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Vittime dello Stato, i familiari chiedono verità e giustizia

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Cinque anni fa moriva Federico Aldrovandi. L'anno scorso Stefano Cucchi. A Ferrara un incontro che getta le basi per una associazione delle vittime delle forze dell'ordine. Lino Aldrovandi: "Stiamo lavorando per i figli degli altri"

di Gliitaliani.it

 (immagini di Davide Orecchio)
"L'associazione tra famiglie di vittime delle forze dell'ordine la faremo, magari prossimamente, ma adesso siamo una unione di fatto". Così Patrizia Moretti, mamma di Federico Aldrovandi, morto durante il controllo da parte di quattro poliziotti condannati poi per quella morte.

A Ferrara si sono riuniti genitori e parenti di ragazzi morti in tutta Italia, per ricordare il caso Aldrovandi cinque anni dopo, e gettare le basi di un'associazione tra i familiari.

Alla mamma di Federico ha fatto subito eco Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, morto a Roma in ospedale dopo un arresto. "Dobbiamo essere tutti uniti per dare forza alle famiglie che non ce la fanno: la nostra richiesta, di famiglie, è che lo Stato sia amico e non un nemico".

Anche Haidi Giuliani, madre di Carlo, morto durante il G8 a Genova, ha una forte idea su cosa debba essere l'associazione: "Credo ve ne sia la necessità, ma c'è ancora la paura che tutto diventi politico. Ma politica non vuol dire fare propaganda per un partito, ma ciò che stiamo facendo oggi, politica è scrivere una lettera al giornale".

"Sarà un'associazione che vorrà essere – ha spiegato Lino Aldrovandi, papà di Federico – uno strumento di tutela dei diritti delle vittime e dei più deboli e non un qualcosa contro la polizia ma al servizio del cittadino. Per questo noi stiamo lavorando per il futuro di altri figli".

Cinque anni dopo l'alba del 25 settembre 2005, quando Federico morì dopo una colluttazione violenta con gli agenti che tentavano di bloccarlo, mamma Patrizia ricorda che "la fiducia verso le istituzioni non è mai venuta meno, ma mai avrei creduto che sarebbe stato così difficile avere giustizia: prima abbiamo subito un linciaggio su nostro figlio, poi su tutti coloro che volevano cercare la verità. Per questo motivo – ha aggiunto alludendo agli sforzi per arrivare a quella verità – vogliamo mettere a disposizione tutte le nostre conoscenze a chi ce lo chiederà. Dobbiamo pretendere che lo Stato non giri le spalle davanti a queste tragedie o peggio che si chiuda a riccio".

Ilaria Cucchi dopo avere abbracciato Patrizia Moretti l'ha ringraziata per l'esempio che ha dato a tante famiglie. "Devo ringraziare Ferrara perché è diventata patria della tutela dei diritti e devo dire grazie a Patrizia che mi ha dato il coraggio di andare avanti nella ricerca di verità – ha detto – Quando ho visto il corpo di mio fratello, mi è sembrato di vedere quello di Federico. Era chiaro che Stefano era morto per le percosse, come diceva il suo corpo, e mi chiedevo come avrei fatto a sapere cosa è successo: per questo l'esempio di Patrizia è stato importante", ha sottolineato, anticipando anche che la famiglia Cucchi sta valutando di non costituirsi parte civile al processo che riprende il 5 ottobre e che vede 13 persone imputate per la morte del fratello, perché la famiglia non condivide la tesi dell'accusa che parla di negligenze di agenti e sanitari e non di percosse, come sostengono i Cucchi e i loro legali.

Chiedono ancora giustizia, dunque, i Cucchi, come la famiglia Sandri, come Giorgio papà di Gabriele, il tifoso laziale ucciso nel novembre 2007 da un agente. "Dobbiamo chiedere di avere giustizia in un paese dove ne è rimasta molto poca", ha detto Giorgio Sandri, raccontando la sua storia di padre che attende il processo di appello per la morte del figlio, ucciso da un poliziotto che sparò da un autogrill all'altro lato dell'autostrada del Sole, ad Arezzo. "Gabriele non me lo riporterà in vita nessuno, ma tra 65 giorni al processo di appello spero ci sia la revisione della sentenza di primo grado. Non importa se danno tre, sei, nove anni, all'individuo (cosi' ha chiamato l'agente Luigi Spaccarotella, ndr). Spero che la nuova sentenza stabilisca che non si è trattato di omicidio non colposo ma volontario".

Un'altra morte, un'altra storia: Lucia Uva parla del fratello Giuseppe, anche lei ringrazia Ferrara. Abbraccia con tenerezza le altre sorelle e madri, Patrizia Moretti, e dice che "se qui a Ferrara si è fatto un passo avanti verso la verità, noi siano 10 passi indietro", attaccando la procura di Varese che sta conducendo le indagini sulla morte del fratello avvenuta nel giugno 2008 in ospedale dopo un arresto dei carabinieri, caso per cui la famiglia ha chiesto la riapertura delle indagini che hanno portato ad indagare due medici per omicidio colposo. "Siamo stanchi di essere presi in giro, stanchi di tutto questo, chiedo che i magistrati che indagano vengano messi da parte perché non hanno ricercato la verità, e io li ritengo responsabili al pari di chi ha percosso mio fratello".

Haidi Giuliani ha ribadito la tesi della corresponsabilità. "Quelli che stanno zitti sono loro stessi complici: può capitare di sbagliare ma chi non denuncia per paura, chi si comporta cosi, è complice: insisto sull'opportunità di fondare una associazione di vittime dello Stato. E faccio appello alle famiglie, agli avvocati, ai giornalisti onesti".

Onesto ed estraneo era Stefano Gugliotta, il tifoso fermato per sbaglio il maggio scorso solo perché aveva la maglia della Roma, a fine partita di Coppa Italia e venne percosso da agenti, botte che furono filmate dalla gente dalle case vicine: c'era anche lui in sala, oggi, ma non è riuscito a parlare dall'emozione. Il suo silenzio parlava più di tutto, e Patriza Moretti lo ha ringraziato con un bacio. 

Gli italiani



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TAGS carlo giuliani stefano cucchi gabriele sandri federico aldrovandi

27/09/2010 17:25

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