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Fiat applichi la sentenza: lo dice anche il governo

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Il sottosegretario Saglia invita l'azienda a rispettare la decisione del giudice “per restare dalla parte della ragione”. Camusso: “Dall'azienda solo ragioni pretestuose”. Intanto la Fiom prepara una denuncia penale all'azienda

da flickr, autore NVR77 (immagini di Fabrizio Ricci)
Ora lo dice anche il governo Berlusconi: Fiat deve applicare la sentenza della magistratura sul caso Melfi. Lo ha detto stamattina dai microfoni di Radio Uno il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Saglia: “Credo che la Fiat da un lato debba applicare le sentenze della magistratura come necessario e dall'altro continuare a rimanere dalla parte della ragione”. Secondo Saglia, in questa fase di riscrittura delle regole sulle relazioni industriali, aperta con l'accordo di Pomigliano, "Fiat non deve mettere in imbarazzo parte importante del sindacato che ha condiviso questo percorso”.

Dunque anche il governo fa pressioni sul Lingotto
. Intanto però ieri i tre operai licenziati dalla Fiat e reintegrati dal giudice del lavoro sono usciti dal cancello dello stabilimento di Melfi, che avevano varcato intorno alle ore 13.30. La decisione di far uscire gli operai è stata presa dai legali della Fiom, dopo che un avvocato e un ufficiale giudiziario sono entrati in fabbrica. La Fiat ha confermato che accetterebbe la loro presenza, a patto che i tre occupino una saletta e svolgano solo attività sindacale, senza tornare al lavoro sulle linee di produzione.

Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli
avevano passato i tornelli che danno accesso alla stabilimento, ma erano stati immediatamente bloccati dai vigilantes che li hanno portati in un gabbiotto della sorveglianza, insieme all'avvocato Lina Grosso e all'ufficiale giudiziario, Francesco D'Arcangelo, ai dirigenti della Fiom Emanuele De Nicola (segretario regionale) ed Enzo Masini (responsabile settore auto).

“Ci aspettiamo che venga rispettata la legge”
. Avevano detto a Sky, Giovanni Barozzino e Antonio Lamorte. “Il giudice ha ordinato il reintegro - spiega Barozzino-. In Italia, per fortuna, la democrazia c’è, la legge è uguale per tutti. Noi ci aspettiamo che venga rispettata la sentenza del giudice”. Sul fatto che la Fiom, la rappresentanza sindacale di cui i due sono delegati, sia considerata provocatrice, Barozzino spiega: “La Fiom non provoca, parliamo del più grande sindacato in Italia. Per noi è una questione anche di dignità: continuare a prendere lo stipendio ma rimanere a casa? Ma che tipo di insegnamenti potrò dare ai miei figli? Ci vogliono togliere la dignità, ma non ci riusciranno. Noi vogliamo sudarci il nostro posto di lavoro. Siamo lavoratori, orgogliosi di esserlo”.

Camusso, dall'azienda ragioni pretestuose
La Fiat "deve rispettare" la sentenza della magistratura sul reintegro degli operai di Melfi anche perché le ragioni fornite "sono pretestuose". Lo ha sottolineato la vice segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch'io. "C'e' una sentenza esecutiva della procura di Potenza - ha spiegato Camusso - e la Fiat deve rispettarla. Non c'è nessuno che possa esimersi dal rispettare una sentenza della magistratura con nessuna motivazione e quelle peraltro fonite in questa occasione dalla Fiat sono del tutto pretestuose".

La sindacalista ha quindi tenuto a precisare
che "non c'e nessuna differenza tra quanto sostiene la nostra organizzazione di categoria, la Fiom, e quanto sostiene la Cgil, perché appunto va fatto rispettare un diritto che e' quello del reintegro dei lavoratori".

Poi, replicando nel corso della trasmissione al leader della Cisl, Raffaele Bonanni, Camusso ha osservato: "Non penso che siamo caduti in una trappola, mi stupisce che un grande sindacato come la Cisl non capisca che se non si rispettano delle forme basilari che stanno alle origini delle relazioni sindacali non si può separare ogni pezzetto del percorso. Bisognerebbe dire alla Fiat - ha aggiunto - con la nettezza con cui va detto, che fa parte di un sistema, di un paese che ha delle regole e che quelle regole vanno rispettate da parte di tutti. E' importantissimo che la Fiat investa, noi l'abbiamo chiesto, rivendicato e sostenuto e non abbiamo nessun dubbio. Ma si investa secondo le regole e rispettando il diritto dei lavoratori".

Landini, Fiat si assume responsabilità di reato
"La scelta della Fiat a Melfi è stata grave. Si è assunta la responsabilità di commettere un reato". Il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, commenta così alle agenzie di stampa la situazione dei 3 operai licenziati alla Fiat di Melfi. Via dunque, da parte del sindacato, "all'esposto alla magistratura" contro l'azienda, che ha disatteso "un decreto esecutivo del giudice" che ordinava il reintegro."E lasciare i lavoratori nella saletta sindacale - secondo Landini - non è reintegro, ma una maniera di reagire offensiva della dignità del lavoratore e del sindacato".

"I delegati Fiom
- inoltre - hanno proposto che sia la Rsu di Melfi a chiedere l'avvio di assemblee retribuite per fare una riflessione comune su quanto avvenuto, perchè l'atteggiamento di Fiat rischia didiventare un problema per tutto il sindacato, non solo per noi". Il comitato centrale è stato convocato dalle tute blu della Cgil per l'8 settembre, mentre altre iniziative saranno adottate quando sarà riunito il coordinamento auto. Riflessioni e decisioni che rafforzeranno la manifestazione prevista per il 16 ottobre a Roma sul contratto nazionale."Non vorrei che dietro a questo atteggiamento si nascondesse la volontà di non voler realizzare i piani industriali più volte annunciati", conclude il leader della Fiom.

La Fiom prepara la denuncia penale
L'avvocato della Fiom, Lina Grosso, ha chiesto all'ufficiale giudiziario di verbalizzare la decisione della Fiat di collocare i tre operai reintegrati a Melfi in una saletta per svolgere esclusivamente attività sindacale. Secondo il legale, i lavoratori sono stati reintegrati dal giudice del lavoro e devono tornare nella stessa posizione e nelle stesse attività che occupavano all'atto della sospensione e del successivo licenziamento. "La decisione della Fiat è inaccettabile", ha dichiarato alle agenzie l'avvocato Grosso, preannunciando una denuncia penale alla procura della Repubblica di Melfi contro l'azienda.

L'altra mossa dei legali della Fiom
consiste invece  nella richiesta allo stesso giudice che ha deciso il reintegro, Emilio Minio, di precisarne l'applicazione: tale richiesta è allo studio stamani. Intanto, i tre operai reintegrati - che l'azienda vorrebbe trascorressero i loro turni in fabbrica in una saletta sindacale, regolarmente pagati fino al ricorso sulla riammissione, il 6 ottobre, ma lontani delle linee di produzione della 'Punto Evo' - stanno pensando di tornare oggi in fabbrica.

Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli hanno deciso di andare allo stabilimento al cambio turno, intorno alle 13.30. Ma la decisione se varcare di nuovo i cancelli non è ancora stata presa: verrà definita più tardi anche sentendo il parere degli avvocati e della Fiom.



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TAGS fiat melfi fiat melfi

24/08/2010 10:11

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