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Fiom, gli interventi dal palco

L'orgoglio dei metalmeccanici
L'addio di Epifani

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Landini chiede lo sciopero generale. Epifani: "Continueremo anche con quello. Per me è un grande onore chiudere qui. Resterò accanto a voi e alla Cgil. Abbiamo anche litigato. Ma la Cgil deve rimanere unita. E' la nostra ricchezza"

di Paolo Andruccioli, rassegna.it

foto di Matteo Cavalieri (immagini di foto di Matteo Cavalieri)
Una grande conclusione, sul palco di San Giovanni, per una straordinaria manifestazione. Maurizio Landini, segretario generale della Fiom, è intervenuto sul palco alle 17.52, dopo una lunga serie di interventi di delegati sindacali, lavoratori precari di vari settori, immigrati, rom, studenti in lotta contro la riforma Gelmini, rappresentanti di tante situazioni di lotta (dalla Sardegna a Pomigliano), movimenti sociali (come il popolo viola) e movimenti di lotta per la legalità. Landini ha detto subito che vedere questa grandissima piazza produce una grande felicità. Una piazza che parla a tutto il paese. Una manifestazione che ha confermato che c'è bisogno di rimettere al centro i diritti e contrastare la politica del governo e della Confindustria.

Landini ha ricordato che "per 20 anni ci hanno raccontato che era sufficiente lasciar fare al mercato. Ora non ci sono più regole per la finanza, l'evasione fiscale non ha precedenti. Mai una precarietà come in questo momento. C'è stata una redistribuzione della ricchezza senza precedenti. Una società così non è accettabile e per questo è necessario ribellarci per cambiare questa società. Uscire da questa crisi richiede dei cambiamenti. E' vero che noi diciamo dei no – ha detto Landini - quando si vogliono cancellare i diritti e la dignità delle persone. In questo senso noi diremo sempre no. Ma vorrei anche ricordare che noi avanziamo proposte. Vogliamo ridiscutere cosa si produce, vogliamo beni comuni difesi, vogliamo estendere i dirtti a chi non li ha. Ai giovani che hanno la prospettiva di essere precari a vita. La scuola diritto pubblico. Vogliamo anche che sia estesa la democrazia".

Il governo
"In questi giorni tanti hanno parlato, ha continuato Landini. Oggi i ministri si dovrebbero vergognare per quello che hanno detto. Hanno invocato il morto. Una irresponsabilità totale. Questa piazza dice: non solo è una manifestazione democratica e pacifica. Dice anche che chi lavora ha conquistato la democrazia di questo paese. I ministri possono dire oggi le loro castronerie perché siamo stati proprio noi a garantire il diritto al pensiero. Loro in realtà hanno paura della democrazia. Noi dobbiamo cambiare questo stato di cose. Già con il Libro bianco di Maroni – ha ricordato il segretario della Fiom - si era disegnato il progetto. Ora stanno facendo quello che avevano annunciato. Hanno perfino detto che noi difendiamo gli assenteisti. Ma noi non abbiamo mai difeso Brunetta. Ora il caso Fiat ha aperto gli occhi a tanti. Siamo di fronte a una teoria: per investire in Italia è necessario cancellare i diritti e i contratti. Invece dovremmo porci un altro problema. Perché la Fiat è messa peggio di altre marche? Perché in Germania gli stipendi sono più alti e si vendono più macchine?".

La Fiat
"Negli ultimi incontri con la Fiat – ha proseguito Landini - Marchionne, che parla con chiarezza, non ha detto solo ‘ditemi di sì'. Marchionne ha detto in realtà che il piano lo decide lui e non lo discute con nessuno. Solo la Fiom e la Cgil gli hanno detto che così non va bene. Sono allibito –ha confessato Landini - quando il governo non è capace di dire che sì. I primi a dire di no alla Fiat non siamo stati noi, ma il governo tedesco e il sindacato tedesco. Si deve discutere la politica industriale. Noi vogliamo che si continui a produrre in Italia le auto, i camion e i trattori. Se si vende meno è perché si è investito poco. La competizione non si fa tagliando i salari e i diritti. C'è un problema di qualità e di intervento pubblico. Se non c'è un intervento pubblico che orienti da questa crisi non si esce. E' ora di smetterla. Noi abbiamo avanzato delle controproposte per Pomigliano in base al contratto. Non ci hanno mai risposto. Vogliono solo cancellare il diritto di contrattare le condizioni di lavoro. Un imbarbarimento inaccettabile perché fa arretrare tutto il paese".

