
Il punto politico
Fini-Berlusconi, l’ora delle colombe. Nuovo Ulivo: il dibattito no!
S’infittiscono le manovre per disinnescare lo scontro tra il Cavaliere e Fini con l’obiettivo di ricompattare il centrodestra. Bersani apre a Idv, Sel & Co. D’Alema insiste sul modello tedesco. Vendola insiste sulle primarie
di rassegna.it
Aria di tregua tra Fini e Berlusconi a destra, dibattito su alleanze e modello elettorale a sinistra. Questo il bollettino della mutevole agenda del dibattito politico italiano.
Nell’arena della maggioranza e del governo, stando a un’analisi pubblicata da La Stampa, s’infittiscono le manovre per “riavvolgere il film” dello scontro tra il Cavaliere e il presidente della Camera con l’obiettivo di ricompattare il centrodestra e portare avanti la legislatura. “Contro Fini l’offensiva è fallita – scrive Ugo Magri su La Stampa -, si combatte nel fango, avanti di questo passo perderà pure la guerra nella vana attesa dell’‘arma segreta’ (qualche rivelazione choc sull’appartamento di Montecarlo) che forse non arriverà mai. Quindi occorre trattare adesso, quando ancora è possibile in condizioni onorevoli. Ascoltando che cosa vuole Fini, e se si tratta di proposte fondate sul buonsenso accettarle. Rinunciando nel frattempo a bombardare il presidente della Camera, a chiederne le dimissioni, a epurare i suoi uomini, a tentare di spaccargli il gruppo. In una parola, Berlusconi viene invitato ad attendere che cosa Gianfranco dirà domenica a Mirabello, quando si rivolgerà al Paese (come anticipano i finiani) ‘e lì fisserà i suoi paletti’”.
Nell’atteso discorso a Mirabello, Fini “non tenderà la mano né sarà bellicoso”, piuttosto “metterà i contenuti nelle cinque scatole che Berlusconi ha preparato come i temi per la fiducia”. Ne è convinto Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze al Senato, che in un’intervista al Corriere della Sera, alla domanda se sia possibile un rientro dei finiani nell’alveo del Pdl, conferma esplicitamente che “c’è un percorso avviato che alla fine prevede questa ipotesi”. Ora ci sono due squilibri da correggere secondo il presidente della Commissione: “un governo a trazione leghista con sponde del ministero dell’Economia e il programma ridotto al federalismo fiscale. Non è che con il federalismo le galline fanno cinque uova al giorno”. Poi c’è da lavorare sul processo breve che, “si può migliorare” e la questione del fisco, per la quale “servono tagli della spesa”. “Noi finiani – dice Baldassarri -vogliamo fare un nuovo partito (…). Il nuovo partito è il Pdl - spiega – inserito nel Partito popolare europeo ma non più succursale della Lega”. Per Baldassarri, l’attuale Pdl “sarà un partito quando terrà un congresso e i dirigenti saranno espressi dagli elettori, dai cittadini, dagli iscritti. Quando gli organi provinciali, regionali e nazionali saranno eletti”.
Nel centrosinistra, invece, il segretario del Pd Pierluigi Bersani apre il suo progetto di Nuovo Ulivo a Idv, Sel, socialisti e Rutelli. “La vocazione maggioritaria del Partito Democratico è la responsabilità di chi deve avanzare la proposta di un quadro politico e di un progetto per il paese”. Bersani lo ha detto ieri sera (29 agosto) alla festa Democratica di Seriate (Bergamo), parlando della sua proposta di un Nuovo Ulivo. “Mi sono rivolto a forze progressiste che si sentano in condizione di stringere un patto solido di governo, anche in una prospettiva organizzativa - ha spiegato Bersani - perché a questo tipo di proposta possano essere interessate formazioni come l’Italia dei Valori, Sinistra e Libertà, il Partito Socialista, il partito ambientalista e anche formazioni civiche”. Bersani ha aggiunto di vedere bene anche la presenza di Francesco Rutelli. “Cerchiamo di accorciare le distanze - ha concluso Bersani - e ognuno si prenda le proprie responsabilità”.
