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di fabianamasi

pubblicato il 01/09/2010

“Scelte post diploma, motivazioni e prospettive degli studenti pratesi”

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Una ricerca condotta da Fil spa per orientare i giovani nella scelta dopo la maturità evidenzia scarsa “mobilità sociale” e disaffezione verso il tessile. Dati che fanno riflettere sul futuro del distretto

di fabianamasi

Prato – Messo da parte l’esame di maturità, in questi giorni gli studenti pratesi, “neo diplomati”, sono di fronte ad un bivio di non poco conto: proseguire il percorso di studi ed iscriversi all’ università oppure andare a lavorare?

A questo proposito potrà interessare e far riflettere un’indagine sulle motivazioni e prospettive degli studenti nel post diploma, condotta da Fil spa ed affidata a Michele Del Campo (direttore di Fil spa), ad Antonio Calella (docente alla Facoltà di Scienze della Formazione- Università Lumsa di Roma) ed a Matteo Perchiazzi (Fil spa). La ricerca è in attesa di pubblicazione sulla rivista “Giornale italiano di psicologiadell’orientamento”.

“Queste informazioni sono necessarie per aiutare il Centro per l’Impiego a rispondere adeguatamente alle esigenze formative ed orientative degli studenti- sottolinea Michele Del Campo, direttore di Fil spa- Spesso ci dimentichiamo che la scelta formativa post diploma non è solo relegata all’università, ma riguarda anche la possibilità di svolgere tirocini e stage: due nuove strade di avvicinamento al mondo lavorativo, utili sia a chi ha deciso di continuare a studiare, sia a chi sta cercando un’occupazione.”

La ricerca ha coinvolto 1496 studenti (621 femmine e 875 maschi) con un’età media di 18 anni, che frequentavano il quarto e quinto anno delle scuole medie superiori della provincia di Prato. Il campione preso in esame è particolarmente significativo in quanto rappresenta il 54,3% della popolazione di studenti delle ultime due classi delle superiori. Tra gli studenti intervistati 763 frequentavano un liceo (51%), mentre 733 (49%) un istituto tecnico professionale.

Alla domanda, “cosa farai dopo la maturità ?”, la maggior parte degli studenti (70,1%) ha dichiarato di voler proseguire gli studi, una scelta consapevole, dettata dalla voglia di realizzazione personale e dalla possibilità di trovare un lavoro, mentre solo il 29,3% ha affermato di voler andare a lavorare; rispetto a quest’ultimo dato ben il 92% frequenta istituti tecnico –professionali .

Ma nella scelta del proprio futuro esiste una differenza legata al “genere” ? A leggere i dati della ricerca appare evidente che la risposta “continuerò a studiare” si associ in maniera preferenziale al genere femminile (73%) contro il 68 % di maschi. La scelta post maturità sembra poi influenzata in maniera rilevante anche il tipo di scuola frequentata: gli studenti dei licei dichiarano maggiormente di voler continuare a studiare (95%), mentre gli intervistati degli istituti tecnici professionali, per oltre la metà (56%), asseriscono di preferire la strada dell’inserimento nel mondo del lavoro.

Un altro fattore interessante è rappresentato dalle modalità formative che gli studenti pensano di seguire una volta finite le scuole superiori. La ricerca evidenzia che gli studenti di liceo sono più “tradizionalisti”, prediligendo corsi di laurea, soprattutto in Italia (75%), rispetto ai colleghi degli istituti tecnici professionali più aperti agli stage, ai tirocini ed ai corsi di formazione post- diploma. In particolare, negli istituti tecnici c’è un fortissimo interesse per gli stage e i tirocini (64%), per i corsi di formazione post diploma (61%). Anche in questo caso il genere influenza le scelte: gli uomini sono i più indecisi oltre ad essere quelli che preferiscono una laurea all’estero (52%), mentre le donne preferiscono i corsi di laurea (61) e gli stage o tirocini (67%) in Italia.

