I recenti provvedimenti del governo per contrastare la grave crisi economica sono "inadeguati, hanno carattere depressivo e sono destinati ad avere ricadute dirompenti sul tessuto economico, sociale e produttivo in particolare in Campania e nel Mezzogiorno". A sostenerlo è la Cgil che oggi (4 agosto) ha incontrato i giornalisti per precisare la sua posizione sulla vicenda dei fondi comunitari.
"Il Sud - ha detto la segretaria confederale, Serena Sorrentino - ancora una volta è stato abbandonato a se stesso. Il quadro comunitario di sostegno 2007/2013 per le regioni meridionali è stato completamente stravolto. L'impianto unitario della programmazione concordato con il governo nazionale e con la comunità europea ed approvato con la legge finanziaria per il 2007, che assegnava alle regioni meridionali obiettivo Convergenza (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia, Basilicata) complessivamente circa 100 miliardi di euro, è stato completamente smantellato".
La Cgil Campania ritiene "fondamentale per lo sviluppo della nostra regione la tenuta del quadro unitario della programmazione 2007/2013 e delle risorse già definite con la Finanziaria del 2007". La necessità nasce "dalla gravità della situazione produttiva e sociale regionale aggravata dalla crisi su scala più generale". "In Campania - ha ricordato il segretario generale regionale, Michele Gravano - intere filiere produttive sono in difficoltà; aumentano i lavoratori in cig e in mobilità; aumenta la disoccupazione e l'esodo massiccio di giovani in cerca di lavoro verso altre Regioni e altri paesi".
"L'effetto della crisi - secondo il segretario regionale, Alfonso Viola - diventa sempre più ampio e acuto colpendo tutte le aree del territorio regionale. Il pil pro-capite in regione ci colloca al 50% delle aree più sviluppate e al 60% della media nazionale. Quasi il 15% delle famiglie campane hanno un reddito sotto i 12.000 euro; quasi il 30% dei cittadini campani vive Con un reddito sotto la soglia di povertà".