I dati del quarto Rapporto Confesercenti-Ipso: una famiglia su cinque sta vivendo la crisi sulla propria pelle, nove connazionali su dieci sono preoccupati per situazione economica. Crolla la fiducia nel governo: in un anno perde 8 punti e scivola al 23%
di rassegna.it
Sei italiani su dieci temono per il lavoro che non si trova più, uno su tre si definisce molto allarmato e il dato riguarda sia il mondo imprenditoriale sia il lavoro dipendente. Paradossalmente, però, diplomati e laureati dormono sonni meno tranquilli rispetto a chi ha la licenza elementare o media. E, naturalmente, in prima fila fra coloro che mostrano preoccupazione ci sono i giovani fra i 18 e i 34 anni, mentre finisce pari il confronto fra uomini e donne. È quanto emerge in sintesi dal quarto Rapporto su "Gli italiani e la crisi" promosso da Confesercenti-Ispo e presentato oggi (28 settembre). Una singolarità si nota guardando alla preoccupazione per aree geografiche: sale di più nel Nord Est (11 punti, dal 21% di maggio al 32% di settembre 2010) che al Sud (dove passa dal 36 al 37%).
Una famiglia su cinque, si apprende dal rapporto, è direttamente coinvolta dalla crisi, soprattuto al Centro, mentre nove italiani su dieci sono ancora molto preoccupati per la situazione economica italiana: sono soprattutto gli abitanti del Centro (94%) e del Sud (95%). In leggero calo, invece, le percentuali al Nordovest (dal 92 al 91) e al Nordest (dal 94 al 90). Resta alto, in generale, il livello di preoccupazione per la situazione familiare: era al 71% nell’ottobre 2009, tocca poi il 72% a maggio 2010 e ora sale ancora di un gradino a settembre al 73. Se però si invita a guardare oltre il 2010, lo scenario si tinge di speranza: il 67% si aspetta una situazione positiva per i bilanci familiari e chi spera in un netto miglioramento tocca il 30%.
Più in generale, il dossier parla di "forte preoccupazione per la situazione economica ed occupazionale", ma soprattutto segnala "una forte e generalizzata caduta della fiducia degli italiani nei confronti dei principali attori della vita politica e sociale: governo, opposizione, enti locali, sindacati, mondo bancario, le associazioni delle Pmi". Lo scenario mostra chiaramente che il disagio si trasforma in scetticismo nei confronti del contributo della politica ad uscire dalla crisi: nell’ottobre del 2009, primo rapporto sulla crisi, il 31% del campione intervistato riteneva certamente positivo l’operato del governo, a settembre di quest’anno si scende al 23% con uno “scivolone” dell’8%.
Non è confortante neppure il consuntivo dell’opposizione, che dopo un inizio molto deludente nel 2009 al 12% era risalita fino al 21% nel febbraio 2010 per tornare adesso sotto il suo “minimo” all’11%. Male anche Regioni e Enti locali, che passano dal 26% del 2009 al 22% di settembre dopo avere toccato un picco di “popolarità” a maggio. Una sorta di gioco dell’oca porta i sindacati dal 15% dell'anno scroso alla medesima percentuale a settembre 2010, dopo avere però toccato il massimo del consenso al 24% in febbraio.
Anche le associazioni delle Pmi dal tetto del 29% ora sono scese al 20%. Infine le banche: erano al 14% di consensi a febbraio ora perdono 5 punti e calano al 9%. "Il calo di fiducia non è il solo segnale negativo – sottolinea Marco Venturi, presidente Confesercenti – in quanto ad esso si aggiunge il fatto che la gran parte degli italiani non crede che la crescita nel 2011 sarà significativa e vigorosa".