Il lavoro
Landini ha ripercorso poi tutte le tappe del caso Fiat: "A giugno in tanti ci spiegavano che l'accordo si poteva firmare – ha detto - ora siamo alla derogabilità del contratto. Il 5 ottobre la Fiat ci ha detto che se vogliamo conoscere il piano industriale, prima dobbiamo firmare un accordo che estende Pomigliano in tutti gli stabilimenti. Noi siamo in presenza di fabbriche che non hanno diritti. Il rischio vero è che l'articolo 1 venga superato: una repubblica fondata sullo sfruttamento.

Noi vogliamo fare accordi. E lo facciamo ogni giorno in migliaia di fabbriche". Per Landini "occorre quindi riaprire le trattative e far votare i lavoratori. Rilancio con forza le ragioni della manifestazione che ha messo insieme tante persone diverse. Al centro il lavoro che lega condizioni di vita così diverse. E' un elemento che unifica". Dopo questa grande manifestazione, ha detto ancora Landini, è necessario non disperde questo grande patrimonio. Obiettivo è trasformare questa società ingiusta, a partire dalle fabbriche e dal lavoro. Una società senza corruzione e ladrocini. Vogliamo estendere i diritti, gli ammortizzatori sociali a tutti. Non togliere diritti per darli ai giovani. Giusto battersi per un fisco giusto. Ma ci vuole coerenza: non tutti devono pagare meno tasse".

Il contratto
"Sul contratto – ha proseguito Landini - in dieci righe hanno scritto che si può derogare. Questo determina una competizione selvaggia. L'unico contratto è quello del 2008. L'unico legittimo. Anche in tribunale lo difenderemo. Ma dobbiamo dire di più. Quando ho lavorato in fabbrica, tutti avevano lo stesso contratto. Oggi siamo frantumati e divisi. Abbiamo bisogno della riunificazione dei diritti. Pensiamo a qualcosa di nuovo. Non meno contratti, non contrattare nel territorio. Pensare al contratto dell'industria, del pubblico impiego, ovvero a come si riunificano i lavoratori.

Parliamo anche di legalità perché abbiamo visto quello che è successo all'Aquila o in Sicilia. L'unica cosa che si estende è l'illegalità. Vogliamo che il lavoro torni ad essere interesse generale e fare realizzare le persone nel lavoro, ma con i diritti". Landini ha poi sottolineato che la "democrazia è attaccata ad ogni livello. Ai lavoratori si impedisce di votare. Ci vuole una legge sulla democrazia. Ogni accordo deve essere approvato dalla maggioranza dei lavoratori. Un diritto dei lavoratori. L'unica condizioni per ripristinare l'unità. E' questa la prima cosa da fare".

Lo sciopero
"Oggi è successa una cosa straordinaria – ha concluso tra gli applausi Landini - c'è una novità. E' successo che se non c'erano i lavoratori di Pomigliano che hanno votato no, se non c'erano i tre delegati di Melfi che continuano a battersi e non si fanno pagare senza lavorare, non sarebbe stata possibile neppure questa grande manifestazione. Lo dico sommessamente. Ed è per questo che noi abbiamo il dovere di continuare la battaglia. Dobbiamo – ha detto Landini tra gli applausi di tutta la piazza - arrivare allo sciopero generale di tutti i lavoratori".

