Sei operai della Firema di Caserta sono saliti sul tetto dell'azienda, in via Appia, località Ponteselice. Vogliono sensibilizzare l'opinione pubblica - hanno spiegato - sulla drammatica situazione di 550 famiglie, senza contare l'indotto. La società è specializzata in costruzione e riparazione di treni e locomotive e attualmente è sottoposta ad amministrazione giudiziaria, fino ai giorni scorsi quando è stata disposta la cassa integrazione.
I lavoratori chiedono la convocazione urgente di un incontro alla prefettura di Caserta con l'assessore regionale Vetrella "che tentiamo di incontrare - hanno proseguito i manifestanti - da almeno due mesi", dal momento che non percepiscono lo stipendio da giugno. Sul posto ci sono le forze dell'ordine, i vigili del fuoco e i mezzi di soccorso. È presente anche una delegazione del Comune di Caserta.
"Queste persone - ha spiegato in una nota Massimo Masat, coordinatore nazionale del gruppo Firema per la Fiom - rivendicano il diritto di poter lavorare e di non assistere passivamente alla chiusura di Firema, secondo gruppo nazionale per dimensioni del comparto ferroviario. La produzione deve ripartire immediatamente, a prescindere dai contenziosi sui debiti e sui crediti. Le commesse ci sono e gli ulteriori ritardi producono esclusivamente penali, allontanando la possibilità di far ripartire l’azienda".
Per il dirigente sindacale, "lo stesso Commissario ha ammesso che siamo in presenza di una crisi finanziaria e non industriale, quindi il lavoro c’è e sarebbe delittuoso non svilupparlo. La scelta estrema dei lavoratori di Caserta è conseguente alla indifferenza generale che rischia di vanificare ogni tentativo per salvare Firema".
La Fiom chiede al governo di "aprire una linea di credito che possa far ripartire la produzione nel giro di pochi giorni" e di "esercitare un ruolo di mediazione nei confronti dei committenti allo scopo di evitare che le penali e le cessioni dei crediti portino Firema alla chiusura. Ciò deve avvenire prima dell’incontro programmato per il primo ottobre al ministero dello Sviluppo".