precedente l’incidenza era del 7,5 per cento). Il loro tasso di occupazione, rispetto al 2008, è passato dal 67,1 per cento al 64,5 per cento (quello degli italiani è sceso al 56,9 per cento dal 58,1 per cento), mentre quello di disoccupazione è aumentato dall’8,5 per cento (media 2008) all’11,2 per cento (per gli italiani il cambiamento è stato dal 6,6 per cento al 7,5 per cento).



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TAGS immigrazione migranti caritas

26/10/2010 10:53

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