Per Massimo D’Alema (intervistato da Repubblica), però, prima di pensare alle alleanze e andare al voto serve una riforma elettorale, sul modello tedesco, perché “questo bipolarismo conviene solo a Berlusconi, col 38% può puntare al Quirinale e chiudere i giochi”. D’Alema afferma che sul sistema tedesco si potrebbe “convogliare un campo vasto di forze, dall’Udc alla Lega, e creare un assetto tendenzialmente bipolare, anche se non bipartitico, dove si andrebbe alle urne con cinque, massimo sei partiti, con un centro forte che si allea con la sinistra, con la sfiducia costruttiva, con una buona stabilità dei governi, che volendo potremmo persino rafforzare con l’introduzione di una clausola anti-ribaltone. Non riesco a immaginare uno schema migliore, per un Paese come il nostro”, dice l’ex presidente del consiglio. “Se queste riforme le avessimo fatte alla fine della scorsa legislatura – aggiunge D’Alema - a partire dal sistema tedesco, oggi l’Italia sarebbe diversa. L’illusione maggioritaria, allora, ha finito col restituire il Paese a Berlusconi”. E non manca la stoccata all’eterno rivale: “La lettera di Veltroni agli italiani – dice infatti D’Alema - ha avuto come unico effetto quello di dare una mano a Berlusconi”, mentre la “proposta di Bersani ha avuto il merito di “di riappropriarsi dell’agenda politica, affermando cose molto ragionevoli”.
“Non era necessario essere profeti per prevedere la fine che in pochi giorni avrebbe fatto il ritorno dell’Ulivo. Tornato dalle ferie dopo averci invitati a ‘non fermarci alle sigle’, D’Alema ripropone con coerenza la ricetta di sempre. Governo per la legge elettorale col centro, sistema tedesco, per ritornare al bel tempo antico quando Berlusconi non c’era”. Questo il commento di Arturo Parisi, secondo il quale “sono passati appena tre mesi da quando una assemblea nazionale del Pd dedicata a ‘preparare giorni migliori per l’Italia’ varava con enfasi un documento che indicava come posizione del partito ‘un sistema di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. E’ più di un anno che chiedo a Bersani: ‘Che D’Alema stia dalla tua parte è risaputo. Si può almeno sapere se tu stai con D’Alema?’ Dove stia D’Alema lo sanno anche i bambini. Dove sia Bersani, il Pd, e il Nuovo Ulivo è un mistero. O pensa Bersani che l’Ulivo consista solo nel non andare più da soli. Mentre con chi, come e dove sia una cosa secondaria?”.
Sul tema delle primarie torna invece Nichi Vendola. “Credo che le primarie siano un valore aggiunto e una risorsa strategica per il centrosinistra”, dice in un’intervista all’Ansa il presidente della Regione Puglia e segretario di Sel. “Contro qualunque pratica politicistica che mette al centro reticoli alleanzistici prima ancora di definire l’idea di cambiamento del Paese – aggiunge Vendola -, io penso che le primarie rappresentino invece una linfa fondamentale”. “Aiutano tutti quanti noi a non aver paura, a sentirci alleati di un popolo prima che alleati tra ceti politici e dentro la contesa delle primarie a individuare le idee-forza che possono dare all’Italia il coraggio di liberarsi fino in fondo del berlusconismo”.
Nell’arena della maggioranza e del governo, stando a un’analisi pubblicata da La Stampa, s’infittiscono le manovre per “riavvolgere il film” dello scontro tra il Cavaliere e il presidente della Camera con l’obiettivo di ricompattare il centrodestra e portare avanti la legislatura. “Contro Fini l’offensiva è fallita – scrive Ugo Magri su La Stampa -, si combatte nel fango, avanti di questo passo perderà pure la guerra nella vana attesa dell’‘arma segreta’ (qualche rivelazione choc sull’appartamento di Montecarlo) che forse non arriverà mai. Quindi occorre trattare adesso, quando ancora è possibile in condizioni onorevoli. Ascoltando che cosa vuole Fini, e se si tratta di proposte fondate sul buonsenso accettarle. Rinunciando nel frattempo a bombardare il presidente della Camera, a chiederne le dimissioni, a epurare i suoi uomini, a tentare di spaccargli il gruppo. In una parola, Berlusconi viene invitato ad attendere che cosa Gianfranco dirà domenica a Mirabello, quando si rivolgerà al Paese (come anticipano i finiani) ‘e lì fisserà i suoi paletti’”.
