
Lavoro, sindacato
La Fiat vuole il potere assoluto
Il segretario confederale della Cgil, Vincenzo Scudiere: "L'azienda si contraddice, sta tornando indietro. Invece serve dialogo e confronto, lavoro e diritti non sono contrapposti. Ritiri i licenziamenti di Melfi, poi chiarisca l'accordo di Pomigliano"
di Paolo Andruccioli
Rassegna Allora Scudiere, la Fiat ormai ha scelto definitivamente la linea dura?
Scudiere Da due mesi siamo in presenza di una politica Fiat che sinceramente contraddice tutto quello che era stato fatto e detto nel periodo precedente. Siamo di fronte ad un atteggiamento autoritario che ha come obiettivo il ripristino del comando assoluto dell’impresa. Secondo noi è una politica sbagliata. Non si affrontano così i problemi posti dalla competizione a livello globale. Ci vuole al contrario dialogo e confronto, perché le ragioni dei lavoratori devono stare sullo stesso piano di quelle delle imprese. Solo così diventa possibile trovare soluzioni che permettano di far ripartire un nuovo sistema di relazioni industriali.
Rassegna A proposito di relazioni industriali, secondo l’ex ministro Cesare Damiano le parti – cioè la Fiat e la Fiom – dovrebbero fare un passo indietro. L’azienda dovrebbe ritirare i licenziamenti e la Fiom sottoscrivere l’accordo di Pomigliano. È una strada percorribile?
Scudiere Solo se la Fiat facesse un primo passo si potrebbe aprire uno scenario nuovo. E il passo che dovrebbe fare la Fiat è molto semplice: ritirare i licenziamenti di Melfi e chiarire i contorni dell’accordo di Pomigliano. In particolare su Pomigliano si deve chiarire una volta per tutte il punto fondamentale e che cioè i diritti non possono essere contrapposti al lavoro. Cesare Damiano ha parlato come ex ministro del lavoro, ma queste cose avrebbe dovuto dirle il ministro del lavoro in carica.
Rassegna Non c’è solo la linea dura di Marchionne. Anche la Federmeccanica minaccia la disdetta del contratto…
Scudiere Mi pare ci siano segnali che fanno prevedere l’avvio di una nuova infinita polemica. Noi continuiamo a pensare che è necessario semplificare la materia contrattuale, cominciando dalla riduzione del numero dei contratti. Siamo però nettamente contrari a ridurre il peso del contratto nazionale di lavoro. Noi non neghiamo la necessità di ridiscutere con le aziende i problemi della produttività e della competizione a livello mondiale, ma nello stesso tempo diciamo no alle deroghe al contratto o peggio alla rimessa in discussione dei contratti. Solo su questa base è possibile aprire una discussione seria sui problemi reali. Siamo anche nettamente contrari alla tentazione di realizzare contratti settoriali. Il rischio che si correrebbe è quello di una corporativizzazione esasperata.
Scudiere Qui più che il sindacato dovrebbe entrare in campo il governo. È infatti il governo che ha lavorato per la divisione sindacale. Ora dovrebbe smetterla. Si dovrebbe capire che c’è bisogno, al contrario, di un avanzamento. In Italia il conflitto è tra sindacati e imprese e ora anche tra gli stessi sindacati. Non è una situazione che potrà reggere troppo a lungo.
Rassegna Il modello Marchionne potrebbe però intanto fare da apripista. C’è chi vuole imitarlo. Come vedi la situazione a livello generale delle altre categorie di lavoro?
Scudiere Io non so quanti vorranno seguire la scia segnata dall’amministratore delegato della Fiat. Io so però che noi abbiamo rinnovato molti contratti nazionali con intelligenza e pragmatismo. Se ci saranno imprese che vorrano copiare il metodo Marchionne penso che entreranno presto in contraddizione con la necessità di un nuovo modello basato sul consenso. La sfida della globalizzazione non si può affrontare diversamente. Per vincere oggi ci vuole il consenso.
Rassegna C’è chi dice però che una parte del sindacato italiano è ancora ancorato a un modello di conflitto tra capitale e lavoro ormai superato. Tu che ne pensi?
Scudiere Mi pare chiarissimo il fatto che prima di discutere di un ipotetico superamento del conflitto tra capitale e lavoro è assolutamente urgente e prioritario discutere delle soluzioni per uscire dalla crisi. I dati sul crollo dell’occupazione, sugli inattivi e la disoccupazione sono sempre più allarmanti e tutti sanno che con l’aumento del numero dei disoccupati in una società cresce anche il livello di conflitto. Credo che invece di discutere in astratto, sarebbe necessario impostare le basi per un nuovo compromesso tra capitale e lavoro in un modello che è stato messo fortemente in crisi dalla globalizzazione. Si deve ripartire da qui, dal rispetto delle ragioni di tutti e dal riconoscimento reciproco.
Rassegna Innocenzo Cipolletta, sul Sole24, ha sollecitato la definizione di nuove regole sulla rappresentanza. Secondo lui è comunque sbagliato tenere fuori anche una sola sigla sindacale. È quello che pensa anche la Cgil?
Scudiere La Cgil si batte da anni per una legge sulla rappresentanza e rappresentatività dei sindacati. Da tempo siamo inascoltati, ma è chiaro che nella situazione attuale è diventato indispensabile mettere ordine nella materia della rappresentanza per riaprire una seria discussione sulla democrazia sindacale. Un nuovo confronto tra imprese e sindacati può riaprire la strada interrotta. Insomma io sono molto preoccupato, ma nello stesso tempo penso che ci possa essere un salto positivo. Con uno schema come quello attuale ci possiamo perdere tutti. Al contrario possiamo ristabilire una discussione leale per rimettere sullo stesso piano le ragioni di tutti. Una scelta che dobbiamo fare per il bene dei lavoratori, ma anche per il bene di tutto il paese.
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07/09/2010 14:03














