
Edit Coop
Come usciremo dalla crisi
Questa cooperativa non è ferma a contemplare le nubi che si sono addensate al suo orizzonte. Il nostro piano di rilancio prevede un capitolo assai arduo e persino doloroso. Ma il piano di rinnovamento dei nostri media non si ferma
di Tarcisio Tarquini
La notizia dello stato di crisi dell’Edit Coop e dei rischi di sopravvivenza che corre Rassegna Sindacale per la drastica riduzione del contributo pubblico alle testate edite da cooperative di giornalisti non ha lasciato insensibili i nostri lettori. In queste settimane sono arrivate numerose dichiarazioni di simpatia, partecipazione, preoccupazione da parte di chi ci legge abitualmente, dai responsabili politici di strutture della Cgil, da colleghi che hanno lavorato con noi o che ci seguono con attenzione per completare la loro informazione sul mondo del lavoro e del sindacato con le inchieste, gli approfondimenti, i paginoni tematici di Rassegna, le news e i dossier di Rassegna.it, gli speciali sulla sicurezza sul lavoro di 2087 e delle sue Guide. Confessiamo di essere oggi molto più ottimisti di ieri, abbiamo avuto la ennesima riprova che con l’operato di questi anni siamo riusciti a creare una rete di interesse e di stima intorno alle nostre pubblicazioni e siamo certi che questa sarà la garanzia più forte per farle vivere e rinnovarsi nei prossimi anni, e per molti anni ancora.
Questa cooperativa non è ferma a contemplare le nubi che si sono addensate al suo orizzonte. Il nostro piano di rilancio prevede un capitolo assai arduo e persino doloroso. Alcuni colleghi andranno in pensione qualche anno prima del previsto (senza incentivi dello Stato – è bene precisarlo, anche per rispondere alle affermazioni un po’ qualunquiste lette su un forum via web), l’intera redazione giornalistica si sottoporrà, per due anni, a tre giorni mensili di cassa integrazione con una rotazione che riguarderà tutte le testate, due colleghi, dopo aver maturato il requisito per la pensione e in attesa di poter utilizzare la prima finestra di uscita disponibile verranno posti in cassa integrazione a zero ore per un anno. Misure pesanti che incideranno sul reddito di tutti noi (in misura più tenue, fortunatamente, per i più giovani e con l’esclusione, voluta unanimemente dai soci, dei dipendenti non giornalisti), assunte a conclusione di una seria discussione interna condotta con senso di responsabilità e spirito davvero fraterno, che resterà per molti di noi uno dei momenti più intensi (anche emotivamente) della propria esperienza professionale.
La durezza delle misure è, però, accompagnata da progetti ambiziosi di riorganizzazione e sviluppo. Il nostro obiettivo è – resti o cessi, in tutto o in parte, il contributo per l’editoria – proseguire il piano di rinnovamento dei nostri media che abbiamo già intrapreso e che, in questi ultimi due anni, ha visto, con la direzione di Paolo Serventi Longhi, il cambiamento di Rassegna Sindacale con l’apertura di nuovi dorsi specializzati e rivolti ai temi delle categorie, il restyling e l’ampliamento di Rassegna.it (i cui accessi sono in costante aumento), curato e coordinato da Davide Orecchio, l’entrata in funzione di RadioArticolo1.it, la web radio alla cui redazione collaborano in maniera sempre più integrata i nostri giornalisti e che è riuscita, con i suoi giovanissimi redattori e collaboratori e il suo esperto direttore, Altero Frigerio, a proporsi come un media assolutamente unico nel panorama dell’editoria sindacale.
Nei prossimi anni l’Edit Coop renderà più esplicita nella sua organizzazione produttiva un’area “informazione” e un’area “comunicazione”. La prima curerà l’attività dei nostri media, seguirà le innovazioni nel settore della comunicazione da tradurre in proposte e prodotti editoriali nuovi, cercherà ulteriori canali di distribuzione delle informazioni (abbiamo partecipato al bando per l’assegnazione delle frequenze radiofoniche digitali), avvierà la realizzazione di un’agenzia online del lavoro e del sindacato che potrà essere fonte primaria per i media esterni al mondo sindacale rafforzando così la presenza delle nostre notizie in quello che viene definito felicemente l’ecosistema dell’informazione. La seconda organizzerà l’attività di servizio giornalistico per la Cgil, le categorie e altri committenti mettendo a disposizione di tutti le innovazioni sperimentate dalle nostre redazioni, la professionalità e qualità del nostro ufficio grafico (il suo prodotto più recente è stato l’apprezzatissimo logo del Congresso nazionale della Cgil, il quadrato che si innalza in volo e diventa aquilone, per intenderci), la nostra dimestichezza con il lavoro delle tipografie, il consistente know how acquisito nella realizzazione e produzione di video e con la sperimentazione della webtv del centenario. In questo ambito cercheremo anche di riproporre, con modelli nuovi e anch’essi inediti rispetto a ciò che si vede in giro attualmente, la pubblicità e la comunicazione per le imprese continuando a mettere a loro disposizione spazi e occasioni di confronto la cui natura commerciale non infici (come non ha mai inficiato nel passato) la chiarezza e la correttezza dei contenuti.
