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Il contratto nazionale a scuola

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Il primo Contratto collettivo nazionale dei lavoratori della scuola risale all’agosto 1995. Nello stesso periodo furono firmati anche i primi Ccnl dei maggiori comparti pubblici effetto della riforma del rapporto di lavoro (legge 421 del ’92).

di Giorgio Sciotto

presidio al Miur, 13 settembre 2010 (immagini di Maurizio Minnucci)
Questa coincidenza sembra ovvia, ma non lo è. Era diffusa allora l’idea che la scuola fosse un’istituzione a parte del pubblico impiego, perché il lavoro docente non è riconducibile al lavoro dipendente ma a quello professionale e che quindi non è applicabile il modello contrattuale. Ai docenti si addice l’associazione professionale e non il sindacato. È un’idea del resto ben radicata se pensiamo che la nascita del sindacato scuola nel ’67 è stata contrastata nella stessa Cgil. Ed è un’idea radicata anche oggi, come vedremo.

Al contratto nazionale della scuola si è arrivati perché questo carattere di specificità non ha prevalso. La scuola ha partecipato con gli altri settori pubblici alla lunga marcia, avviata alla fine degli anni 60, che ha portato alla unificazione, giuridica almeno, del mondo del lavoro pubblico e privato. Una marcia che si è svolta per tappe, prima con gli accordi limitati ai soli aumenti salariali sottoscritti con il ministero di riferimento (negli anni 70), e poi con una serie di accordi sul complesso della retribuzione e quindi su alcuni (non tutti) gli istituti del rapporto di lavoro (anni 80). Erano accordi politici, che non avevano valore giuridico di per sé, perché dovevano essere tradotti in atti pubblicistici o in leggi dal governo. Solo negli anni 90 si arriva al Ccnl, come nel settore privato. Attraverso queste tappe il metodo negoziale si è prima affacciato e poi affermato per tutelare e rappresentare gli interessi del lavoro pubblico, riducendo e poi mettendo in crisi il metodo della mediazione politica degli interessi delle categorie pubbliche, che dal dopoguerra agli anni 60 veniva realizzato dal governo, ma anche dai partiti di maggioranza che in Parlamento hanno prodotto leggine ad hoc a beneficio di questa oppure di quella corporazione.

Ancora. Il Ccnl della scuola era unico, per docenti, impiegati, tecnici e ausiliari e anche presidi e direttori (allora non ancora dirigenti scolastici). Il che, a dire il vero, è stato favorito dal carattere centralistico dell’istruzione. Va sottolineato però che il contratto collettivo ha prodotto un mutamento culturale solo alcuni anni dopo quando, per effetto della maggiore autonomia assegnata loro dal settembre 2000, le scuole diventano anche livello di contrattazione integrativa. In ogni scuola nasce la Rsu, rappresentanza unica di docenti, impiegati, tecnici, bidelli. Il modello negoziale entra nella esperienza quotidiana di questi lavoratori perché così viene stabilito il salario accessorio, voce a dire il vero ridotta della busta paga nella scuola. Ciò comporta la messa in discussione del modello degli organi collegiali e costringe tutti a costruire nuovi schemi che diano senso al negoziato e quindi anche al conflitto. Nel modello degli organi collegiali il conflitto era visto come patologia dell’organizzazione scolastica, vissuta come “comunità educante” in cui gli interessi, in primo luogo dei docenti, si compongono da soli armonicamente. Ma, siccome nella realtà questo è impossibile, gli interessi vengono semplicemente rimossi, con il risultato che riappaiono sotto altre forme. Ora occorre prendere atto che il conflitto è fisiologia di qualunque organizzazione, anche scolastica, purché si negozi una soluzione tra interessi diversi che è bene che si esprimano. Il cambiamento non è un pranzo di gala.

Ci sono presidi o soprattutto direttori didattici, i quali, pur diventati dirigenti, rifiutano l’idea stessa di essere controparte come se fosse un ruolo disdicevole. Ci sono delegati della Rsu che pensano di essere anti-presidi ed innescano duelli irriducibili e senza fine come nei Duellanti di Conrad. Ci sono docenti che lamentano che la Rsu invade le competenze del collegio, come se la Rsu fosse un nuovo organo collegiale, che “fa il contratto” come fosse una delibera, e non il risultato di un negoziato. Gli stessi partecipanti al negoziato spesso pensano di essere ad una riunione di un organo collegiale, non ad una trattativa tra due parti che rappresentano gli interessi delle esigenze del servizio da un lato e gli interessi dei lavoratori in materia di salario ed organizzazione del lavoro dall’altro.

Il modello degli organi collegiali è così forte che nella percezione dei negoziatori il tavolo delle trattative è spesso vissuto come rotondo, senza angoli, senza “spigoli”, in cui ognuno fa per sé ed il preside è Re Artù, e non rettangolare con due parti che negoziano un accordo. Il metodo negoziale mette quindi in discussione la governance della scuola autonoma, richiede una nuova distribuzione del potere e fa emergere la natura ambivalente del Collegio dei docenti: decide le attività didattiche, ma svolge anche compiti parasindacali. Quando decide come organizzare l’orario di lezione per gli alunni, decide anche come organizzare l’orario di lavoro dei docenti. Gli interessi dei docenti come lavoratori non sempre coincidono con gli interessi formativi degli studenti che loro stessi dovrebbero soddisfare. Il contratto di scuola consente di separare i luoghi di decisione sulla didattica e sulle condizioni dei lavoratori per realizzarla. Il Collegio decide la didattica, su cui non c’e’ negoziato sindacale, ma neanche decisioni unilaterali del dirigente.

La contrattazione interviene non sull’area decisionale del collegio, ma sull’area di decisione discrezionale del dirigente quando, per realizzare le attività didattiche, utilizza il personale o usa i compensi accessori. Non è quindi un caso che è l’eliminazione del contratto di scuola l’obiettivo del centro-destra attraverso una legge che elimini il metodo negoziale dalla scuola trasferendolo nelle direzioni regionali o nelle sue articolazioni provinciali. Corollario inevitabile: riconoscere alle associazioni, non al sindacato, il ruolo di rappresentare i docenti. Ritorno al passato.



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TAGS rsu scuola contrattazione

14/10/2010 13:16

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presidio al Miur, 13 settembre 2010