
Il monito di Napolitano
‘Pensate all’economia’
Il Colle fa discutere
Per Pd e Idv il governo non ha un’idea di sviluppo, e l’interim al ministero lo dimostra. Di Pietro: “Vadano a casa”. Cicchitto sulla difensiva: “Economia al centro della nostra azione”. Cgil: “Una vera e propria voragine”. Cisl: governo faccia di più
di rassegna.it
La carica, come si sa, è tenuta ad interim da Berlusconi, e al riguardo il vicepresidente dei senatori del Pd, Luigi Zanda, sottolinea “i pesanti danni alla funzionalità del governo provocati dalla mancanza di un ministro per lo Sviluppo economico e dall’interim lungo ormai quattro mesi di Silvio Berlusconi”, aggiungendo che “quel che più impressiona è l’arroganza politico-istituzionale con la quale lo stesso Berlusconi occupa con la massima indifferenza proprio la funzione di governo cui compete la responsabilità del settore televisivo, ossia del centro dei suoi numerosi conflitti d’interesse”.
Un tasto sul quale, ovviamente con toni diversi, battono anche i finiani. Oggi, al termine di un incontro con Berlusconi, il presidente della commissione Finanze del Senato Mario Baldassarri, vicino al presidente della Camera, ha spiegato all’Apcom che “bisogna provare a riempire di contenuti i 5 punti programmatici di cui parla Berlusconi. Dal punto di vista economico, non si può dire che il federalismo fiscale risolve tutti i problemi, né che sia sufficiente il rigore finanziario: è fondamentale, ma ha bisogno di un'altra gamba quello dello sviluppo”. Anche se, dice il senatore finiano, “con Berlusconi non abbiamo parlato della nomina del nuovo ministro”. Però Baldassarri ammette: che “il presidente Napolitano ha dato voce alle esigenze degli italiani: dobbiamo concentrarci sull'economia, e noi 'finiani' già in tempi non sospetti abbiamo presentato le nostre proposte”.
“Ora che anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha fatto appello al Parlamento affinché si occupi dei veri problemi del Paese come la disoccupazione, il lavoro e la grave crisi economica in cui ci troviamo, noi dell’Italia dei Valori chiediamo al governo di smetterla di pensare solo ai problemi giudiziari di Berlusconi”. Lo ha affermato il presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ai microfoni di SkyTg24. “Infatti - spiega - questo esecutivo interessato solo al processo breve, alle intercettazioni, alle amnistie, all’indulto e a quant’altro. Il governo si occupi, invece, dei problemi dell’Italia altrimenti, se non ne capace, vada a casa”.
Sul fronte sindacale la Cisl, prendendo spunto dall’ennesimo calo di occupati nella grande industria, chiede al governo di fare di più cominciando col “rafforzare la regia dei ministeri del Lavoro e dello Sviluppo Economico per costruire prospettive di uscita alle molte vertenze ancora aperte”. “Anche per queste motivazioni – dice Giorgio Santini - è davvero urgente la nomina, attesa ormai da quattro mesi, del ministro dello Sviluppo economico”. Ai fini della salvaguardia dell’occupazione è “necessario- conclude il sindacalista- affrontare le crisi aziendali con un utilizzo più diffuso dei contratti di solidarietà, con una gestione più articolata della Cassa Integrazione e di tutti gli strumenti per l’occupabilità disponibili in seguito alla legislazione anti-crisi ed agli accordi tra Governo, Regioni, Parti Sociali sugli ammortizzatori sociali, le politiche attive del lavoro e la formazione professionale”.
In casa Cgil gli ultimi dati economici sono letti come “una vera e propria voragine”. Così il segretario confederale, Fulvio Fammoni, commenta il calo dell’occupazione nelle grandi imprese. “Nell’industria - spiega - si tratta ormai di una vera e propria voragine, ma anche nelle grandi imprese dei servizi, per anni elemento di riequilibrio numerico al calo dell’industria, la discesa è negli ultimi due anni verticale e scende sotto l’indice cento”. Per Fammoni “si tratta della conferma della gravità e della pervasività della crisi: aumentano il numero delle aziende in crisi mentre sono sempre di più quelle che chiudono. Ma il calo della Cig, pur molto limitato nelle grandi imprese che sono state le prime ad usufruirne, non può trasformarsi nella fuoriuscita dei lavoratori”. Di fronte a questo, aggiunge, “alle centinaia di vertenze in coda al ministero vacante dello Sviluppo economico, cosa fa il governo? Dai titoli dei giornali di oggi si apprende di ulteriori febbrili riunioni per verificare come far approvare il processo breve: tutto questo - conclude Fammoni - si commenta da solo”. In Cgil sono convinti che “la crisi non sia affatto finita. Il problema centrale oggi in tutto il mondo è quello dell’occupazione. Ma la situazione italiana si distingue dalle altre. La nostra è la manovra più recessiva di tutta Europa: pesa soltanto sui ceti popolari”. Così ai microfoni di RadioArticolo1 Danilo Barbi, segretario confederale, che aggiunge: “Per questo è stata indetta una giornata di lotta di tutti i sindacati europei per il 29 settembre, alla quale non parteciperanno soltanto Cisl e Uil. Una giornata che ha un titolo unico per tutti i paesi: no all’austerità, sì allo sviluppo e all’occupazione. Un’idea per uscire dalla crisi, con un nuovo modello di sviluppo”.
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS crisi economia napolitano
01/09/2010 18:07














