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La nostra crisi. Rassegna.it nella tempesta e fuori dalla tempesta

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Siamo consapevoli di produrre un’informazione pressoché unica in questo paese. Ma evidentemente questo lavoro, in Italia, oggi non basta. Non è economicamente sostenibile. Annaspa. Noi, ad ogni modo, non molliamo

di Davide Orecchio

Nell’immagine: un particolare da Edward Hopper, The Lee Shore. Da http://www.the-athenaeum.org

Dunque siamo in crisi. Uno stato di crisi formalizzato con tanto di bolli e timbri, al quale la Edit Coop, la cooperativa di giornalisti che pubblica Rassegna.it (questo sito d’informazione) e Rassegna Sindacale (il settimanale della Cgil), è stata costretta per tante ragioni già e meglio spiegate in altri nostri articoli. Adesso ci attendono anni duri, ma anche la sfida di una riorganizzazione che ci insegni a lavorare meglio per tutti i nostri media e le nostre testate, che ci traslochi in una crossmedialità più avanzata di quella che ci siamo dati fino a oggi, che ci faccia venire ancora più voglia di sperimentare e innovare, di allargare la cerchia di chi ci ascolta (o almeno di provarci) senza mollare neanche di un centimetro.

Siamo consapevoli di produrre un’informazione pressoché unica in questo paese. Il settimanale della Cgil, una testata ormai storica. Rassegna.it, un sito che da più di dieci anni sforna articoli, notizie e video ogni giorno sul mondo del lavoro, sulle difficoltà e le speranze delle persone normali, sulla politica che le intercetta o più spesso (molto più spesso) le ignora. Ma evidentemente questo nostro lavoro, in Italia, oggi non basta. Non è economicamente sostenibile. Annaspa. E forse era inevitabile che si finisse in crisi anche noi, visto che tutto il mondo ci è finito.

La nostra cooperativa subisce i danni di un sistema editoriale che sta crollando, tra contributo pubblico in via di estinzione e tariffe postali non più agevolate. Il vecchio mondo sparisce, complice un governo per nulla interessato alle sorti della libera e piccola stampa. Ma, inutile nasconderselo, il nuovo mondo non è capace di fare di meglio. L’informazione online (o digitale), gratuita e addirittura in copyleft su questo sito, non ha ancora trovato il suo valore nell’era del free, in cui le notizie sembrano ancorate al ruolo di mere commodities. I lettori/navigatori non si sono ancora convinti che le notizie hanno un valore. Non se la cavano bene le grandi testate digitali, figuriamoci noi. La nostra cooperativa ha puntato con convinzione sull’informazione digitale, dando vita a Rassegna.it e in seguito contribuendo all’esperienza di RadioArticolo1. L’online, per il tipo di informazione che facciamo e per i nostri mezzi, è l’unico canale oggi esistente per arrivare al pubblico senza barriere all’entrata. Però il modello economico, il modello di sopravvivenza insieme al profilo editoriale più consono (la giusta taglia per noi: né troppo larga, né troppo lunga), non l’abbiamo ancora trovato. Se e quando l’avremo trovato, ve lo faremo sapere.

Resta la consapevolezza di avere alle spalle una storia piccola ma importante. Poco più di dieci anni fa, varata Rassegna.it, in redazione c’erano due persone: l’allora direttore Renato D’Agostini e il sottoscritto. Passavamo le nostre giornate tra l’html e Frontpage, tra il popolo di Seattle e le maquiladoras messicane. Scoprivamo un mondo e iniziavamo a comunicarlo. Di strada da allora ne abbiamo fatta molta. Abbiamo una redazione più ampia, forniamo una copertura più puntuale, riteniamo di essere utili a molte persone (e se qualcuno, tra chi legge questo articolo, è d’accordo con quanto ho scritto può darcene una piccola prova nell’area donazioni).

Siamo una testata online pro-labour, autonoma, curata da giornalisti, la maggior parte di loro molto giovani, e tutti assai orgogliosi del lavoro che fanno. La domanda delle cento pistole è: vale la pena che questa testata continui a esserci? I prossimi anni ci daranno la risposta. 


Vuoi riprodurre questo articolo? Leggi qui le condizioni.


TAGS renato d'agostini rassegna sindacale rassegna.it davide orecchio

05/08/2010 09:51

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