Tra poche settimane il rapporto della Commissione sull'adeguamento di Ankara agli standard per l'ingresso nella Ue. Turchia ed Europa sono già partner economici e politici. Tra i nodi da sciogliere: minoranze etniche, libertà religiosa, situazione curda
di Riccardo Valsecchi
ISTANBUL - Piove a dirotto sull'antica capitale dell'Impero ottomano e oggi città più popolosa d'Europa, nonché maggiore centro industriale e culturale della penisola anatolica. Mancano poche settimane al rapporto della Commissione europea sul processo d'adeguamento della Turchia agli standard richiesti per l'adesione alla Ue e l'argomento tiene banco nei discorsi politici, in televisione, sui quotidiani. Solo qualche giorno fa il primo ministro turco Erdoğan, in un discorso alla televisione, affermava che "se l'Unione europea non vorrà la Turchia, la Turchia troverà altre strade", salvo poi rettificare poche ore dopo sostenendo che Ue e Turchia sono partner inseparabili.
Siamo andati a trovare Kivanç Ulusoy, docente presso la facoltà di scienze politiche dell'Università di Istanbul, nel suo studio. Dalla finestra si scorge la Torre di Galata, il quartiere popolato una volta dalla comunità genovese. Forse anche sotto l'influsso di questo panorama e del suo retaggio storico, Ulusoy si mostra ottimista quando gli chiediamo quanto sia importante, per la Turchia, l'ingresso in Europa.
"E' importante sotto molti aspetti – dice -. Il primo è che la capacità economica della Turchia è ormai quasi allo stesso livello dell'Unione europea. La Turchia, com'è noto, sta vivendo un notevole boom economico da dieci anni a questa parte e, in confronto a molti Paesi europei, i dati sono abbastanza confortanti. Inoltre, Turchia ed Europa sono già partner imprescindibili: la Turchia ha ricevuto sostanziali aiuti all'inizio del processo di negoziazione, prima della crisi, e sono ancora le aziende europee che guidano la nostra economia, in particolare nel settore bancario ed energetico. La seconda ragione per cui è auspicabile l'integrazione della Turchia nella Ue, è la posizione politica di Ankara nel Medio Oriente, più vicina alla Ue che ad altri Paesi, quali Stati Uniti e Israele. In questo senso la Turchia può essere, come Paese egemone nell'area, un importante intermediario per l'Europa".
Quali sono le aree nelle quali la Turchia è ancora indietro?
"Il problema maggiore – risponde Ulusoy - è la difformità tra regione e regione. Restano ancora radicali differenze tra ovest ed est della penisola anatolica. La crescita economica dovrebbe riflettersi anche in queste regioni, ma nonostante gli sforzi del governo, in particolare nel processo d'industrializzazione e nella costruzione d'infrastrutture, come autostrade e aeroporti, molto c'è ancora da fare. Benché, inoltre, la Turchia abbia realizzato i criteri democratici stabiliti dal summit di Copenaghen (1993), ci sono ancora molti aspetti da migliorare, come il problema delle minoranze etniche, la libertà religiosa e, non da ultimo, la situazione curda".
Qual è l'opinione della popolazione a proposito dell'adesione alla Ue?
"Secondo i dati statistici, la percentuale più bassa di favorevoli si è registrata nel 1997, quando la Ue comunicò che la Turchia non sarebbe stata nel secondo giro di Paesi membri. La posizione di Bruxelles è poi cambiata nel 1999, sicché la fiducia nell'integrazione, nonché in un conseguente processo di democratizzazione e crescita economica, ha coinciso con un aumento della 'fiducia europea', fino al massimo storico nell'agosto del 2002 (78% favorevoli). Nel 2004 il supporto si è attestava ancora sul 65-70%, ma l'entrata di Cipro come paese membro nella Ue e la sua opposizione all'ammissione della Turchia, oltre alla serie di riforme restrittive imposte da Bruxelles, hanno fatto crollare il consenso fino al 35-40% attuale. L'idea che un paese di secondo piano come Cipro potesse decidere le nostre sorti non ha avuto un buon effetto sulla popolazione. Se prova a chiedere alla gente comune per strada, stia pur certo che quasi la totalità le risponderà che la Turchia non ha bisogno della Ue".
Esiste la possibilità che la Turchia, una volta ammessa, possa essere considerata un membro di secondo piano?
"Tutt'altro! Secondo il trattato di Lisbona, che assegna i seggi nel Parlamento europeo in base alla popolazione, noi saremmo i più forti. Il che chiarisce molte cose: il maggior ostacolo all'ammissione della Turchia è proprio l'eccessivo potere di cui sarebbe investita".
Quali sono stati i maggiori sostenitori della Turchia fino a ora?
"In primis la Germania, senza la quale le negoziazioni non sarebbero potute nemmeno iniziare. In secondo luogo, anche se inizialmente restia, l'Italia, in particolare grazie ai legami e la similarità di vedute tra Berlusconi e il nostro premier, Recep Tayyip Erdoğan. Le relazioni con l'Italia stanno crescendo molto più che con altri paesi europei".
In che cosa consistono le relazioni tra Italia e Turchia?
"Prima di tutto nel settore energetico e delle infrastrutture, dove alcune aziende italiane hanno vinto importanti appalti pubblici, poi negli interscambi culturali. Sempre più turchi vengono a studiare in Italia durante o dopo l'Università. L'Italia, in questo momento, è un partner molto gradito agli occhi dell'opinione pubblica turca".
La Turchia è un paese a quasi assoluta maggioranza musulmana. Crede che ciò possa costituire un ostacolo all'integrazione?
"L'islamofobia presente in Europa, anche se in parte motivata dagli attentati di Londra e Madrid, mi pare sia assolutamente esagerata. I musulmani vivono in Spagna, Italia, Francia e Germania da moltissimo tempo e la maggior parte di essi sono ben integrati. Ciò che sta succedendo è molto pericoloso, perché rischia di mettere in crisi la laicità delle istituzioni europee. È proprio per questo che l'ammissione della Turchia potrebbe rappresentare l'evento del secolo, in grado di cambiare in positivo l'assetto politico-sociale dell'intera area del mediterraneo".
A questo punto Hikmet Kirik, "coinquilino" nello studio di Ulusoy e docente di Sociologia presso la medesima facoltà, irrompe nell'intervista per spiegare che "è molto importante ciò che sta dicendo il professor Ulusoy. Il concetto stesso su cui si basa l'identità europea, da un punto di vista storico e filosofico, si oppone a ciò che rappresenta la Turchia, in termini religiosi, etnici e civili. Integrare la Turchia nell'Europa significa distruggere quelle premesse, cancellare il nemico storico e abbattere le barriere ideologiche che dividono i nostri due mondi. D'altro canto se l'Europa, per posizione geografica, cooperazione internazionale e potenziale economico, ha bisogno della Turchia, secondo molti esperti internazionali la Turchia potrebbe fare benissimo a meno dell'Unione europea".