Dopo l'ultimatum lanciato dall'ad sul piano "Fabbrica Italia" arrivano le repliche dei sindacati che hanno sinora sostenuto le scelte del Lingotto: "Marchionne non può chiederci un sì a prescindere", "i tempi non stringono, sono già scaduti"
di rassegna.it
"Marchionne non può chiedere il sì dei sindacati a prescindere, deve prima esplicitare il piano industriale, gli investimenti, i nuovi modelli". E poi: "I tempi non stringono, sono già scaduti. Penso che nei prossimi giorni questa questione debba essere affrontata e risolta altrimenti anche la nostra disponibilità e il nostro consenso rischia di decadere". E ancora: "Siamo noi a dare un ultimatum al Lingotto, chiedendo che annunci subito quali sono le sue intenzioni, se vuole far partire il progetto Fabbrica Italiana oppure no". Sono alcune delle dichiarazioni che si sono susseguite oggi, venerdì 22 ottobre, in risposta alle affermazioni di Sergio Marchionne, che ieri aveva lanciato una sorta di ultimatum per far partire il piano "Fabbrica Italia". Dichiarazioni che però - e qui sta la novità - vengono da Uilm Uil, Fim Cisl e Ugl e non dalla Fiom.
Dunque, l'ad di Fiat sembra essere riuscito in un'altra 'mission impossible', quella di riavvicinare le posizioni dei sindacati dei metalmeccanici. Ad esempio il segretario della Uilm Uil Rocco Palobella afferma oggi: "Non capisco quali sono realmente le finalità della Fiat e del suo amministratore delegato. E' assurda la posizione di un'azienda che dice ai sindacati 'prima mi dovete dire sì e poi vi faccio vedere il piano industriale, gli investimenti, i modelli'. Sono loro che prima ci devono indicare cosa succede stabilimento per stabilimento". Una osservazione che la Fiom e la Cgil hanno avanzato più volte, da ultimo sul palco della manifestazione del 16 ottobre.
Ma anche il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina, esprime un concetto simile: "Io - afferma - non posso fare un accordo sulle flessibiltà se non ho chiaro il quadro degli investimenti. Noi pensiamo che la Fiat avrebbe già dovuto aprire i tavoli territoriali per definire investimenti e prodotti e per fare gli accordi: il tempo non è un problema, il tempo è già scaduto". Farina aggiunge poi che "la Fiat ci ha chiesto di avere le garanzie necessarie, noi gli abbiamo dato questa conferma, abbiamo fatto un accordo a Pomigliano e poi le deroghe. Tutti gli strumenti per operare ora ci sono. Resta il problema che la Fiom è fuori, ma - commenta il sindacalista - Fabbrica Italia vale più della partecipazione della Fiom".
In ogni caso i rapporti tra i sindacati firmatari degli accordi separati e il Lingotto sembrano complicarsi. Lo testimoniano anche le parole del segretario dell'Ugl Metalmeccanici, Antonio D'Anolfo: "Siamo noi a dare l'ultimatum al Lingotto - dice - se fosse dipeso da noi, la produzione della Nuova Panda a Pomigliano sarebbe partita il giorno dopo aver firmato l'accordo, perché da subito abbiamo dato la più completa disponibilità".
Insomma, a fronte di tanta disponibilità e apertura, Cisl, Uil e Ugl non vedono una giusta contropartita da parte dell'azienda, ovvero l'avvio concreto del piano "Fabbrica Italia". E su queste mancate aspettative è la Fiom Cgil a dare una sua spiegazione: "Fabbrica Italia è sempre più lontana, tanti annunci e, in buona sostanza, nulla di più - dice il responsabile auto della Fiom, Enzo Masini - I tavoli non partono: la situazione è questa. Bisognerà che Fiat decida di iniziare a giocare a carte scoperte", dice il sindacalista che aggiunge: "io voglio continuare a sperare che non ci sia disegno preordinato di uscire dall'Italia".
"Fiat ora ha le deroghe, potrebbe operare" continua Masini poco convinto che l'atteggiamento dell'azienda possa preludere alla ricerca di una ricucitura con la Fiom. "Non mi pare ci siano spazi per una riapertura ma solo per ulteriori strappi", dice citando quanto "sta accadendo a Melfi, dove si sta ripetendo il caso Pomigliano, a partire dalle riduzioni delle pause. Mi sembra - aggiunge - un atteggiamento provocatorio da parte della Fiat e non certo teso alla ricerca di un incontro".