Dopo Landini ha parlato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, ma il suo discorso è stato accolto dagli applausi della piazza e da qualche fischio proveniente dalle prime file sotto il palco. Il segretario generale non si è fatto però scoraggiare e non ha neppure voluto polemizzare. "Io credo – ha detto Epifani -, come ha detto Maurizio, che questa grande piazza è insieme la piazza dei diritti e del lavoro. Ho sentito nelle settimane scorse che senza lavoro non ci sono i diritti. Che cosa vuol dire questa frase? Ho provato a rendermi conto che se si afferma che prima c'è il lavoro e poi i diritti, si cancellano i diritti anche perché il lavoro stesso è un diritto. Un lavoro senza diritti non è un lavoro. Perché allora da anni l'Onu parla di lavoro decente, dignitoso?".

Le fabbriche che chiudono
Epifani ha detto che il "paese sta rotolando nella direzione sbagliata. Il governo è attento solo ai conti pubblici. Prima hanno negato la crisi. Ora lasciano a se stessi quelli che la crisi ha colpito. Non si governa così la crisi. Usciremo tutti più deboli. E ci vorranno sette anni a tornare come eravamo". Epifani ricorda le "decine e decine di fabbriche che chiudono. Anche per Bankitalia il tasso di disoccupazione non è quello che dice il governo. E' molto più alto. Ed è assurdo vedere ministri del governo che dicono che Bankitalia fa del catastrofismo. Noi dicevamo che avremmo avuto un milione di posti in meno. Il governo non ha fatto nulla. Solo tagli. Il governo ha fatto crescere solo i precari. Si è usata la crisi per colpire i diritti dei lavoratori".

Il ddl lavoro
Poi Epifani ha voluto sottolineare la gravità del collegato lavoro. "La Camera – ha detto il segretario generale della Cgil - non deve approvare il collegato sul lavoro. Si tratta di una rinuncia per sempre ai diritti, al diritto di ricorrere alla magistratura. Non ci dobbiamo stupire degli effetti della crisi. L'auto va male perché non si è investito. Non c'è stata nessuna innovazione e nessuna politica industriale. Tutti i settori sono in crisi profonda. 170 crisi per 200 mila lavoratori. Che cosa si sta facendo per tutte quelle aziende in crisi? Ci vuole una politica economica radicalmente diversa. Ci vuole un cambio di tasse. Farle pagare a chi non le paga. Non si possono tartassare sempre gli stessi. C'è chi non ha versato un euro".

Gli ammortizzatori sociali
Di fronte a questo. La prima cosa è chiedere di estendere gli ammortizzatori sociali da gennaio, ha detto Epifani ricordando la proposta presentata in questi giorni dalla Cgil. Poi il segretario ha voluto ripercorre le tappe della battaglia della Cgil: "A giugno abbiamo scioperato contro le scelte del governo. Abbiamo poi assistito al moltiplicarsi delle crisi industriali e della fuga delle multinazionali. Succede perché c'è un governo debole. Nessuno ferma le multinazionali. E ora le scelte diventeranno più difficili perché il Patto di stabilità europeo potrà colpire molto l'Italia. Nei prossimi anni non si avranno margini per investire. Si imporranno delle scelte. Quindi è necessario ridurre le tasse solo ai lavoratori e ai pensionati e al contrario sarà necessario aumentare le tasse per i patrimoni, le rendite, le grandi ricchezze. Non si deve dire che non ci sono i soldi per la Cig, ma dire caso come si trovano i soldi. Si devono trovare i soldi per la politica industriale, la ricerca e l'università. Tutta Europa ha fatto così. Solo in Italia si abbandona la scuola e la manifattura. Ma perché? – si chiede Epifani -. Un futuro solo con il turismo o il nucleare o il Ponte?".

