
Politica
Il centrosinistra si interroga: alleanze, primarie, leadership
Vendola al Pd: facciamo subito le primarie. Consenso su un governo tecnico che faccia una nuova legge elettorale e risolva il conflitto di interessi. Ma dopo? L’ipotesi della “santa alleanza” contro Berlusconi non convince tutti
Dopo la lettera di Walter Veltroni prosegue il dibattito nel centrosinistra su come affrontare la crisi politica e su quali strategie e alleanze puntare.
“La mia proposta al Pd è organizzare subito le primarie. Sono il valore aggiunto che può dare un’anima popolare al corpo smorto del centrosinistra e mettere in campo un’idea progettuale alternativa a Berlusconi e al berlusconismo”. Lo dice Nichi Vendola leader di Sinistra ecologia libertà e governatore della Puglia. Vendola in un’intervista al Manifesto parla di primarie senza veti e senza “delimitazioni ideologiche” sulle alleanze: “Se è vero che sulle primarie sono caduti i veti, allora evitiamo di passare dal momento in cui si diceva che era prematuro discuterne a quello in cui saremmo già in ritardo se la situazione precipitasse. Organizziamo le primarie, subito. Le primarie non vanno vissute come una mossa sulla scacchiera del politicismo, ma come l’apertura di un processo virtuoso”. Su di un ipotetico ‘ticket’ Vendola-Chiamparino, il governatore della Puglia rileva: “Può essere un esito. Le primarie, se sono un processo democratico, debbono essere senza rete”.
“Il 2008 – prosegue Vendola rispondendo a Veltroni – è stato una sconfitta drammatica, perché ha seppellito una breve e disastrosa esperienza di coalizione di centrosinistra con una grande presunzione illuministica: il mito dell’autosufficienza”. “Provo simpatia e rispetto per la volontà innovativa che sento in Veltroni”, continua Vendola aggiungendo che “molti si autoproclamano narratori del riformismo. Ma ci sono diversi e divaricati riformismi. E’ difficile capire perché sarebbe riformista dar ragione a Marchionne”. Nel caso di crisi di governo, il presidente della Puglia si dichiara favorevole a un esecutivo con lo stretto mandato del cambio della legge elettorale e di una regolamentazione del conflitto di interessi. “Ma attenzione: non si può mettere dentro questo recinto il tema della crisi economica. L’uscita dalla crisi non è un terreno di scelte neutre. Il ‘tremontismo’ non è una terapia inevitabile. E’ una malattia che va combattuta. E il ‘tremontismo di sinistra’ è la sua forma peggiore”.
“Continuare a inseguire l’idea di una larga coalizione mi pare una scelta sbagliata”. E’ quanto afferma invece Sergio Cofferati, ex segretario generale della Cgil e oggi parlamentare europeo del Pd, in una intervista all’Unità. “No a una sant’alleanza”, diceva l’ex segretario in una lettera al Corriere della Sera pubblicata ieri. Cofferati è d’accordo: “Per due ragioni. Perché una parte di quelli ai quali ci rivolgiamo non ne vogliono sapere; e poi la proposta di cambiare la legge elettorale si scontra contro una maggioranza parlamentare che non ne vuole sentir parlare. Questa strada non mi piace, c’è persino l’onorevole Bocchino che prefigura una nostra divisione”.
“In una democrazia dell’alternanza quando vengono meno una maggioranza e il suo leader, e soprattutto si è giunti alla fine di un ciclo, si deve tornare alle urne”. Così Piero Fassino, in una intervista a Europa, in cui rileva l’utilità di “un governo di transizione non per fare un ribaltone, ma per una brevissima durata per fare una nuova legge elettorale”. Quanto alla necessità o meno di una grande coalizione per battere Berlusconi, Fassino sottolinea: “Un’alternativa cammina su due gambe. Certamente su un programma che parli al paese, come giustamente sollecita Veltroni, ma anche su uno schieramento che lo porti avanti. E io non penso che un’alleanza che vada dall’Udc alla sinistra passando per il Pd sia un’ammucchiata. D’altra parte è un’alleanza che abbiamo già sperimentato due volte: alle regionali e al secondo turno delle amministrative del 2009. Senza contare che in Parlamento abbiamo votato assieme il 95 per cento delle volte”. Secondo Fassino “la vocazione maggioritaria significa che il Pd deve avere un consenso largo, ma che non è esclusivo e che ha la capacità di guidare una coalizione. Nessuno ha mai pensato di poter prendere il 51 per cento”. Quanto alle primarie “e’ giusto farle. E il Pd ci va con Bersani candidato premier. Noi dobbiamo garantire un partito unito intorno a Bersani. Ciascuno naturalmente con il suo profilo, ma consapevoli tutti della responsabilità che abbiamo di fronte al nostro partito e al paese”.
