Il governatore della Puglia al coordinamento di Sinistra e libertà. "Qualcuno pensa che siano un male, ma la partecipazione popolare non è mai un danno. Non si torna alle ricette del passato, Prodi non ha funzionato. No alla santa alleanza Pd-Tremonti"
“Le primarie sono una necessità assoluta, un diritto intoccabile”. Lo afferma il governatore della Puglia, Nichi Vendola, parlando oggi (6 settembre) a margine del coordinamento nazionale di Sinistra e Libertà. Tocca quindi i punti principali dell’attuale dibattito politico: a partire dalle modalità per scegliere il candidato del centrosinistra. Riferendosi all’ipotesi di ticket con il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, spiega: “Noi due insieme dobbiamo batterci per le primarie, che non sono un nostro capriccio ma una necessità”.
In questa fase, a suo giudizio, la politica “viene guardata con fastidio perché è percepita come l’esercizio delle imposizioni delle gerarchie. Le primarie sono invece un processo di riappropriazione della politica da parte del popolo”. Qualcuno, però, “guarda alle primarie come un male che non si può evitare. A mio avviso, invece, la partecipazione popolare non può essere mai ritenuta un danno”.
Boccia quindi le “ricette del passato”, in particolare l’esperienza di Prodi. “L’idea di reiterare le ricette del passato come quella del governo Prodi non funziona – secondo Vendola -. Al centro del dibattito non dobbiamo mettere le rendite di posizione di ciascuno, nè gli interessi di bottega”. E ancora: “Bisogna aprire un discorso sulla salvezza del paese, per approvare un altro progetto per l’Europa e di politica internazionale. Non è solo folklore quello che ha visto l’Italia umiliata dal circo equestre di Gheddafi”.
Il centrosinistra deve rendersi più incisivo. “Deve dire qualcosa di diverso sulla politica internazionale, sulla società, sul lavoro e sui diritti. Sulla base di questi programmi si potranno costruire le alleanze ma non si possono accettare veti, non si può mai dire con Vendola, Di Pietro, o Fini”.
Infine, il governatore respinge l’ipotesi di alleanza tra Pd e Tremonti. “Non vorrei che la crisi economica fosse la scusa per costruire una specie di santa alleanza tra Pd e agli ambienti Tremontiani – afferma - . Non è la medicina rispetto alla malattia rappresentata da Silvio Berlusconi. Chi pensa di mettere in piedi un flirt commette un errore imperdonabile”. Sulla legge elettorale, conclude: “Non credo che ci siano i numeri per cambiarla”.