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Reggio Calabria, 25 settembre

No 'Ndrangheta, un'altra Calabria è possibile

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Omicidi efferati, minacce a sindaci e amministratori locali, intimidazioni a sindacalisti, operatori economici, magistrati

di Sergio Genco*

 (immagini di Davide Orecchio)
Omicidi efferati, minacce a sindaci e amministratori locali, intimidazioni a sindacalisti, operatori economici, magistrati, fino al più clamoroso ed eclatante episodio di fine agosto: la bomba esplosa davanti al portone di casa del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro. È questa la strategia non di una 'ndrangheta colpita e decapitata, come ha sostenuto e sostiene, con enfasi propagandistica, il governo, ma di una organizzazione criminale che ha pervaso e tenta di piegare ai propri interessi diversi ambiti della realtà calabrese, condizionando la vita economica, sociale, politica e istituzionale della regione, ostentando potenza e determinazione.

Ovviamente la 'ndrangheta da sola non sarebbe capace di elaborare un così complesso progetto di dominio. Per questo, come sostengono i più autorevoli analisti del fenomeno, essa agisce in combutta con "altre entità" colluse, corrotte, senza scrupoli e remore. Proprio in Calabria, anche se non solo in Calabria, si sono manifestati prima e in maniera clamorosa fenomeni ormai nazionali di un modello che ha alimentato la cosiddetta "borghesia mafiosa".

Un modello basato sulla devastazione del territorio, sullo sfruttamento del lavoro, sull'asservimento speculativo degli investimenti pubblici, sull’emarginazione delle imprese sane. Contro questa realtà c'è una Calabria nuova che si è rimessa in movimento. Una Calabria di cui la Cgil, insieme a Cisl e Uil, pur con le oggettive differenziazioni, si sente spina dorsale. Una Calabria che intende reagire e che si è data appuntamento sabato 25 settembre a Reggio Calabria. È la Calabria dei quarantamila che hanno sfilato a Lamezia Terme per difendere i sindaci coraggiosi e gli imprenditori vessati e che è scesa in piazza a Crotone contro l'avvelenamento della città.

La Calabria dei trentamila che hanno sfilato ad Amantea per chiedere verità sulle navi dei veleni e sull'avvelenamento dei fiumi e delle montagne calabresi. La Calabria che ha vissuto "i fatti di Rosarno” come una ferita tragica e che con la manifestazione del Primo maggio 2010 ha rivendicato la lotta allo schiavismo e la promozione di politiche vere di integrazione per i migranti. Questa Calabria è fatta di soggettività plurali, di storie ed esperienze diverse, strette in un comune sentire, sostenute da una limpida alleanza: no alla 'ndrangheta e al suo dominio.

Ovviamente la lotta alla 'ndrangheta vive di momenti simbolici, ma anche di concrete scelte programmatiche e politiche. Per questa ragione obiettivo fondamentale e condiviso da tutti i soggetti è la costruzione di una rete permanente di elaborazione, confronto e contrasto al sistema imposto dalla criminalità organizzata. Una rete che ha deciso di rivendicare: la gestione corretta e trasparente della cosa pubblica e delle risorse finanziarie ordinarie e straordinarie; la scelta dei partiti politici di allontanare dalle proprie fila i soggetti collusi; il rafforzamento delle associazioni antiracket e antiusura; una legge nazionale che rafforzi le azioni di confisca dei patrimoni delle cosche e la loro valorizzazione sociale pubblica; una nuova legislazione regionale sugli appalti; un diverso sistema dei meccanismi autorizzativi nel turismo, nel commercio e nella grande distribuzione e degli accreditamenti nel sociosanitario; una legge per il contrasto al lavoro nero e la valorizzazione del collocamento trasparente a partire dall'agricoltura e dall'edilizia; una netta cesura con la proliferazione del precariato e il reclutamento clientelare nei servizi e nella pubblica amministrazione; un piano straordinario per la formazione e l'istruzione e per l'educazione alla legalità. Attraverso questa grande manifestazione chiediamo un cambio netto nella politica del governo nazionale verso la Calabria.

Tutte le scelte finora compiute rendono la nostra regione più povera e più vulnerabile. Rivendichiamo un'attenzione strutturale verso i problemi relativi alla legalità, alla sicurezza, alla tutela e alla valorizzazione dei nostri territori; perché questa è la condizione essenziale per lo sviluppo sociale, economico e civile: partire dalle risposte coerenti, concrete e adeguate da dare alle richieste della magistratura e delle forze dell'ordine calabresi. Per discutere, programmare, determinare queste scelte è necessario attivare immediatamente un tavolo di confronto nazionale che coinvolga tutti gli attori locali e le relative rappresentanze nazionali. È una ripartenza. Un'altra Calabria è possibile e lo dimostreremo.

segretario generale Cgil Calabria



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TAGS 'ndrangheta

26/09/2010 11:16

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