E la classe sociale d’appartenenza ha ancora un peso sulle scelte professionali dei giovani diplomati nella Prato del secondo Millennio, in un periodo di particolare empasse economica per il distretto? La ricerca evidenzia a questo proposito un dato preoccupante di “immobilismo sociale”, cioè continuano a studiare soprattutto i ragazzi che appartengono a famiglie di classe sociale alta (79,6%), mentre preferiscono andare a lavorare i giovani di famiglie di classi sociali più basse. Assistiamo, così, ad un blocco della mobilità sociale: gli studenti hanno, infatti, la tendenza a conservare la classe sociale di provenienza, anche se, è evidente, che nella scelta influisce la situazione di possibilità economica e di necessità. Non tutte le famiglie, infatti, possono sostenere le spese per gli studi universitari dei figli, soprattutto in un momento di crisi come quello che stiamo vivendo.

Nell’ambito della ricerca, aldilà della scelta post diploma, è stato chiesto ai ragazzi pratesi quale fossero le aree di studio, che suscitavano in loro maggiore interesse. A sorpresa, in un distretto industriale, le lettere e le lingue e le arti (16,8%) battono le scienze umane (11,2%), la medicina con il 9,6% di preferenze, l’elettronica, l’informatica e le telecomunicazioni con l’8,9% e, fanalini di coda, la matematica, la fisica e la chimica con l’8,3%. Coloro che preferiscono l’area scientifica e medica sono presenti maggiormente nei licei, mentre l’interesse per le materie umanistiche non è influenzato dal tipo di istituto frequentato (la percentuale sia nei licei che nei tecnici professionali si attesta al 50%). Anche il genere influenza molto la propensione verso le aree d’interesse: le donne prediligono l’area umanistica e l’area medica, mentre gli uomini sono molto più attratti da materie tecniche e scientifiche.


E chi decide di smettere di studiare verso quale area lavorativa si orienta? Il genere influenza molto la scelta: le donne preferiscono l’area risorse umane e amministrativa, mentre gli uomini l’area tecnica e produttiva. Tra i settori economici maggiormente indicati dai ragazzi c’è l’informatica ed elettronica (11,7%), l’attività commerciale (10,7%), il commerciale marketing e pubblicità (10,7%), il turismo l’ospitalità ed il tempo libero (6,7%), la metalmeccanica (6,4%). Il 6,4% si orienta verso il lavoro nel tessile, moda e abbigliamento ed il 5,2% verso i servizi sociali. Infine, a prescindere dalla scelta post diploma, è stato chiesto ai ragazzi in quale ruolo professionale si vedono collocati nel loro futuro lavorativo. Il 38,6 % di loro vorrebbe fare il libero professionista, il 13% il tecnico professionale, l’8,5% il lavoratore autonomo, il 6,1 % l’insegnante, il 7,9 % l’impiegato, l’8,2 % l’imprenditore e solo il 2,7% l’operaio. La libera professione (58%) è preferita dai maschi, mentre le donne preferiscono il ruolo di impiegato esecutivo o insegnate.

“Le aspettative al lavoro, come si può notare- conclude Del Campo- si orientano verso l’area del lavoro autonomo e imprenditoriale, confermando la volontà del pratese di intraprendere. Dove intraprendere? Beh, si va poco verso il manifatturiero e più verso i servizi.”

Infine la ricerca ha messo in risalto la necessità di attivare forti azioni di orientamento, sia verso la scelta a proseguire gli studi, sia verso l’orientamento al lavoro.” Importante per noi di Fil spa è continuare a sostenere queste azioni e a creare opportunità di socializzazione al lavoro sia per quelli che proseguono negli studi sia per chi si ferma” continua Del Campo. Per Aldo Gioli, presidente Fil Spa, oggi i giovani a Prato, oltre al disorientamento nelle scelte, soffrono di un limitato inserimento lavorativo. “Sarebbe utile, al fine di programmare una politica di orientamento ed inserimento lavorativo, avere un Osservatorio (che potrebbe essere gestito dalla Provincia), che segua i giovani nella progressione della loro carriera di studi e di lavoro post-diploma e post laurea.- dice Gioli- Ciò permetterebbe anche di vedere se il sistema produttivo locale valorizza o distrugge le competenze e le conoscenze acquisite nei percorsi scolastici, universitari e di socializzazione al lavoro. questo osservatorio potrebbe anche funzionare come strumento per monitorare i bisogni futuri di personale da parte delle aziende del distretto". 


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01/09/2010 11:43

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