Già ottomila posti persi. Gare al massimo ribasso, cresce il dumping e le aziende falliscono, il governo resta immobile. Serve una vera politica industriale per il settore. Genovesi (Cgil): "Speriamo di scuotere le coscienze"
Anno nero per i call center: 8mila posti di lavoro persi, 12mila a rischio. Le aziende continuano a fare gare al massimo ribasso. E dal settore non si scappa: è l'unica possibilità di lavoro per molti giovani, anche laureati, soprattutto al Sud. Questo lo scenario che emerge dal Terzo rapporto sull'occupazione nei call center, presentato oggi (lunedì 18 ottobre) dalla
Slc Cgil. Il sindacato della comunicazione offre un quadro preoccupante: presto ci saranno 12mila nuovi disoccupati, rivela, "se non si avvia una politica di sviluppo all’altezza dei problemi e se non si contrastano le gare al massimo ribasso e le aziende che alimentano il dumping".
Le gare a ribasso crescono e alimentano fenomeno di sfruttamento. "La gravità della situazione - si legge nell'indagine -, la ripresa forsennata di gare al massimo ribasso da parte di committenti privati e pubblici (da ultimo le gare di Enel, Poste, di diversi importanti comuni) e di fenomeni spudorati di dumping, il fallimento di due importanti realtà imprenditoriali nel mondo dei call center (con la perdita di alcune migliaia di posti di lavoro) e l’assordante silenzio del governo a cui da oramai quasi un anno chiediamo inutilmente di aprire un tavolo per la crisi del settore, ci hanno spinti ad anticipare la pubblicazione del rapporto 2010". Lo dichiara il segretario nazionale, Alessandro Genovesi. I dati si fermano infatti alle ultime rilevazioni del 20 settembre. "Speriamo che scuota le coscienze", si augura.
Intanto i sindacati lavorano con le imprese per una proposta comune. "Dopo tante discussioni e dopo che tanto Slc Cgil quanto l’associazione delle imprese di call center (Assocontact-Confindustria) hanno avanzato proposte specifiche, molte anche in comune". Genovesi prosegue: "Ci auguriamo ora che - essendo finalmente terminata la 'vacatio' - il neoministro Romani e il presidente del Consiglio possano aprire un tavolo ufficiale per costruire una politica di sistema in grado di salvare gli oltre 12mila posti di lavoro a rischio e stabilizzare un settore che ne occupa oltre 65mila (per la maggioranza giovani donne meridionali)".
Gli 8mila posti andati in fumo, secondo il sindacato, si sarebbero potuti salvare. Se ci fosse stata una vera politica industriale per il settore. La Slc auspica quindi che "non servano ulteriori 12 mila nuovi disoccupati, ragazze e ragazzi a cui la crisi sottrae futuro e speranza, perché il governo faccia la propria parte. Come sindacato - conclude - siamo non da oggi pronti a dare il nostro contributo, così come siamo certi lo siano tanti imprenditori seri del settore". Il governo e le grandi imprese devono comprendere che "il futuro di questi ragazzi è tema importante su cui impegnarsi tutti".