L'Istat lancia l'allarme disoccupazione giovanile, AlmaLaurea registra enormi difficoltà di accesso nel mondo del lavoro per i neolaureati. Un sondaggio di "Walk on job" dà voce ai giovani dottori italiani e alle aziende che dovrebbero assumerli
Qualche giorno fa, l'Istat ha lanciato l'allarme: la disoccupazione giovanile in Italia ha raggiunto livelli record. Secondo l'Istituto di statistica, infatti, il dato relativo ai disoccupati italiani under 24 ha toccato l'inquietante vetta del 29,2 per cento. In soldoni, un giovane su tre nel nostro Paese si ritrova senza lavoro.
La recessione globale, dunque, a detta dell'Istat ha colpito soprattutto i più giovani, quelli che sono entrati nel mondo del lavoro da poco (e con contratti atipici) o che magari in quel mondo non sono mai riusciti ad entrare. A dare una mano a questa massa di disoccupati junior, tra l'altro, non basta nemmeno la formazione. Lo conferma un rapporto AlmaLaurea dello scorso marzo, sulla condizione dei laureati.
Secondo i dati forniti dal Consorzio Interuniversitario, infatti, la disoccupazione rispetto al 2009 è cresciuta non solo fra i laureati triennali (dal 16,5 al 22 per cento), ma anche fra i laureati magistrali, quelli che “hanno studiato di più” (5 anni): dal 14 al 21 per cento. Una tendenza drammatica, che si registra indipendentemente dal percorso di studio (anche fra quelli tradizionalmente più solidi come quelli ingegneristici) e dalla sede dove si è studiato. E si estende anche ai laureati a tre e a cinque anni dal conseguimento del titolo. Degli oltre 145mila neolaureati di 49 atenei italiani, a un anno dalla laurea, in gni caso, lavora il solamente 48,7 per cento.
Un certo scoramento da parte dei neo-laureati italiani risulta così inevitabile. Ne dà conto "Walk on job" il bimestrale free-press sul mondo del lavoro, che ha svolto tramite il
proprio sito, la pagina Facebook e le newsletter un sondaggio. Ebbene, il 64,2 per cento degli studenti che hanno risposto al questionario ritiene che l’università non prepari al lavoro. Le colpe, in parte, sono degli atenei: "Alcuni pensano che le facoltà dovrebbero indicare in modo più chiaro i possibili sbocchi professionali e insegnare a lavorare per obiettivi – si legge sulla rivista - altri lamentano l’assenza di esami ed esperienze all’interno di aziende e cantieri. Troppo poche, inoltre, le borse di studio per i master, e scarsa la visibilità data agli studenti più meritevoli".
D'altro canto, le aziende rilevano lacune da parte dei nuovi dottori. Come "scarse capacità di lavoro in team, soprattutto in chi non ha una formazione scientifica, e basse capacità decisionali e diagnostiche (come nella ricerca di informazioni online). Secondo Claudio Gentili, direttore education Confindustria, intervistato dal bimestrale, oltre a ciò i neoassunti mostrerebbero, al loro ingresso in azienda, un’aria un po’ naif: "Spesso - spiegano i selezionatori di Randstad Italia - non hanno quelle competenze cosiddette trasversali: sono inibiti, poco proattivi, ignorano le dinamiche del mondo del lavoro".
I neolaureati, dal canto loro, non sono così ingenui: nel sondaggio, il 27,8 per cento "riconosce che tra i maggiori problemi incontrati nel corso della prima esperienza lavorativa c’è proprio la scarsa conoscenza del contratto, dei diritti e dei doveri del lavoratore. Il 46,4 per cento denuncia una limitata preparazione pratica, mentre nel 19,6 per cento dei casi i neoassunti si sono trovati allo sbando, senza nessuno che comunicasse loro le mansioni da svolgere e a chi fare riferimento". Tutte difficoltà che, per la metà degli intervistati, sono state superate sì, "ma solo in parte".
Sempre secondo quanto riporta l'ultimo numero di "Walk on job", poi, "l’ingresso nel mondo del lavoro avviene, in parecchi casi, attraverso uno stage. In media dura 6 mesi e, nel 34 per cento dei casi, la retribuzione non supera i 500 euro". "Le aziende ci pensano bene, di questi tempi, prima di assumere", racconta Barbara Rosina del Cosp (Centro per l’Orientamento allo Studio e alle Professioni) dell’Università degli Studi di Milano. "Nel 2008-2009 il 40 per cento degli annunci di lavoro si è trasformato in annunci di stage". "Su 1700 tirocini avviati lo scorso anno - spiega Piero Lucisano del Soul (Sistema Orientamento Università Lavoro che si occupa di placement per i 7 atenei del Lazio) - solo il 44 per cento degli studenti è stato assunto".
"Tra Nord e Sud – si legge ancora - inutile negare le differenze". "Chi si forma in un’università milanese o torinese – prosegue Claudio Gentili – inserita in un contesto industrialmente evoluto, sarà più pronto ad approdare con successo in azienda, anche se il Sud vanta validissime eccezioni come il Politecnico di Bari, l’università di Benevento per informatica e quella di Catania per ingegneria". Ci sono più laureati al Sud anziché al Nord, eppure molti ragazzi meridionali si trovano costretti a trasferirsi al Centro o al Nord per cercare lavoro". Anche lì, però, a quanto pare la crisi si fa sentire. Soprattutto per i giovani neolaureati.