
Politica
Maggioranza ad alta tensione
Dopo il vertice di Arcore, Berlusconi e Bossi premono sul Colle per le dimissioni di Fini. Scontro durissimo tra Fli e Pdl, il governo resta appeso a un filo. Bocchino: "E' una richiesta incostituzionale". Pisanu: "Serve un governo di unità nazionale"
Dopo lo strappo di Mirabello, e in attesa dell’incontro tra Berlusconi, Bossi e Napolitano annunciato ieri dal presidente del consiglio e dal leader leghista, il governo resta appeso a un filo. E, com’è già stato per tutta l’estate, nella maggioranza continuano a “volare stracci”.
Al cospetto del Capo dello Stato, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi chiederanno formalmente le dimissioni del presidente della Camera Gianfranco Fini. Una richiesta poco ortodossa, che ha scatenato le proteste dei Finiani. “E’ una richiesta che può essere liberamente avanzata sul piano politico, ma è grave perché non ha nessun fondamento né nella Costituzione, né nei regolamenti parlamentari, né ancor meno nel buonsenso”, dice in una intervista a Repubblica, il finiano Carmelo Briguglio. Fini, sottolinea Briguglio, “non ha mai violato né la Costituzione né il regolamento e non c'è un solo atto del presidente della Camera che possa essergli addebitato per una conduzione non imparziale dei lavori parlamentari”. Quello al leader di Futuro e Libertà, insomma, è secondo Briguglio “un attacco per motivi politici”.
Rincara la dose Benedetto Della Vedova, altro esponente di Fli. La richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini è “da analfabeti politici e costituzionali”, ha detto a Sky Tg24. Della Vedova ha poi aggiunto che Futuro e Libertà proseguirà nella “lotta politica feroce sul futuro del centrodestra” ma “da persone serie ribadiamo fedeltà e sostegno al programma di governo fino alla fine della legislatura”.
“La decisione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del ministro per le riforme Umberto Bossi è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”. E’ invece quanto dichiarato in una nota dal capogruppo di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. “A Berlusconi e Bossi- continua Bocchino - va inoltre ricordato che furono proprio loro a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l'opposizione o addirittura assegnati alla minoranza nell'ottica di favorire la nascita di un contrappeso parlamentare”.
Se i finiani non voteranno in Parlamento i provvedimenti del governo, il ricorso alle urne sarà invece inevitabile, secondo quanto afferma il ministro degli Esteri Franco Frattini in un'intervista a Radio 24. “Occorre verificare con forza se quell'impegno preso pubblicamente da Fini ad essere leale al programma, alla maggioranza, al governo verrà effettivamente mantenuto negli impegni concreti, quelli che si traducono in voti parlamentari”.
La verifica sarà possibile sul cosiddetto 'processo breve': “Il presidente del Consiglio ha detto di non voler porre una questione di principio, un 'prendere o lasciare', un voto di fiducia; quindi ha largamente attenuato quelli che potevano essere punti di polemica e di frizione. Ma anche sul federalismo, sul Mezzogiorno, sulla riforma fiscale, i finiani sono chiamati a dire se tradiscono gli elettori (come io mi auguro che non accada) o se invece vogliono cambiare. In questo secondo caso, è evidente che il ricorso alle urne sarebbe l'unica conseguenza possibile”.
Per Beppe Pisanu, d’altro canto, l'unica via d'uscita dalla crisi della maggioranza è che Berlusconi faccia appello a tutte le forze politiche “per un governo di solidarietà nazionale” che sappia affrontare “una delle più gravi crisi che l'Italia abbia mai affrontato”. La ricetta del presidente della commissione Antimafia viene riportata dal Corriere della Sera. Per Pisanu, le elezioni anticipate sarebbero “deleterie, una vera sciagura per il Paese, alla luce della crisi economica”. A guidare un esecutivo di solidarietà che porti il Paese fuori dalla crisi, per Pisanu, dovrebbe essere però lo stesso Berlusconi. Davanti a una richiesta del genere, sarebbe il ragionamento dell'ex ministro, come farebbe il Pd a tirarsi indietro, se è davvero l'erede del partito di Togliatti e Berlinguer?”
Nel frattempo il Giornale continua ad attaccare il Presidente della Camera. “Un leader da dimenticare”. Così la prima pagina di oggi tutta dedicata a Gianfranco Fini, che, rileva il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, “si è scagliato contro premier, governo e maggioranza spacciandosi per vittima, come se nessuno avesse visto i suoi flirt con la sinistra. E alle nostre inchiesta risponde solo con insulti perché sono affari di famiglia. Ci spieghi questi affari”.
Intanto il Secolo d'Italia cancella dalla testata ogni riferimento al Pdl: nell'edizione di oggi, la prima dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, il direttore Flavia Perina ne spiega i motivi in un editoriale dall'eloquente titolo “E da oggi siamo senza etichette”. “Ci chiedevamo dal 29 luglio - osserva il deputato di Futuro e Libertà - se avesse ancora un senso la dicitura che stava sotto la nostra testata 'quotidiano nel Pdl' perché dopo il documento di espulsione delle idee di Fini dal Pdl era per noi evidente che quella didascalia non valeva più. Cancellarla anche formalmente oggi, nella prima edizione dopo Mirabello, è un tributo alla chiarezza: una parte non piccola delle elaborazioni finiane in materia di legalità, diritti, visione della politica arriva anche dal Secolo d'Italia”.
