
Fiat, Scudiere (Cgil): no a svolta autoritaria
“La svolta autoritaria della Fiat non può essere condivisa. Ci vuole rispetto delle posizioni e degli interessi diversi perché si arrivi ai compromessi necessari". E' quanto dichiara Vincenzo Scudiere, segretario confederale della Cgil, ai microfoni di RadioArticolo1. L’azienda, secondo Scudiere, "ha esacerbato il confronto sindacale, ha escluso la Fiom dalla discussione e ha licenziato illegittimamente i lavoratori di Melfi. Il Lingotto rifiuta il dialogo e invece di condividere le soluzioni per i problemi generali del paese, crea i conflitti”. “Non si può approfittare della globalizzazione per mettere in discussione i diritti. Se vogliamo contrastare la crisi ed essere competitivi non possiamo assecondare la volontà della Fiat. Ci vuole una discussione sulle regole in cui il contratto nazionale diventi il baricentro sul quale costruire nuove soluzioni”.
Parlando del rapporto con le altre sigle sindacali, il dirigente della Cgil ha detto che “è necessario ritrovare quel terreno di confronto e di mediazione unitaria che Corso Italia auspica da sempre. Anche il governo, che finora sembra più interessato ai problemi interni alla maggioranza, non può essere assente e dovrebbe concentrarsi sui temi veri, sociali che riguardano il nostro paese. Se non ci saranno serie politiche industriali e di sviluppo avremo nuovi disoccupati e perdita di migliaia di posti di lavoro”.
“Il nuovo patto sociale che serve al paese e di cui ha parlato anche Marchionne può essere trovato solo attraverso il dialogo”, ha concluso Scudiere. “Tante imprese italiane sanno che il modello giusto non è quello che porta al conflitto: esacerbando il rapporto con i propri dipendenti rischiano soltanto di non essere credibili sui mercati”.
“Il nuovo patto sociale che serve al paese e di cui ha parlato anche Marchionne può essere trovato solo attraverso il dialogo”, ha concluso Scudiere. “Tante imprese italiane sanno che il modello giusto non è quello che porta al conflitto: esacerbando il rapporto con i propri dipendenti rischiano soltanto di non essere credibili sui mercati”.
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31/08/2010 12:04