E’ vero che il Pd “si deve concentrare sul progetto e sulle alleanze”, ma bisogna tenere ben presente che “il primo obiettivo è far cadere Berlusconi”. Lo spiega, in un’intervista all’Adnkronos, Marina Sereni vice presidente dell’Assemblea del Pd. “Cerchiamo di chiarire una cosa: siamo in una situazione di emergenza, non alla normale fine di una normale legislatura. Concentriamoci su questo, il primo obiettivo è far cadere Berlusconi”. Ciò detto – prosegue Sereni - “capisco la preoccupazione di chi dice che non dobbiamo fare una alleanza ‘contro’, indicando le linee sulle quali vorremmo governare il Paese, e che al tempo stesso è ineludibile il tema alleanze”.
“Anche io, come Franceschini e Fassino, vedo una certa emergenza, per chiamare in causa tutte le forze che ritengono che la permanenza di Berlusconi al potere sia un rischio per l’assetto democratico. Molte delle cose scritte da Veltroni sono condivisibili, ma non ci possiamo confinare nel ragionamento sul profilo del Pd”. Secondo Sereni, “unire le forze del centrosinistra non significa che vogliamo fare l’Unione, ma invece unire quelle forze che su punti come l’economia e l’idea di società sono vicine”. In questo scenario, la discussione sulla premiership ha un altro sapore. “Credo, al contrario di Vendola, che è più facile affrontare il tema quando è certo che si andrà a votare. Ma la crisi oggi non c’è, siamo un passo prima, non siamo ad elezioni convocate. Oggi, addirittura, assistiamo ad tentativo di Berlusconi di evitare le elezioni, dopo averle invocate e minacciate”. “Per questo - dichiara Sereni all’Adnkronos - dico che è prematuro un ragionamento sulla leadership senza avere di fronte la scadenza elettorale. Ciò detto, ha ragione Fassino a dire che se si arriva alle primarie è chiaro che il Pd ha uno statuto che dice che il candidato è il segretario”.
“La mia proposta al Pd è organizzare subito le primarie. Sono il valore aggiunto che può dare un’anima popolare al corpo smorto del centrosinistra e mettere in campo un’idea progettuale alternativa a Berlusconi e al berlusconismo”. Lo dice Nichi Vendola leader di Sinistra ecologia libertà e governatore della Puglia. Vendola in un’intervista al Manifesto parla di primarie senza veti e senza “delimitazioni ideologiche” sulle alleanze: “Se è vero che sulle primarie sono caduti i veti, allora evitiamo di passare dal momento in cui si diceva che era prematuro discuterne a quello in cui saremmo già in ritardo se la situazione precipitasse. Organizziamo le primarie, subito. Le primarie non vanno vissute come una mossa sulla scacchiera del politicismo, ma come l’apertura di un processo virtuoso”. Su di un ipotetico ‘ticket’ Vendola-Chiamparino, il governatore della Puglia rileva: “Può essere un esito. Le primarie, se sono un processo democratico, debbono essere senza rete”.
