A Pomigliano gli operai licenziati
Tra paura e solidarietà
I tre lavoratori di Melfi si sono recati ai cancelli dello stabilimento campano. Pochi tra i loro colleghi si sono fermati a stringere la mano. Poi a telecamere spente molti spiegano il perché: “Abbiamo paura, se i padroni ci vedono rischiamo il posto”
I tre lavoratori di Melfi licenziati dalla Fiat sono giunti oggi davanti ai cancelli dello stabilimento campano di Pomigliano in una delle tappe della loro “Marcia dei diritti e della democrazia”. Tuttavia, molti operai del Vico, come riferisce l'Ansa, hanno preferito tirare dritto, abbassando la testa, di fronte ai tre loro colleghi della Fiat Sata di Melfi: solo qualcuno si è avvicinato ed ha stretto loro la mano.
“Li capiamo - ha detto Gianni Barozzino, uno dei due delegati Fiom licenziati a luglio e poi reintegrati dal giudice del lavoro - hanno paura di fare la nostra stessa fine. E' avvenuto anche davanti ad altri stabilimenti, anche se qui in maniera accentuata. Ma i lavoratori di Pomigliano li capisco di più: lavorano per pochi giorni al mese, ed hanno alle spalle un referendum che era un vero e proprio ricatto. Allo stesso tempo, però, mi chiedo se uno Stato democratico puo' consentire che le cose vadano a questo modo”.
Mario Pignatelli, l'operaio iscritto alla Fiom che è stato licenziato insieme con i due delegati Barozzino e Lamorte, ha affermato di aver portato solidarietà ai colleghi di Pomigliano: “Sono ricattabili - ha sottolineato - a loro va la nostra solidarietà per quello che sta accadendo a Pomigliano, ed a noi è giunta la loro, anche se ai cancelli hanno avuto paura delle telecamere. Ma noi siamo stati qui, come negli altri stabilimenti Fiat, perché sappiamo di essere il simbolo, i precursori di quanto accadrà nelle fabbriche con l'accordo che da Pomigliano porteranno anche altrove. Se scioperi ti licenziano. Perché noi abbiamo solo fatto questo. Abbiamo scioperato, e la nostra coscienza e' a posto, non abbiamo fatto le cose di cui ci accusano”.
Molti lavoratori, lontani dalle telecamere, hanno confermato l'impressione di Barozzino e Pignatelli: “Ho moglie e figlia - ha spiegato Antonio, giovane operaio - se i padroni vedono i filmati rischiamo di fare la stessa fine di quei tre. Hanno la nostra solidarietà, ma non possiamo permetterci di farci vedere da nessuno mentre stringiamo la mano a tre licenziati”. Qualche momento di tensione, infine, si è registrato quando ha varcato i cancelli di ingresso uno dei delegati della Fim, contro il quale è volata qualche parola grossa.
La “Marcia per il lavoro” degli operai licenziati a Melfi si concluderà domani, giovedì 16 settembre, a Roma, dove i tre parteciperanno a una riunione del direttivo regionale del Lazio della Fiom e al direttivo della Cgil, per poi andare a manifestare sotto la sede del Ministero della Giustizia. Nel loro viaggio nel Sud del Paese i lavoratori hanno visitato la Iveco Sofim di Foggia la Fiat Auto di Cassino (Roma) e, come detto, lo stabilimento di Pomigliano d’Arco (Napoli).