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29 settembre

No austerity day: tante lingue, stessa protesta

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Centomila in piazza a Bruxelles, sciopero generale in Spagna, Grecia paralizzata. L'Europa va in piazza e dice no ai tagli ai diritti e allo stato sociale. Monks (Ces): "L'austerità non diventi una moda. Subito la tassa sulla finanza"

di Maurizio Minnucci

Oltre centomila persone a Bruxelles, sciopero generale in Spagna, manifestazioni e cortei in tutte le principali città del continente, da Parigi a Berlino, Roma compresa. Difficile fare una stima esatta sui numeri. Resta però un fatto innegabile, ossia il significato di una giornata che ha idealmente unito i lavoratori europei - è la prima volta che accade - nella lotta contro i tagli ai diritti e al welfare causati dalla crisi. La parola d'ordine voluta dalla Confederazione europea dei sindacati (Ces), che ha organizzato l'evento seguito in diretta da Rassegna.it e RadioArticolo1, è stata "No all'austerità". E proprio su questo punto ha insistito il segretario generale John Monks.

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Difendere l'occupazione, spendere di più per il welfare e soprattutto tassare le transazioni finanziarie: ecco le richieste principali della confederazione elencate dallo stesso Monks durante la conferenza stampa tenuta in mattinata nella capitale belga."Occorre opporsi - ha detto - ai provvedimenti di austerità che sono diventati una sorta di moda. I governi, quasi tutti, si imbarcano su tagli consistenti alla spesa pubblica. Ma lo fanno in una fase in cui l'economia è molto vicina alla recessione e quasi certamente la vedremo ripiombare in recessione proprio sotto i colpi di questi tagli".

Circa 10 milioni di lavoratori hanno partecipato allo sciopero generale in Spagna, dove ci sono stati anche momenti di tensione e scontri a Madrid e a Barcellona. Le stime dei sindacati parlano di dieci milioni di lavoratori fermi e adesioni del 70%. Altri cortei, altre peculiarità: a Berlino la situazione è migliore rispetto al resto d'Europa, ma non sono mancate iniziative per la difesa dello stato sociale. Atmosfera ben più tesa a Parigi, dove s'inasprisce la lotta contro l'innalzamento dell'età pensionabile voluta da Sarkozy che porterà di nuovo i sindacati in piazza il prossimo 2 ottobre. Così come in Grecia, paralizzata per lo sciopero dei trasporti e della sanità.

In Italia tre momenti diversi organizzati dalla Cgil: in mattinata la protesta a Venezia (dove la disoccupazione è raddoppiata nel giro di due anni) e a Napoli (circa 20mila lavoratori hanno attraversato in mattinata il centro della città). Nel pomeriggio, poi, a Roma in piazza Farnese, la manifestazione conclusiva con il segretario generale Epifani. "Bruxelles, Madrid, Atene, Parigi, c'è qualcosa che ci lega: siamo tutti d'accordo nel respingere l'unica cosa che l'Europa sta facendo, una politica di tagli e di abbassamento dei diritti dei lavoratori che punisce ancora una volta la parte più povera, milioni e milioni di persone che non si rassegnano a manovre che non pensano ai giovani e ai disoccupati".

Dal male comune, però, in questo caso non c'è nulla di positivo. "Gli altri paesi - ha osservato Epifani - hanno almeno investito sulla scuola, da noi neppure quello". È proprio sui temi interni che il segretario della Cgil ha criticato duramente l'azione di governo: "Siamo gli unici al mondo senza un ministro dello Sviluppo, non stupisce che anche la Confindustria dica all'esecutivo che le cose non vanno. È evidente che se il governo affronta la crisi attaccando i diritti e lasciando il paese sempre più diviso, non ci può essere nessun patto per la crescita del paese" che potrebbe arrivare solo con "un cambiamento radicale nelle politiche dell'esecutivo". Infine il richiamo alle prossime manifestazioni, quella della Fiom del 16 ottobre e quella della confederazione proclamata per fine novembre: "Se non cambiano le cose noi non ci fermiamo qui - ha concluso Epifani - la mobilitazione prosegue".



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TAGS europa ces no austerity day

29/09/2010 18:53

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sono pienamente daccordo con queste manifestazioni non e giusto che non abbiamo futuro e il presente e solo pieno di debiti e disoccupazione.si fa economia sempre e solo con le nostre povere tasce bastaaaaaaaaaaaaa
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Le proteste giungono proprio ora l'Europa sta senziando che sono da pagare quanto prima i DEBITI causati dai nostri padri e dai nostri fratelli maggiori dopo che i nostri nonni e bisnonni dalla lotta per la liberazione del '45, attraverso le guerre di Don Camillo e Peppone, alle lotte collettive del '68 hanno ricostruito l'Italia.
C'è qualcosa che forse è da ripensare...

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