Primo maggio: senza crescita e occupazione il Paese implode
Deve cambiare. Cambierà. La politica economica e sociale del governo italiano e quella di molti paesi europei, che blocca la...

Il senatore Pd si confronta col ricercatore Ires. Tra i temi: assenteismo, deroghe al contratto, ammortizzatori sociali, diritti e conflitto in fabbrica. Uno scambio pieno di fair play e dissensi, con l'impegno di incontrarsi faccia a faccia
di Davide Orecchio
"Dici che [la clausola] non è 'assoluta' ma 'relativa' in quanto 'limitata alle materie disciplinate dal contratto'. Beh, mi pare che non siano affatto poche. Anzi; rovesciamo la questione: quali sono quelle che ne restano fuori, essendovi dentro orario/pause/ferie, carichi e organizzazione del lavoro, malattia, retribuzione, diritti sindacali? E’ vero: un contratto collettivo può disporre dei diritti individuali (come avviene per retribuzione, tempo libero/tempo di lavoro, inquadramento, ecc.). Infatti! ma noi qui stiamo parlando del diritto (costituzionale) di sciopero. E questo rientra nella disponibilità - sempre 'relativa' – delle parti solo nelle misura in cui le vincola collettivamente nella c.d. parte obbligatoria. Cioè con l’obbligo endo-associativo di influenzare i propri aderenti. Non certo fino a requisire il diritto individuale (magari del dissenziente o del non inscritto) di scioperare, pena sanzione disciplinare fino al licenziamento. Qui sono io che vorrei farti una domanda: come fai tu – alfiere italiano della riscoperta dell’individuo nel diritto del lavoro – ad ammettere un potere così grande del sindacato non solo sui propri iscritti ma in generale su tutta la platea dei lavoratori?".
"Da oltre un decennio – scrive Leonardi - non c’è polemica rivolta contro la Cgil o la sinistra giuslavoristica che non si basi su una tua qualche citazione. Ecco; io penso sinceramente che dovresti indurre maggiore discrezione e continenza nei tuoi irrefrenabili estimatori. Lo dico perché al di là di tutto credo ti abbiano reso un cattivo servizio. Sei pur sempre un iscritto della Cgil e tanta simpatia fra quanti sono platealmente contro la tua organizzazione alimenta interpretazioni ingenerose e sbagliate del tuo ruolo. Oltre che, aggiungo, della tua figura intellettuale che – lo sapevo già ma ne ho avuto una riprova personale e diretta oggi – esprime una ‘civiltà del dialogo’ davvero non comune".
"Sulla malattia (…) la clausola di Pomigliano mira a (e ha l’effetto di) colpire soltanto le punte anomale di assenze verificatesi in un giorno determinato, coincidente con un 'evento a carattere non epidemico', affidando l’individuazione della coincidenza a una commissione paritetica: nessun pregiudizio regionalista o razzista, dunque, ma soltanto la ragionevole contromisura per un fenomeno che a Pomigliano a continuato a verificarsi fino al 2008 in misura molto superiore che altrove".
Infine "sull’uso che si fa di quel che scrivo – aggiunge Ichino -: ciò che pubblichiamo non ci appartiene più, vive di vita propria totalmente al di fuori del nostro controllo. E la divergenza tra l’intendimento dell’autore e il significato concreto che le affermazioni assumono è ampliata dai media, i quali tendono sempre a forzare, estremizzare i contenuti di quel che si dice (soprattutto con i titoli delle interviste, che l’intervistato non è legittimato a controllare), per poter meglio attirare l’attenzione dei lettori, 'fare notizia'. Questo è il motivo di un cruccio di cui credo soffra qualsiasi studioso i cui scritti assumano un qualche rilievo politico; e ovviamente ne soffro molto anch’io. Ma, più che mettere integralmente tutto quello che dico e scrivo on line, in modo che chi vuole possa controllarne e verificarne il contenuto alla fonte, non posso fare".
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25/10/2010 15:45
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