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Milano

Operaie cinesi sfruttate: cucivano per 18 ore al giorno

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Accade in una maglieria clandestina del quartiere Quarto Oggiaro. Le donne sporgono denuncia: lavoro sette giorni su sette, pause di 10 minuti, 3 euro ad abito e 50 centesimi per pantalone, poche ore di sonno. Sotto inchiesta i proprietari, sempre cinesi

di rassegna.it

foto di Tololy Tutunai (da flickr) (immagini di foto di Tololy Tutunai (da flickr))
Al lavoro fino a 18 ore al giorno, sette giorni a settimana, con la macchina da cucire in un laboratorio clandestino di maglieria e confezioni. Pause di 10 minuti per tre pasti giornalieri e una brandina vicina alla postazione di lavoro, per dormire dalle 3 di notte alle 8 del mattino. E' questa la realtà che emerge a Milano, con due operaie cinesi di 40 e 47 anni che hanno presentato denuncia ai Carabinieri. Irregolari in Italia, lavoravano in una fabbrica a gestione famigliare nel quartiere di Quarto Oggiaro. Anche i "padroni" (marito e moglie) sono di origine cinese. Lo riferiscono oggi (9 settembre) fonti di agenzia.

Sfinite dai ritmi di lavoro, le due donne, una con problemi di cuore, hanno lasciato il lavoro quest'estate, spiegando che il caldo all'interno dell'ambiente era diventato insopportabile. Hanno quindi deciso di denunciare chi sfruttava loro e altre tre persone, tutte pagati a cottimo 3 euro per un abito finito e 50-60 centesimi per un pantalone cucito. Riuscivano a guadagnare circa 800 euro al mese, con due giorni liberi su trenta.

"Mi mancava il fiato perchè soffro di cuore - ha spiegato una donna -. Faceva caldissimo là dentro, era una vita inaccettabile". L'altra donna, riferisce l'Ansa, ha raccontato: "Io lavoravo anche fino alle 3 di notte, dalle 9 del mattino. Dormivamo nel laboratorio e avevamo solo due giorni liberi al mese. Il proprietario si vedeva solo a cena e la moglie portava dentro la merce da cucire".

Le denunce, raccolte dai militari della compagnia di Porta Monforte, sono arrivate sul tavolo del procuratore aggiunto di Milano, Nicola Cerrato, che ha aperto un fascicolo a carico di marito e moglie e di un loro collaboratore, tutti in regola con il permesso di soggiorno. Questi hanno chiuso il laboratorio prima dell'arrivo dei militari e ora risultano irreperibili.



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TAGS milano cina sfruttamento

09/09/2010 17:32

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autore: pino beato, da flickr foto di Tololy Tutunai (da flickr)

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