Al cospetto del Capo dello Stato, Silvio Berlusconi e Umberto Bossi chiederanno formalmente le dimissioni del presidente della Camera Gianfranco Fini. Una richiesta poco ortodossa, che ha scatenato le proteste dei Finiani. “E’ una richiesta che può essere liberamente avanzata sul piano politico, ma è grave perché non ha nessun fondamento né nella Costituzione, né nei regolamenti parlamentari, né ancor meno nel buonsenso”, dice in una intervista a Repubblica, il finiano Carmelo Briguglio. Fini, sottolinea Briguglio, “non ha mai violato né la Costituzione né il regolamento e non c'è un solo atto del presidente della Camera che possa essergli addebitato per una conduzione non imparziale dei lavori parlamentari”. Quello al leader di Futuro e Libertà, insomma, è secondo Briguglio “un attacco per motivi politici”.
Rincara la dose Benedetto Della Vedova, altro esponente di Fli. La richiesta di dimissioni di Gianfranco Fini è “da analfabeti politici e costituzionali”, ha detto a Sky Tg24. Della Vedova ha poi aggiunto che Futuro e Libertà proseguirà nella “lotta politica feroce sul futuro del centrodestra” ma “da persone serie ribadiamo fedeltà e sostegno al programma di governo fino alla fine della legislatura”.
“La decisione del presidente del consiglio Silvio Berlusconi e del ministro per le riforme Umberto Bossi è politicamente inaccettabile e grave sotto il profilo istituzionale, violando il principio costituzionale della separazione tra poteri”. E’ invece quanto dichiarato in una nota dal capogruppo di Futuro e Libertà, Italo Bocchino. “A Berlusconi e Bossi- continua Bocchino - va inoltre ricordato che furono proprio loro a inaugurare nel 1994 la stagione dei presidenti delle Camere di parte, che fino ad allora erano sempre stati concordati con l'opposizione o addirittura assegnati alla minoranza nell'ottica di favorire la nascita di un contrappeso parlamentare”.
La verifica sarà possibile sul cosiddetto 'processo breve': “Il presidente del Consiglio ha detto di non voler porre una questione di principio, un 'prendere o lasciare', un voto di fiducia; quindi ha largamente attenuato quelli che potevano essere punti di polemica e di frizione. Ma anche sul federalismo, sul Mezzogiorno, sulla riforma fiscale, i finiani sono chiamati a dire se tradiscono gli elettori (come io mi auguro che non accada) o se invece vogliono cambiare. In questo secondo caso, è evidente che il ricorso alle urne sarebbe l'unica conseguenza possibile”.
Per Beppe Pisanu, d’altro canto, l'unica via d'uscita dalla crisi della maggioranza è che Berlusconi faccia appello a tutte le forze politiche “per un governo di solidarietà nazionale” che sappia affrontare “una delle più gravi crisi che l'Italia abbia mai affrontato”. La ricetta del presidente della commissione Antimafia viene riportata dal Corriere della Sera. Per Pisanu, le elezioni anticipate sarebbero “deleterie, una vera sciagura per il Paese, alla luce della crisi economica”. A guidare un esecutivo di solidarietà che porti il Paese fuori dalla crisi, per Pisanu, dovrebbe essere però lo stesso Berlusconi. Davanti a una richiesta del genere, sarebbe il ragionamento dell'ex ministro, come farebbe il Pd a tirarsi indietro, se è davvero l'erede del partito di Togliatti e Berlinguer?”
Nel frattempo il Giornale continua ad attaccare il Presidente della Camera. “Un leader da dimenticare”. Così la prima pagina di oggi tutta dedicata a Gianfranco Fini, che, rileva il quotidiano diretto da Vittorio Feltri, “si è scagliato contro premier, governo e maggioranza spacciandosi per vittima, come se nessuno avesse visto i suoi flirt con la sinistra. E alle nostre inchiesta risponde solo con insulti perché sono affari di famiglia. Ci spieghi questi affari”.
Intanto il Secolo d'Italia cancella dalla testata ogni riferimento al Pdl: nell'edizione di oggi, la prima dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, il direttore Flavia Perina ne spiega i motivi in un editoriale dall'eloquente titolo “E da oggi siamo senza etichette”. “Ci chiedevamo dal 29 luglio - osserva il deputato di Futuro e Libertà - se avesse ancora un senso la dicitura che stava sotto la nostra testata 'quotidiano nel Pdl' perché dopo il documento di espulsione delle idee di Fini dal Pdl era per noi evidente che quella didascalia non valeva più. Cancellarla anche formalmente oggi, nella prima edizione dopo Mirabello, è un tributo alla chiarezza: una parte non piccola delle elaborazioni finiane in materia di legalità, diritti, visione della politica arriva anche dal Secolo d'Italia”.
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TAGS governo
07/09/2010 10:24
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