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Economia, politica

Usa, Murdoch finanzia il Tea Party

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Alcune letture sulle difficoltà di Obama: si sta occupando di economia, ma fatica a conquistare consenso. E il movimento, foraggiato dal padrone di Sky, ha questo metodo: usare tanti soldi per convincere gli americani che il presidente è un socialista

di America2012.it

autore:  tonx, da flickr (immagini di Carlo Ruggiero)
“It’s the economy,stupid!” era scritto nel comitato elettorale di Bill Clinton. E forse l’attenzione a quel tema gli valse la vittoria nel 1992. Non si può dire che Barack Obama non si sia occupato di economia, ma è vero anche che l’economia americana si è occupata di lui. Ecco alcune letture importanti per capire perchè, nonostante l’ambizioso programma di riforme, ha qualche difficoltà a conquistare consenso.

La prima lettura è una entusiasta
descrizione del programma di “stimolo” dell’economia e di come “sta cambiando l’America”: la conversione “verde” dell’economia, la trasformazione del settore energetico, gli investimenti in istruzione. Uscire dalla crisi con un’economia migliore: non solo uno slogan ma un programma concreto sul quale sono stati messi diversi miliardi di dollari. Che ovviamente, però, non frutteranno subito.

La seconda lettura ha a che fare con
un tema spesso trascurato e che invece è cruciale: la disuguaglianza. “Lasciate che si cibino di credito” è lo slogan beffardo inventato da Raghuram Rajan che spiega che negli ultimi decenni da una parte si è impoverita la classe media (mentre si arricchivano i ricchi) e dall’altra si sono stimolati i consumi attraverso la concessione di credito facile. Questa, non va dimenticato, è l’origine della crisi. E lì si tornerà presto se non si deciderà di risolvere il problema della disuguaglianza. Basta vedere la tabella qui sopra per rendersi conto di chi ha guadagnato e chi ha perso negli ultimi 8 anni. (In Italia il fenomeno è solo un po’ migliore, ma solo un po’).

La terza lettura ci avvicina al mondo
della politica vera e propria: come Wall Street è riuscita a mettere nell’angolo Obama. Com’è successo che, nonostante la crisi, i grandi manager dell’economia finanziaria siano riusciti a sopravvivere e a dettare legge. L’articolo di Newsweek sostiene che all’interno dell’amministrazione Obama abbiano prevalso quelli che non volevano una radicale riforma del sistema. E’ la tipica critica “da sinistra” al presidente, reo di aver lasciato fuori dalla sua squadra gente come Krugman, Stiglitz o Reich. Forse un po’ ingenerosa, basti guardare al programma di riforme ambizioso portato effettivamente avanti.

La quarta lettura ci porta a capire contro quali forze debba combattere il presidente: Frank Rich sul New York Times ci spiega chi sono i ricchissimi finanziatori del movimento Tea Party che ha manifestato sabato a Washington nello stesso luogo e nello stesso giorno del discorso “I have a dream” di Martin Luther King. Signori molto ricchi e uno che noi conosciamo: Rupert Murdoch, padrone in Italia di Sky, cioè l’unica alternativa in termini di potere mediatico a Berlusconi. La linea di condotta è la stessa usata da alcuni grandi capitalisti contro Roosevelt o nell’America della Birch Society (anni ‘50): usare tanti soldi per convincere gli americani che il presidente è un socialista oppure, se il presidente è un repubblicano, che i comunisti sono alle porte. A volte funziona, anche perchè fa leva su alcune idee storicamente presenti negli Usa.

Infine, uno dei nostri editorialisti preferiti: E.J. Dionne che su The New Republic sostiene che Obama debba tornare a fare “politicking” cioè “politica partigiana”: convincere la gente che ha una visione per il paese, che il termine “public enterprise” ha un senso dimostrato dalle grandi università, dal sistema dei trasporti e da altre cose importanti che in America, ebbene sì, ha da sempre fatto, e meglio, lo Stato.

America2012.it



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TAGS obama economia tea party murdoch usa

30/08/2010 19:12

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