Parla Giuseppe Ferraro, ordinario di diritto del lavoro alla "Federico II" di Napoli. "Lo scenario del recente passato si è sgretolato. Una legge, sia pure leggera e sulla base di una maggioranza qualificata, può essere utile ad appianare le tensioni"
"Non si può vivere alla giornata. Per tradizione io non sono a favore degli interventi legislativi, ma lo scenario attuale impone una nuova sistemazione organica del sistema di relazioni industriali". Giuseppe Ferraro, ordinario di diritto del lavoro alla "Federico II" di Napoli, ne è certo: una legge sulla rappresentanza sindacale oggi è quanto mai necessaria.
Rassegna Il ministro Sacconi dice il contrario, afferma che solo le parti in causa possono stabilire i criteri. Però dopo l'accordo sul modello contrattuale si è aperto un nuovo scenario, e poi c'è stato il caso di Pomigliano...
Ferraro Di sicuro sarebbe preferibile un accordo interconfederale, ma se non è possibile, come sta accadendo in questa fase, una legge, sia pure leggera, può essere molto utile a risolvere i problemi.
Rassegna Come si può fare?
Ferraro Servono criteri che consentano di rendere efficace un accordo sulla base di una maggioranza qualificata. Se l'intesa, per esempio, ha il consenso dell'80 per cento dei lavoratori rappresentati dalle organizzazioni che la stipulano, può avere efficacia. In casi di consenso meno ampio, sarebbe necessario pensare a ulteriori momenti di verifica, come potrebbe essere un referendum. Ma è chiaro che se non c'è un accordo tra le principali confederazioni, serve una normativa che stabilisca l'efficacia con criteri il più possibile inclusivi.
Rassegna Cosa è cambiato, visto che prima andava tutto bene?
Ferraro È evidente che ormai il sistema precedente, che in qualche modo funzionava, si è sgretolato, è franato. Ripeto, se le parti sociali sono in grado di accordarsi, bene, ma oggi non è più così. E il problema è più rilevante a livello aziendale, perché se le regole non sono stabilite né dal legislatore né dalle parti sociali, alla fine le determinano i giudici, con un elevato grado d'incertezza.
Rassegna Come mai in Italia non c'è stata mai finora questa legge, dato che in tutti gli altri paesi dell'Unione europea c'è una norma che stabilisce se e come un accordo è valido erga omnes?
Ferraro In realtà il panorama, anche a livello europeo, è molto variegato. Non è detto che in assoluto il sistema funzioni meglio quando c'è una legge. In Italia c'è sempre stato un principio consolidato che consentiva di evitare la necessità di una regolamentazione esterna. Ma da quando lo scenario è cambiato, a partire dall'accordo separato sul modello contrattuale, è iniziata una competizione tra sigle sindacali che ha scardinato quel sistema. Quando manca una regolamentazione, finisce per prevalere il più forte o quello che è maggiormente favorito dalla controparte.
Rassegna È il caso di Pomigilano?
Ferraro Beh, sicuramente c'è stata forte tensione e altrettanta incertezza. Tuttavia, una legge ben strutturata, che riconosca l'efficacia degli accordi quando hanno una maggioranza ampia, e non basata sul 50 per cento dei consensi, potrebbe evidentemente appianare una serie di contrasti. In questo senso, è nell'interesse di tutti una normativa che attenui le tensioni. Se un accordo passa con la maggioranza qualificata, allora la minoranza deve starci. Chiaro che dipende poi da come la legge viene strutturata.