Sindacati sul piede di guerra contro il nuovo statuto che riordina l’attività dell’ente pubblico. Dubbi sul futuro di 4mila precari. E con il blocco del turn over l'organico sarà ridotto di altre mille unità. Comunità scientifica esclusa dalle decisioni
“Sono precaria dal 2001. Prima, per sei anni, tutti contratti di collaborazione senza certezza di rinnovo, poi a tempo determinato. Quale sarà il mio futuro? Purtroppo non è dato saperlo, anche perché di concorsi neanche se ne parla”. Francesca Falconi, giovane ricercatrice del Cnr, lavora più di otto ore al giorno come tecnico di laboratorio all’Irsa, l’istituto per la ricerca sulle acque: “Facciamo il monitoraggio delle risorse idriche, delle falde sotterranee e dei corsi in superficie. Abbiamo sedi a Roma, Bari e Milano, un lavoro utile per tutto il paese, sia sul fronte dell’inquinamento, perché studiamo i modi su come depurare le acque, sia per trovare nuovi corsi”. Ma non sa se potrà continuare a farlo.
I dubbi sul futuro operativo del Cnr sono legati allo statuto predisposto da Consiglio d’amministrazione che si riunisce oggi (9 agosto) per l’approvazione. In pratica, una sorta di “Carta costituzionale” dell’ente che farà da cornice per tutti i regolamenti interni. Il tempo stringe: per il via libera, infatti, la legge delega sul riordino degli enti gestiti dal ministero dell’Università dà tempo solo fino al 16 di questo mese. Altrimenti arriverà il commissariamento.
Da qui la battaglia unitaria dei sindacati che contestano lo statuto punto per punto e che hanno organizzato, nella Roma deserta di metà agosto, un presidio con centinaia di dipendenti arrivati davanti alla sede centrale di piazza Aldo Moro da tutta Italia. “Anzitutto - spiega Americo Maresci, segretario nazionale Uilpa - non condividiamo la definizione della nuova mission che limita la rappresentanza della comunità scientifica, sia nel cda sia nel consiglio scientifico”. Inoltre, lo statuto “non cita le organizzazioni sindacali e dimentica completamente tutto il personale tecnico amministrativo”.
Il Cnr ha 7.400 dipendenti sparsi in 108 istituti da Trento a Mazara del Vallo. È proprio sulla questione delle spese per il personale che le organizzazioni dei lavoratori insistono maggiormente. “La norma più subdola contenuta in questo statuto - spiega Rosa Ruscitti, responsabile della Flc Cgil per il Cnr - è quella che limita al 70% entro dieci anni le spese per il personale a tempo indeterminato. Bisogna calcolare che oggi tale spesa è all’82%, abbassarla così tanto equivale, di fatto, a bloccare il turn over. In pratica, circa mille posti di lavoro in meno. Se aggiungiamo anche i tagli alle ricerca imposti dalla manovra, vedete bene che il futuro non è dei migliori”.
Tutta da risolvere la partita dei precari, circa 4mila tra tempi determinati, assegnisti, borsisti e cocoprò. Lo statuto in via d’approvazione prevede infatti un massimo di sei anni cumulativi, al termine dei quali non si potrà confermare l’incarico. Che in pratica, per questioni come quella di Francesca citata prima, equivarrebbe a un licenziamento. Dopo l’ultima mobilitazione del 4 agosto, stando alle ultime voci sembra che la norma dei sei anni partirà, ma senza contare l’accumulo a oggi.
“Altra cosa che non ci piace - conclude Marcello Leoni, segretario nazionale della Uil ricerca - è la limitazione dell’attività interdisciplinare che caratterizza il Cnr, in pratica una vera e propria limitazione del campo d’attività scientifica. E pensare che in Germania, dove la manovra economica è stata assai più pesante rispetto alla nostra, la Merkel ha stanziato 12 miliardi proprio per la ricerca”.