Cgil e Fiom non sono isolate
Il segretario ha detto che in realtà la Cgil e la Fiom non sono affatto isolate. "Non siamo isolati, né in Italia, né in Europa. Semmai è qualcun altro che deve interrogarsi. Scioperano tutti e da noi qualcuno non lo fa. Le imprese vogliono approfittare della crisi. Al modello contrattuale dicemmo no perché c'erano le deroghe e le sanzioni. Se posso derogare vuol dire che il contratto è cancellato e si crea una competizione insana. Così muore il contratto nazionale. Abbiamo detto che ci sono diritti che non sono disponibili. Sono dei lavoratori, non dei sindacati. Per queste ragioni, la Cgil non lascerà sola la Fiom in queste battaglie. Sono battaglie nostre. Non abbiamo chinato la testa.

Dobbiamo batterci insieme per riconquistare il diritto al contratto, riconquistare un tavolo di trattativa. Non esiste in Europa la possibilità che il più grande sindacato non possa svolgere il suo ruolo. Ci vuole un progetto di paese diverso. Un paese più unito e coeso. Dove si smetta di far pagare la crisi ai più deboli. Far pagare soprattutto ai migranti, che vengono considerati come paria. Senza diritti".

Lo sciopero
E infine Epifani è andato a parlare dei temi caldi e ha risposto alla Fiom sullo sciopero generale: "Proseguiremo la nostra iniziativa di lotta. Torneremo il 27 novembre con una grande manifestazione confederale. Tutte le categorie. Faremo valere le nostre richieste. A partire dal tema della democrazia. Non si può votare solo quando qualcuno sa che vince. La democrazia è regola. Si vota sempre quando c'è un accordo aziendale o un contratto. Non sono democratico solo se vinco. E una regola antidemocratica". E ha proseguito: "Continueremo anche con lo sciopero generale. Non ci si può accusare di non averli fatti. Un'arma che va usata con intelligenza. E' un grande sacrificio. Portare tutto il mondo del lavoro dalla nostra parte".

La Cgil deve rimanere unita
"Fatemi dire infine – ha detto Epifani - che è una grande soddisfazione concludere l'esperienza di segretario proprio con questa manifestazione. Una manifestazione – ha ribadito Epifani - grande , democratica, pacifica e non violenta. È tutto merito vostro. Non va bene che qualcuno fa il furbo. Se le cose vanno bene è merito suo, se andava male era colpa nostra". Epifani si è poi soffermato sugli "attacchi" alle sedi Cisl dei giorni scorsi, e ha ricordato che le sedi sindacali sono dei lavoratori, non dei dirigenti che in quel momento guidano le organizzazioni. "Le sedi sindacali – ha detto, interrotto da qualche fischio - appartengono a tutti coloro che credono in quegli ideali. Assieme abbiamo una grande responsabilità. Lo dobbiamo a tutti quelli che non si sono rassegnati. Saremo insieme. Per me è un grande onore chiudere qui. Resterò accanto a voi e alla Cgil. Abbiamo anche litigato. Abbiamo saputo far valere quello che unisce. La Cgil deve rimanere unita. E' la nostra grande ricchezza".

Articolo riproducibile citando autore e fonte (www.rassegna.it


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TAGS epifani manifestazione fiom landini

16/10/2010 20:15

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2
L'addio di Epifani ieri ai metalmeccanici è stato tristo, molto al disotto dei sentimenti del popolo convenuto, incapace di esprimerne la voglia di riscatto. Epifani ha l'età per ricordare le facce serene e spesso allegre che venivano ai cortei degli anni settanta e le facce tese, infelici, spesso disperate della gente che ieri ha affollato la piazza e gli ha chiesto lo sciopero generale. Lo sciopero si farà ma sarà devitalizzato da richieste minimissime.
Il collegatolavoro diventerà legg
1
manca l'affondo .. noi paghiamo le tasse e non chiede Landini l'abolzione del sostituto d'imposta e della riscossione della delega sindacale alla D.A. FIAT, di fronte alla basilica di s.g. non denuncia l'ingerenza vaticana, sul governo italiano che produce politiche di fatto, contro i diritti politici e civili dei lavoratori, chiama proposte dei generici: bisogna cambiare",... un pò più di coraggio, Landini o non sei convincente..

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