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Fiat, diritti, contratto: è ancora scontro

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Continua la polemica dopo Melfi e l'ipotesi di deroghe al Ccnl. Camusso (Cgil): “Tutele sono inviolabili, serve nuovo patto sociale”. D'Alema: “Marchionne ha sbagliato, non si lavora per dividere i sindacati”. Fiom: pronti al dialogo su Termini Imerese

di rassegna.it

I diritti dei lavoratori devono rimanere inviolabili. E' questa la posizione di Susanna Camusso, vice segretaria generale della Cgil, che oggi (2 settembre) interviene nel dibattito sulla Fiat, chiedendo un nuovo patto sociale per il paese. “Altri paesi come Germania e Francia - spiega - hanno scelto politiche diverse”, ha detto la sindacalista a margine di un dibattito sulla Fiat, svolto questo pomeriggio a Torino alla festa nazionale del Pd. “Noi non produciamo auto per esportarle in Cina, si compete con le case europee che producono in Europa. Invece si tenta sempre di rimescolare le carte”, ha proseguito, concludendo che “è la qualità ciò che distingue le grandi potenze industriali. Non può passare la logica di competere su bassi costi”.

D'Alema, Marchionne ha fatto degli errori
Sempre dalla festa democratica, sulla questione è intervenuto anche Massimo D'Alema. “Bisogna avere il coraggio di relazioni industriali di maggiore collaborazione - ha detto -. Penso che Marchionne abbia compiuto degli errori, che abbia assunto degli atteggiamenti sbagliati”. D'Alema ha definito “curioso” essere d'accordo con Romiti, “il quale ha detto a Marchionne che con i sindacati ci si può scontrare ma che non si può lavorare per dividerli. E' un errore e in questo paga”. La vicenda di Melfi, a suo avviso, è “particolarmente sgradevole perchè c'è il dramma delle persone, isolare e colpire alcune persone. Le sentenze poi vanno rispettate e una grande azienda deve dare l'esempio. Detto ciò rispetto Marchionne e credo che con lui bisogna interloquire”. La linea della Fiom non può essere distinta da quella della Cgil, infine, che “deve affrontare la questione con lo spirito del sindacato confederativo”.

Fiom Palermo, pronti al dialogo su Termini Imerese
E proprio dalla Fiom è arrivata la dichiarazione di Roberto Mastrosimone, segretario generale di Palermo, sulla vicenda di Termini Imerese. “La Fiom ha sempre lottato perchè la Fiat restasse a Termini Imerese, cercando la strada dell'accordo. E anche oggi, nonostante l'azione unilaterale dell'azienda che ha deciso di andarsene e l'incomprensibile plauso di altri sindacati al piano industriale, è disponibile al dialogo partendo dall'intesa del 2008, sottoscritta da tutti e poi disattesa”. Lo afferma a proposito dell'incontro che dovrebbe tenersi il 15 settembre (una convocazione ufficiale ancora non c'è), al quale la Fiom intende partecipare, annunciando però “iniziative di lotta se ci saranno esiti insoddisfacenti”. Dell'argomento hanno discusso oggi la struttura palermitana della Fiom assieme ai delegati dell'azienda e dell'indotto.

Cremaschi, nessuna deroga a contratto nazionale
Giorgio Cremaschi ribadisce il no all'ipotesi di introdurre deroghe al contratto nazionale. “Non siamo assolutamente d'accordo con il dirigente del Partito democratico, Cesare Damiano - spiega il leader della Rete 28 aprile -. La Fiom ha già deciso che non sottoscrive un accordo che è un ricatto nei confronti dei lavoratori e che viola elementari norme contrattuali, della legge e principi della Costituzione. Lo aveva deciso già prima del referendum, e dopo ha confermato la decisione. Su questo la discussione è semplicemente chiusa”.

Cremaschi consiglia quindi agli esponenti di sinistra “di riflettere su cosa vuol dire oggi in Italia distruggere il contratto nazionale. Perchè di questo si tratta, come chiariscono bene tutti coloro che considerano la proposta di Marchionne un modello - continua -. La distruzione del contratto nazionale chiesta dalla Fiat e avviata dalla Confindustria significa mettere in discussione uno dei principali legami sociali del paese. E far sprofondare il lavoro in una competizione selvaggia sul piano aziendale e territoriale che porterà a un degrado ulteriore della società e della stessa economia. E' da trent'anni che gli industriali propongono il patto sociale, ottengono risultati rilevanti a danno del lavoro, eppure siamo sempre più in difficoltà nella competizione internazionale”.

“Secondo noi ha invece completamente ragione il professor Luciano Gallino - prosegue -. Per far crescere l'economia del paese e costringere le aziende all'innovazione c'è bisogno di una consapevole lotta di classe, che difende i salari ed estenda la democrazia, e non di patti sociali con imprese che vogliono lavorare in Italia solo se si accettano le condizioni dei serbi o dei polacchi”.



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TAGS camusso fiat cgil cremaschi d'alema fiom marchionne

02/09/2010 18:32

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