Il Presidente dallo Studio Ovale annuncia lo stop alle operazioni militari. Non parla di vittoria, ma di “momento storico”, un passaggio fondamentale che permetterà di concentrare le risorse del Paese sulla vera emergenza: la crisi economica
Sono passati sette anni da quando J. W. Bush parlò per la prima volta di “mission accomplished”, missione compiuta in Iraq. Da quella data si calcola che i morti tra i civili iracheni e i soldati occidentali siano stati oltre 110mila (4.400 solo tra i militari americani), escludendo dal calcolo i combattenti iracheni di ogni varietà ed estrazione. Ieri sera, dopo sette anni da quell'annuncio rivelatosi in seguito una grande beffa, il successore di Bush, Barack Obama, ha annunciato ufficialmente “la fine della missione di combattimento in Iraq”, un “momento storico”.
Obama ha sottolineato di “avere mantenuto la promessa” fatta durante la campagna elettorale: “l'operazione Iraqi Freedom è terminata e adesso il popolo iracheno ha assunto la responsabilità per la sicurezza del Paese”. Il presidente americano ha quindi sollecitato i leader iracheni a “formare rapidamente” un governo.
Quando era giunto alla Casa Bianca gli Stati Uniti avevano 140mila soldati in Iraq. Adesso sono diventati meno di 50mila. Con l'impegno a completare il rimpatrio di tutte le forze Usa entro la fine del 2011. “Nel febbraio scorso avevo annunciato un piano per portare le nostre brigate di combattimento via dall'Iraq, raddoppiando nello stesso tempo i nostri sforzi per rafforzare le Forze di sicurezza irachene - ha detto Obama -. E' esattamente quello che abbiamo fatto: abbiamo rimosso quasi 100mila soldati dall'Iraq, abbiamo chiuso o trasferito centinaia di basi agli iracheni, abbiamo trasferito milioni di pezzi di equipaggiamento fuori dall'Iraq”.
Per Obama, “mettere fine a questa guerra non è solo interesse dell'Iraq: è anche interesse dell'America. Abbiamo mandato i nostri uomini e le nostre donne in divisa a fare enormi sacrifici in Iraq ed abbiamo speso vaste risorse in quel Paese in un momento economico difficile sul fronte domestico”.
Obama ha quindi sottolineato che la fine della guerra in Iraq consentirà agli Stati Uniti di investire altrove il denaro finora speso nel conflitto. “Oggi il nostro compito più urgente è rilanciare la nostra economia e ridare a milioni di americani che hanno perso il loro lavoro di nuovo un impiego - ha detto Obama nel suo discorso -. Per rafforzare la nostra classe media dobbiamo dare a tutti i nostri ragazzi l'educazione che meritano e a tutti i nostri lavoratori le capacità necessarie per competere nella economia globale”.
Obama ha sempre criticato la decisione di Bush di invadere l'Iraq. La Casa Bianca ha sottolineato che l'amministrazione Bush ha commesso “enormi errori strategici e tattici” nella conduzione del conflitto in Iraq. Nel suo discorso, Obama ha detto di aver telefonato ieri a Bush: “Io e lui siamo stati in disaccordo sulla guerra in Iraq fin dall'inizio. Ma nessuno può dubitare del sostegno del presidente Bush per le nostre truppe o del suo impegno per la nostra sicurezza”.
I repubblicani hanno sottolineato che Obama è sempre stato “nettamente contrario alla strategia dell'aumento di truppe attuata dalla amministrazione Bush” e “adesso cerca di prendersi il merito” del successo conseguito da tale decisione. Il discorso di Obama mirava ad illustrare il mutamento della missione delle truppe americane in Iraq che saranno impegnate d'ora in poi nell'addestramento delle truppe e delle forze di polizia irachene, nella protezione dei civili americani in Iraq e in operazioni di anti-terrorismo affidate alle Forze speciali.
Come anticipato, Obama nel suo discorso non ha proclamato la vittoria: “Viviamo in un'era senza cerimonie di resa – ha affermato -. Dobbiamo guadagnare la vittoria attraverso il successo dei nostri partners e la forza della nostra Nazione”.