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Università, cresce la protesta dei ricercatori

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In molte facoltà del paese i precari stanno attuando contro il disegno di legge della Gelmini il blocco della (propria) attività didattica. Insieme a loro, docenti, personale tecnico e studenti. All'ateneo di Bologna la funzione di traino

di Mayda Guerzoni

 (immagini di da internet)
Giorni sempre più tesi negli atenei italiani, dove si allarga la protesta contro il disegno di legge della ministra Gelmini sull'università: in prima fila i ricercatori precari, che in molte facoltà in giro per il paese attuano il blocco della (propria) attività didattica; insieme a loro c'è una parte del corpo docente, del personale tecnico amministrativo e migliaia di studenti. La Flc, con il proprio Coordinamento precari del settore, è un pezzo forte della rete di blog, laboratori, collettivi, comitati di facoltà e di enti di ricerca, che da mesi protesta un po' in tutta Italia, con Bologna in posizione di traino.

Qui ha fatto molto scalpore lo scontro che a metà settembre aveva avuto per protagonisti da una parte i ricercatori in lotta e dall'altra il rettore Ivano Dionigi e che era sfociato in una decisione molto grave del Senato accademico: rimpiazzare con docenti a contratto i ricercatori aderenti al blocco della didattica (pur manifestando comprensione e solidarietà alle loro ragioni), per poter aprire l'anno accademico almeno nei corsi fondamentali. Un blitz poi rientrato di fronte alla vasta reazione del mondo della cultura, del sindacato e della politica, che ha costretto il rettore a spostare l'avvio delle lezioni, aprendo l'università a una settimana di confronti e assemblee.

E proprio alla facoltà bolognese di Lettere e Filosofia, nella Giornata europea di lotta per il lavoro e la conoscenza (lo scorso 29 settembre), la Flc ha riunito l'assemblea regionale dei ricercatori e delle altre componenti universitarie. Obiettivo: lanciare una nuova fase di mobilitazione nelle università e negli enti di ricerca pubblici, in collegamento con tutti i settori della conoscenza, per fermare le scelte nefaste del governo.

Accanto alla dura presa di posizione del sindacato, le voci dei ricercatori raccontano la condizione difficile di chi a vario titolo garantisce il 30-40 per cento della didattica nelle università italiane, in modo più o meno retribuito, ma soprattutto gratuito: sono borsisti, oppure "assegnisti di ricerca", o "contrattisti" con docenza a contratto; percepiscono al massimo 2.500 euro l'anno, ma molti scendono fino a 1.000 e la gran parte non becca un quattrino. E la prospettiva è quella di essere buttati fuori dall'università.

Tanto che Gianni Bortolini, operaio Magneti Marelli del gruppo Fiat e delegato Fiom, invitato all'assemblea dalla Flc – in vista della manifestazione del 16 ottobre, alla quale la federazione dei lavoratori della conoscenza ha aderito – osserva sconcertato nel suo intervento: "Non avrei mai pensato di potermi considerare un privilegiato, lavorando alla catena di montaggio di un'azienda meccanica piuttosto che all'università come ricercatore. Eppure è proprio la sensazione che avverto oggi, toccando con mano la vostra esperienza. Questo non fa che accentuare l'urgenza di una battaglia comune più forte e determinata contro la precarietà e per i diritti."

Il segretario nazionale della categoria Cgil Mimmo Pantaleo, nel corso dell'assemblea, ha richiamato i giudizi drastici della sua federazione. Il disegno di legge Gelmini sull'università pubblica è burocratico, centralistico, autoritario. Massacra i precari, cancella i ricercatori, riduce il diritto allo studio. Con un testo che richiama in maniera ossessiva la formula "senza oneri aggiuntivi per lo Stato", disegna un'università più piccola, più povera, privatizzata, riservata a chi se lo potrà permettere: l'esatto opposto di quel che servirebbe.

Le priorità della Flc puntano al reintegro del Fondo di finanziamento ordinario delle università (1.330 milioni di euro tagliati dalla legge 133/78 per il solo 2011); a un piano di reclutamento per i ricercatori precari e per tecnici e amministrativi a tempo determinato; al ripristino delle progressioni economiche e di carriera di tutto il personale; alle elezioni delle Rsu entro marzo del 2011 per tutti i settori pubblici. Il sindacato della Cgil è deciso a far fronte comune con movimenti e associazioni, tenendo assieme la lotta e il versante delle proposte, sollecitando un confronto vero con tutte le componenti universitarie, a partire dalla convinzione che la conoscenza è un grande motore di sviluppo e, allo stesso tempo, uno strumento fondamentale dei diritti di cittadinanza.

L'assemblea di Bologna ha rappresentato un aspetto di una giornata intensa, organizzata come protesta, ma anche come festa della città e degli studenti "per la ricerca, la cultura e la scuola": in piazza Verdi e nel foyer del vicino Teatro Comunale, si è andati avanti fino a tardi con musica, giochi, performance teatrali, interventi liberi per dire no allo sfascio dell'università, dell'istruzione e della cultura. C'è stata per?no una surreale asta "alla rovescia", con in palio una cattedra. Prossimo appuntamento, l'8 ottobre: all'ateneo bolognese si svolgerà l'assemblea nazionale dei precari universitari, della ricerca e della didattica, insieme agli studenti, su iniziativa di un ampio cartello di promotori.



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TAGS università ricercatori

07/10/2010 19:05

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