È un programma ampio, che dobbiamo attuare in una fase di vera e propria rivoluzione dell’informazione e che deve essere realizzato in tempi brevi, come brevi sono i tempi dei cambiamenti del mondo della comunicazione e delle reti sociali di questi anni (Facebook è diventato il fenomeno che è nel giro di tre anni, un’azienda di prodotti tradizionali non sarebbe arrivata a quei fatturati nemmeno in due decenni).
Sappiamo che è una scommessa non da poco, sappiamo che la Cgil ci è vicina. Per farcela contiamo anche su ciascuno di voi che, leggendoci ogni settimana e scegliendoci sul web, ci fa sentire che la nostra è la scommessa di tutti.
Questa cooperativa non è ferma a contemplare le nubi che si sono addensate al suo orizzonte. Il nostro piano di rilancio prevede un capitolo assai arduo e persino doloroso. Alcuni colleghi andranno in pensione qualche anno prima del previsto (senza incentivi dello Stato – è bene precisarlo, anche per rispondere alle affermazioni un po’ qualunquiste lette su un forum via web), l’intera redazione giornalistica si sottoporrà, per due anni, a tre giorni mensili di cassa integrazione con una rotazione che riguarderà tutte le testate, due colleghi, dopo aver maturato il requisito per la pensione e in attesa di poter utilizzare la prima finestra di uscita disponibile verranno posti in cassa integrazione a zero ore per un anno. Misure pesanti che incideranno sul reddito di tutti noi (in misura più tenue, fortunatamente, per i più giovani e con l’esclusione, voluta unanimemente dai soci, dei dipendenti non giornalisti), assunte a conclusione di una seria discussione interna condotta con senso di responsabilità e spirito davvero fraterno, che resterà per molti di noi uno dei momenti più intensi (anche emotivamente) della propria esperienza professionale.
La durezza delle misure è, però, accompagnata da progetti ambiziosi di riorganizzazione e sviluppo. Il nostro obiettivo è – resti o cessi, in tutto o in parte, il contributo per l’editoria – proseguire il piano di rinnovamento dei nostri media che abbiamo già intrapreso e che, in questi ultimi due anni, ha visto, con la direzione di Paolo Serventi Longhi, il cambiamento di Rassegna Sindacale con l’apertura di nuovi dorsi specializzati e rivolti ai temi delle categorie, il restyling e l’ampliamento di Rassegna.it (i cui accessi sono in costante aumento), curato e coordinato da Davide Orecchio, l’entrata in funzione di RadioArticolo1.it, la web radio alla cui redazione collaborano in maniera sempre più integrata i nostri giornalisti e che è riuscita, con i suoi giovanissimi redattori e collaboratori e il suo esperto direttore, Altero Frigerio, a proporsi come un media assolutamente unico nel panorama dell’editoria sindacale.
È un programma ampio, che dobbiamo attuare in una fase di vera e propria rivoluzione dell’informazione e che deve essere realizzato in tempi brevi, come brevi sono i tempi dei cambiamenti del mondo della comunicazione e delle reti sociali di questi anni (Facebook è diventato il fenomeno che è nel giro di tre anni, un’azienda di prodotti tradizionali non sarebbe arrivata a quei fatturati nemmeno in due decenni).
Sappiamo che è una scommessa non da poco, sappiamo che la Cgil ci è vicina. Per farcela contiamo anche su ciascuno di voi che, leggendoci ogni settimana e scegliendoci sul web, ci fa sentire che la nostra è la scommessa di tutti.
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03/09/2010 22:46
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1
Un atteggiamento equilibrato e maturo, frutto di una riflessione comune, che si caratterizza per la volontà di "non chiudere gli occhi" difronte ai violenti mutamenti dell'economia e della società, ma intende agire per gestirli e superarli senza traumi e con prospettive di sviluppo e di benessere per tutti.
Bravi !
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