Nell’atteso discorso a Mirabello, Fini “non tenderà la mano né sarà bellicoso”, piuttosto “metterà i contenuti nelle cinque scatole che Berlusconi ha preparato come i temi per la fiducia”. Ne è convinto Mario Baldassarri, presidente della Commissione Finanze al Senato, che in un’intervista al Corriere della Sera, alla domanda se sia possibile un rientro dei finiani nell’alveo del Pdl, conferma esplicitamente che “c’è un percorso avviato che alla fine prevede questa ipotesi”. Ora ci sono due squilibri da correggere secondo il presidente della Commissione: “un governo a trazione leghista con sponde del ministero dell’Economia e il programma ridotto al federalismo fiscale. Non è che con il federalismo le galline fanno cinque uova al giorno”. Poi c’è da lavorare sul processo breve che, “si può migliorare” e la questione del fisco, per la quale “servono tagli della spesa”. “Noi finiani – dice Baldassarri -vogliamo fare un nuovo partito (…). Il nuovo partito è il Pdl - spiega – inserito nel Partito popolare europeo ma non più succursale della Lega”. Per Baldassarri, l’attuale Pdl “sarà un partito quando terrà un congresso e i dirigenti saranno espressi dagli elettori, dai cittadini, dagli iscritti. Quando gli organi provinciali, regionali e nazionali saranno eletti”.
Per Massimo D’Alema (intervistato da Repubblica), però, prima di pensare alle alleanze e andare al voto serve una riforma elettorale, sul modello tedesco, perché “questo bipolarismo conviene solo a Berlusconi, col 38% può puntare al Quirinale e chiudere i giochi”. D’Alema afferma che sul sistema tedesco si potrebbe “convogliare un campo vasto di forze, dall’Udc alla Lega, e creare un assetto tendenzialmente bipolare, anche se non bipartitico, dove si andrebbe alle urne con cinque, massimo sei partiti, con un centro forte che si allea con la sinistra, con la sfiducia costruttiva, con una buona stabilità dei governi, che volendo potremmo persino rafforzare con l’introduzione di una clausola anti-ribaltone. Non riesco a immaginare uno schema migliore, per un Paese come il nostro”, dice l’ex presidente del consiglio. “Se queste riforme le avessimo fatte alla fine della scorsa legislatura – aggiunge D’Alema - a partire dal sistema tedesco, oggi l’Italia sarebbe diversa. L’illusione maggioritaria, allora, ha finito col restituire il Paese a Berlusconi”. E non manca la stoccata all’eterno rivale: “La lettera di Veltroni agli italiani – dice infatti D’Alema - ha avuto come unico effetto quello di dare una mano a Berlusconi”, mentre la “proposta di Bersani ha avuto il merito di “di riappropriarsi dell’agenda politica, affermando cose molto ragionevoli”.
“Non era necessario essere profeti per prevedere la fine che in pochi giorni avrebbe fatto il ritorno dell’Ulivo. Tornato dalle ferie dopo averci invitati a ‘non fermarci alle sigle’, D’Alema ripropone con coerenza la ricetta di sempre. Governo per la legge elettorale col centro, sistema tedesco, per ritornare al bel tempo antico quando Berlusconi non c’era”. Questo il commento di Arturo Parisi, secondo il quale “sono passati appena tre mesi da quando una assemblea nazionale del Pd dedicata a ‘preparare giorni migliori per l’Italia’ varava con enfasi un documento che indicava come posizione del partito ‘un sistema di impianto maggioritario fondato sui collegi uninominali. E’ più di un anno che chiedo a Bersani: ‘Che D’Alema stia dalla tua parte è risaputo. Si può almeno sapere se tu stai con D’Alema?’ Dove stia D’Alema lo sanno anche i bambini. Dove sia Bersani, il Pd, e il Nuovo Ulivo è un mistero. O pensa Bersani che l’Ulivo consista solo nel non andare più da soli. Mentre con chi, come e dove sia una cosa secondaria?”.
Sul tema delle primarie torna invece Nichi Vendola. “Credo che le primarie siano un valore aggiunto e una risorsa strategica per il centrosinistra”, dice in un’intervista all’Ansa il presidente della Regione Puglia e segretario di Sel. “Contro qualunque pratica politicistica che mette al centro reticoli alleanzistici prima ancora di definire l’idea di cambiamento del Paese – aggiunge Vendola -, io penso che le primarie rappresentino invece una linfa fondamentale”. “Aiutano tutti quanti noi a non aver paura, a sentirci alleati di un popolo prima che alleati tra ceti politici e dentro la contesa delle primarie a individuare le idee-forza che possono dare all’Italia il coraggio di liberarsi fino in fondo del berlusconismo”.
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30/08/2010 16:24














