Unicredit: Fisac, Bankitalia vigili su mosse Berlusconi
Dopo la bufera su Unicredit e l'addio dell'ad Alessandro Profumo, deve esserci "chiarezza e trasparenza nell’assunzione di decisioni e nel ruolo del futuro amministratore”. Lo ha dichiarato ai microfoni di RadioArticolo1 Agostino Megale, segretario generale della Fisac Cgil, ospite della trasmissione Italiaparla. "Era in corso una negoziazione sul piano industriale - prosegue Megale - in cui discutere anche di eccedenze di personale ed eravamo già riusciti a portare da 4.100 a 3.000 i lavoratori in esubero, limitandoli solo a chi avrebbe maturato il diritto alla pensione e ottenendo la disponibilità ad assumere giovani. Dentro a questa operazione, quello che accadrà non è ancora comprensibile: abbiamo bisogno di chiarezza e trasparenza, rigore nelle decisioni e capacità di rispondere ai lavoratori della banca e al paese”.
"In questi anni con Profumo amministratore delegato - ha continuato il segretario generale Fisac - si sono costruiti piani di crescita, di internazionalizzazione, di prospettive per l’occupazione del gruppo, che è uno dei più grandi in Europa ed è la seconda banca italiana, con 60.000 dipendenti nel nostro paese e 100.000 nella dimensione globale". A suo giudizio, dunque, "è chiaro che l'atteggiamento negativo della Lega nei confronti della presenza libica nel capitale avesse l’obiettivo, in verità, di prendere il potere e mettere le mani sulle banche. Sono passati otto mesi da quando Bossi ha posto questa questione. Ho sempre sostenuto che ci doveva essere una reazione molto forte. La parola d’ordine doveva essere: giù le mani della politica dall’economia".
Per Megale, "i vecchi gruppi del potere economico e finanziario puntano all’intreccio con il centrodestra per ricostruire le condizioni di un dominio delle politiche economiche e finanziarie. Mentre assistiamo alla rottura dell’alleanza politica che tiene il governo, il presidente del Consiglio sta allargando il potere economico che tiene unito il proprio blocco sociale. Bisogna ricostruire uno sviluppo economico alternativo alla linea di Berlusconi. Per farlo, bisogna evitare che finiscano sotto controllo gruppi economici importanti come Unicredit. Saremo molto attenti e vigili. In questo quadro - ha concluso il segretario generale della Fisac - registriamo la totale assenza, almeno esplicita, della politica e degli interventi di grandi istituzioni come Banca d’Italia. Quel che c’è sotto dovremo valutarlo con grande attenzione. È chiaro che la trattativa in corso non può andare avanti in una condizione di incertezza".