
Commento
La nostra crisi. Rassegna.it nella tempesta e fuori dalla tempesta
Siamo consapevoli di produrre un’informazione pressoché unica in questo paese. Ma evidentemente questo lavoro, in Italia, oggi non basta. Non è economicamente sostenibile. Annaspa. Noi, ad ogni modo, non molliamo
di Davide Orecchio
Dunque siamo in crisi. Uno stato di crisi formalizzato con tanto di bolli e timbri, al quale la Edit Coop, la cooperativa di giornalisti che pubblica Rassegna.it (questo sito d’informazione) e Rassegna Sindacale (il settimanale della Cgil), è stata costretta per tante ragioni già e meglio spiegate in altri nostri articoli. Adesso ci attendono anni duri, ma anche la sfida di una riorganizzazione che ci insegni a lavorare meglio per tutti i nostri media e le nostre testate, che ci traslochi in una crossmedialità più avanzata di quella che ci siamo dati fino a oggi, che ci faccia venire ancora più voglia di sperimentare e innovare, di allargare la cerchia di chi ci ascolta (o almeno di provarci) senza mollare neanche di un centimetro.
Siamo consapevoli di produrre un’informazione pressoché unica in questo paese. Il settimanale della Cgil, una testata ormai storica. Rassegna.it, un sito che da più di dieci anni sforna articoli, notizie e video ogni giorno sul mondo del lavoro, sulle difficoltà e le speranze delle persone normali, sulla politica che le intercetta o più spesso (molto più spesso) le ignora. Ma evidentemente questo nostro lavoro, in Italia, oggi non basta. Non è economicamente sostenibile. Annaspa. E forse era inevitabile che si finisse in crisi anche noi, visto che tutto il mondo ci è finito.
Resta la consapevolezza di avere alle spalle una storia piccola ma importante. Poco più di dieci anni fa, varata Rassegna.it, in redazione c’erano due persone: l’allora direttore Renato D’Agostini e il sottoscritto. Passavamo le nostre giornate tra l’html e Frontpage, tra il popolo di Seattle e le maquiladoras messicane. Scoprivamo un mondo e iniziavamo a comunicarlo. Di strada da allora ne abbiamo fatta molta. Abbiamo una redazione più ampia, forniamo una copertura più puntuale, riteniamo di essere utili a molte persone (e se qualcuno, tra chi legge questo articolo, è d’accordo con quanto ho scritto può darcene una piccola prova nell’area donazioni).
Siamo una testata online pro-labour, autonoma, curata da giornalisti, la maggior parte di loro molto giovani, e tutti assai orgogliosi del lavoro che fanno. La domanda delle cento pistole è: vale la pena che questa testata continui a esserci? I prossimi anni ci daranno la risposta.
Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.
TAGS renato d'agostini rassegna sindacale rassegna.it davide orecchio
05/08/2010 09:51














