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Politica, centrosinistra

Veltroni contro Bersani, tensione nel Pd

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Stando alle anticipazioni, il documento dell'ex segretario critica l'attuale gestione del partito, troppo socialdemocratica e poco innovatrice. Forse il preludio al rientro di Veltroni nella vita politica. Con lui anche Chiamparino, Franceschini contrario

di Aldo Garzia (Gliitaliani.it)

Prosegue lo scontro nel Pd. Sfumata l’idea di un armistizio interno dopo la lunga riunione di martedì sera del Coordinamento politico del Pd. Riunione in cui il segretario Pier Luigi Bersani si era sforzato di trovare un punto di equilibrio tra le diverse posizioni nell’idea che "prima servono progetto e rilancio del partito e poi bisognerà discutere delle alleanze". Alla vigilia dell’incontro notturno aveva fatto anche una raccomandazione: "Non facciamo regali a Berlusconi. Lavoriamo sui contenuti. Non dobbiamo tenere la palla nel nostro campo".

"Credo che Veltroni resterà nel Pd e voglia contribuire alla discussione. Noi dobbiamo ragionare come se le elezioni ci fossero non tra tre anni. Se poi così sarà, vorrà dire che saremo preparati", è l’opinione di Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, molto attivo in queste settimane nel dibattito del Pd e tra i possibili candidati in eventuali primarie.

Nel corso della riunione avevano preso la parola tra gli altri, con toni concilianti, Massimo D’Alema, Livia Turco, Rosy Bindi, Paolo Gentiloni, Giuseppe Fioroni, Walter Veltroni, Cesare Damiano, Piero Fassino e Antonio Bassolino tornato per la prima volta a partecipare a un incontro di vertice del partito dopo la conclusione del suo mandato di governatore della Campania.

Veltroni ha fatto però sapere ieri, mentre partecipava ai lavori della Camera, che non rinuncerà a rendere pubblico nei prossimi giorni il documento politico che avrebbe come prime firme quelle di Fioroni, Gentiloni e Realacci. I senatori Giorgio Tonini e Mauro Ceruti stanno infatti lavorando all’ultima limatura del testo su cui Veltroni pensa di poter ottenere tra le 60 e le 70 firme di adesione di parlamentari.

Da qualche anticipazione fornita dagli autori del documento trapela che l’obiettivo è criticare la gestione politica di Bersani che avrebbe dato al Pd una fisionomia più socialdemocratica che innovatrice. "Oggi c’è il paradosso che di fronte ad una fortissima crisi del Pdl noi non intercettiamo nulla, non abbiamo l’appeal necessario per intercettare l’elettorato che non guarda più da quella parte", si leggerebbe nel testo che critica la maggioranza del Pd di occuparsi di alchimie politiciste (le alleanze) invece di coltivare il profilo autonomo del partito.

Veltroni smentisce ogni ipotesi di fuoriuscita dal Pd: "Il mio è un documento politico, come ce ne sono tanti e deve essere accolto positivamente. Voglio dare un contributo a rendere il Pd più forte. Io lavoro nel Pd per il Pd". Con queste parole l’ex segretario chiarisce quanto dichiarato in una intervista al settimanale Gioia: "Mi sento dentro e fuori il Pd". La frase deve essere interpretata come riferita al suo ruolo politico che non si limita a quello di dirigente del partito che ha contribuito a fondare.

L’iniziativa del documento prelude a un ritorno in grande stile di Veltroni sulla scena politica: sabato 25 settembre parlerà a Pollica-Acciaroli con lo scrittore Roberto Saviano e Gianfranco Fini per ricordare il sindaco Angelo Vassallo ucciso dalla camorra; in questo fine settimana sarà a Orvieto per partecipare al convegno dei cosiddetti "liberal" del Pd (ci sarà pure Chiamparino); è annunciato in uscita un suo libro di riflessioni politiche dove potrebbero esserci la ricostruzione delle motivazioni che lo indussero a dimettersi da segretario e le proposte per il futuro.

Nel suo nuovo percorso politico Veltroni sconta la separazione con Dario Franceschini, Franco Marini e Piero Fassino che con lui avevano condotto la battaglia congressuale di minoranza che terminò con l’elezione di Bersani a segretario e poi con la nascita di Area democratica come corrente.

Nel ristretto gruppo veltroniano sono restati alcuni ex Margherita che non uscirono dal Pd per seguire Francesco Rutelli (Gentiloni, Realacci), alcuni parlamentari provenienti dall’esperienza di consiglieri comunali o provinciali a Roma (Enrico Gasbarra, ex presidente della Provincia) e l’ala più moderata degli ex popolari che fanno capo a Fioroni che da tempo minaccia un progressivo avvicinamento all’Udc di Pier Ferdinando Casini.

Franceschini, che ha convocato per mercoledì prossimo una riunione di Area democratica, annuncia: "Non firmiamo. Il documento è un errore, non tanto per i contenuti ma per le modalità che dividono". Veltroni avrebbe detto di no all’invito a soprassedere alla sua iniziativa almeno fino al 28 settembre, quando Silvio Berlusconi parlerà alle Camere e si conoscerà il destino del governo.

Gliitaliani.it



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TAGS centrosinistra veltroni pd bersani

16/09/2010 12:57

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Veltroni dovrebbe sapere che quando si esce sconfitti da un congresso,pur rispettando la minoranza, non può non riconoscere che la linea politica la fa la maggioranza. E poi dove era fino ad oggi; non pensa affatto al bene comune non solo dei militanti(ORMAI SMARRITI)del PD o dei simpatizzanti, ma soprattutto di qugli italiani che non ne possono più del berlusconismo. Ma tantè " continuamo a farci del male" tanto basta un buon film e tutto sembra perfetto!

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