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Sicilia: crisi trasporti, migliaia di posti a rischio

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La situazione dei trasporti in Sicilia è critica, con le ferrovie in disarmo e il trasporto pubblico locale a rischio bancarotta”. A lanciare l’allarme sono oggi (13 ottobre) la Cgil e la Filt siciliane, che chiedono al presidente della Regione di “iniziare un confronto serrato con l’obiettivo di portare a compimento tutto ciò che rientra nelle competenze della regione”.

Antonio Riolo, della segreteria regionale Cgil, e Franco Spanò, segretario generale della Filt, sottolineano d’altronde che “sono le inadempienze della Regione unite ai tagli di Tremonti ad avere determinato una situazione in cui sono a rischio il diritto alla mobilità, la continuità territoriale, migliaia di posti di lavoro”. Dito puntato da parte della Cgil e della Filt contro la mancata stipula del contratto di servizio tra Ferrovie e Regione “che - rilevano -ha determinato una forte riduzione dei servizi nel trasporto ferroviario regionale, cosa di cui ne sanno qualcosa i pendolari”.

Il suddetto contratto impegnerebbe anche fondi regionali. “Firmarlo - dicono Riolo e Spano’ - significherebbe attivare investimenti su infrastutture e materiale rotabile, insomma su tutta la filiera. Potrebbero anche essere aggiunti finanziamenti Fas per raggiungere obiettivi come la velocizzazione delle linee”. Quanto alla scure della manovra correttiva di Tremonti i due esponenti della Cgil chiedono se “il governo regionale intenda stare a guardare mentre la Sicilia viene allontanata dal resto del paese".

"Su Roma e su Milano, dunque sulla lunga percorernza - sottolineano - sono stati tagliati treni, vagoni, posti letto, con una complessiva riduzione del 50%, mentre il servizio del trasporto merci è stato soppresso del tutto. E questi tagli- aggiungono- hanno un effetto domino sulle navi traghetto, sulle officine di manutenzione e sui servizi di pulizie”. Al disagio per chi deve viaggiare si aggiunge il venire meno un migliaio di posti di lavoro. Non va meglio per il trasporto pubblico locale, dove a rischio sono ben 10mila posti.

“Basti pensare che Amat (Palermo), Atm (Messina) e Amt (Catania) hanno 300 milioni di debiti.  Il rischio bancarotta è vicino - rilevano - trascinando anche i comuni di cui sono appendici”. Incertezza anche per l’Ast, l’azienda del trasporto extraurbano, sulla quale pendono ipotesi di privatizzazione che preoccupano la Cgil. “Il fatto è - rimarcano Riolo e Spano’- che un settore di primaria importanza come quello dei trasporti e’ in profonda crisi e il governo regionale  se vuole fare una cosa seria deve aprire subito la discussione per una verifica su ogni segmento e per interventi che siano immediati.

"Il  ritardo sul contratto di servizio con le ferrovie - inoltre - non è ad esempio concepibile ed è ascrivibile anche a responsabilità della regione”. Intanto i territori più penalizzati come Messina  con l’area dello Stretto e Siracusa hanno gia’ messo in campo iniziative di protesta, l’ultima due giorni fa a Siracusa presso lo scalo Pantanelli, costato 8 milioni di euro e abbandonato, preso dunque a simbolo del degrado del sistema ferroviario siciliano.


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TAGS trasporti cgil sicilia

13/10/2010 13:20

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L'unica cosa da commentare in questo articolo, è che parliamo sempre di brutte storie italiane, perchè quasi sempre si scopre, dopo, che dietro il fallimento di una azienda c'è la lunga mano della politica-mafiosa. La crisi dei trasporti nasce da lontano, ma oggi è inutile ripercorrere a ritroso la storia.I tarsporti stanno morendo, dietro un'apparente indifferenza dei politici, ma è un'indifferenza guidata dalle solite oligarchie economiche politiche mafiose.(Baronia siciliana Gattopardiana)

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