“Il 2008 – prosegue Vendola rispondendo a Veltroni – è stato una sconfitta drammatica, perché ha seppellito una breve e disastrosa esperienza di coalizione di centrosinistra con una grande presunzione illuministica: il mito dell’autosufficienza”. “Provo simpatia e rispetto per la volontà innovativa che sento in Veltroni”, continua Vendola aggiungendo che “molti si autoproclamano narratori del riformismo. Ma ci sono diversi e divaricati riformismi. E’ difficile capire perché sarebbe riformista dar ragione a Marchionne”. Nel caso di crisi di governo, il presidente della Puglia si dichiara favorevole a un esecutivo con lo stretto mandato del cambio della legge elettorale e di una regolamentazione del conflitto di interessi. “Ma attenzione: non si può mettere dentro questo recinto il tema della crisi economica. L’uscita dalla crisi non è un terreno di scelte neutre. Il ‘tremontismo’ non è una terapia inevitabile. E’ una malattia che va combattuta. E il ‘tremontismo di sinistra’ è la sua forma peggiore”.
“In una democrazia dell’alternanza quando vengono meno una maggioranza e il suo leader, e soprattutto si è giunti alla fine di un ciclo, si deve tornare alle urne”. Così Piero Fassino, in una intervista a Europa, in cui rileva l’utilità di “un governo di transizione non per fare un ribaltone, ma per una brevissima durata per fare una nuova legge elettorale”. Quanto alla necessità o meno di una grande coalizione per battere Berlusconi, Fassino sottolinea: “Un’alternativa cammina su due gambe. Certamente su un programma che parli al paese, come giustamente sollecita Veltroni, ma anche su uno schieramento che lo porti avanti. E io non penso che un’alleanza che vada dall’Udc alla sinistra passando per il Pd sia un’ammucchiata. D’altra parte è un’alleanza che abbiamo già sperimentato due volte: alle regionali e al secondo turno delle amministrative del 2009. Senza contare che in Parlamento abbiamo votato assieme il 95 per cento delle volte”. Secondo Fassino “la vocazione maggioritaria significa che il Pd deve avere un consenso largo, ma che non è esclusivo e che ha la capacità di guidare una coalizione. Nessuno ha mai pensato di poter prendere il 51 per cento”. Quanto alle primarie “e’ giusto farle. E il Pd ci va con Bersani candidato premier. Noi dobbiamo garantire un partito unito intorno a Bersani. Ciascuno naturalmente con il suo profilo, ma consapevoli tutti della responsabilità che abbiamo di fronte al nostro partito e al paese”.
E’ vero che il Pd “si deve concentrare sul progetto e sulle alleanze”, ma bisogna tenere ben presente che “il primo obiettivo è far cadere Berlusconi”. Lo spiega, in un’intervista all’Adnkronos, Marina Sereni vice presidente dell’Assemblea del Pd. “Cerchiamo di chiarire una cosa: siamo in una situazione di emergenza, non alla normale fine di una normale legislatura. Concentriamoci su questo, il primo obiettivo è far cadere Berlusconi”. Ciò detto – prosegue Sereni - “capisco la preoccupazione di chi dice che non dobbiamo fare una alleanza ‘contro’, indicando le linee sulle quali vorremmo governare il Paese, e che al tempo stesso è ineludibile il tema alleanze”.
“Anche io, come Franceschini e Fassino, vedo una certa emergenza, per chiamare in causa tutte le forze che ritengono che la permanenza di Berlusconi al potere sia un rischio per l’assetto democratico. Molte delle cose scritte da Veltroni sono condivisibili, ma non ci possiamo confinare nel ragionamento sul profilo del Pd”. Secondo Sereni, “unire le forze del centrosinistra non significa che vogliamo fare l’Unione, ma invece unire quelle forze che su punti come l’economia e l’idea di società sono vicine”. In questo scenario, la discussione sulla premiership ha un altro sapore. “Credo, al contrario di Vendola, che è più facile affrontare il tema quando è certo che si andrà a votare. Ma la crisi oggi non c’è, siamo un passo prima, non siamo ad elezioni convocate. Oggi, addirittura, assistiamo ad tentativo di Berlusconi di evitare le elezioni, dopo averle invocate e minacciate”. “Per questo - dichiara Sereni all’Adnkronos - dico che è prematuro un ragionamento sulla leadership senza avere di fronte la scadenza elettorale. Ciò detto, ha ragione Fassino a dire che se si arriva alle primarie è chiaro che il Pd ha uno statuto che dice che il candidato è il segretario”.
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS centrosinistra veltroni vendola partito democratico
25/08/2010 13:49














