Chiusa la trattativa: andranno in mobilità volontaria. Riconversione professionale e contratti di solidarietà per oltre 2mila dipendenti. L’azienda non chiederà più esuberi fino a dicembre 2012. Miceli (Slc): “Ottimo risultato, evitati licenziamenti”
E' stata raggiunta stamani (4 agosto) l'intesa sugli esuberi Telecom al tavolo di confronto tra governo, azienda e sindacati. L'accordo, arrivato dopo 20 ore di negoziato ininterrotto, prevede 3.900 uscite in mobilità volontaria nel prossimo triennio. Lo ha annunciato il segretario generale della Fistel Cisl, Vito Vitale. Delle 3.900 uscite, 3.700 sono nuove e 200 sono rimanenze del precedente accordo del 2008. Prevista anche riconversione professionale e contratti di solidarietà per oltre 2mila dipendenti.
Il testo prevede che non ci siano più richieste di esuberi nel triennio che si conclude a dicembre 2012. Per quanto riguarda gli oltre 2mila dipendenti per i quali è previsto un programma di riqualificazione professionale accompagnato da contratti di solidarietà, si tratta dei 1.100 lavoratori full-time equivalenti che erano senza tutele, dei 450 dipendenti full-time equivalenti della controllata Ssc e dei 470 addetti al '1254'.
Tutti questi addetti verranno riconvertiti e ricollocati in azienda. Al contrario del piano triennale di Telecom, che inizialmente prevedeva 6.822 esuberi: di questi, 3.700 procedure di messa in mobilità erano partite all'inizio dell'estate ed erano poi state congelate alla metà di luglio con l'apertura del tavolo.
Con l'accordo “chiudiamo una vertenza lunga due anni. E' un buon risultato per i lavoratori di Telecom e per il sindacato tutto. Abbiamo dimostrato che si possono gestire situazioni difficili con equilibrio e senza ricorrere ai licenziamenti”. Lo afferma segretario generale della Slc Cgil, Emilio Miceli.
“L'accordo - spiega - è basato sulla volontarietà della mobilità per i lavoratori e trova nella scelta strategica dello strumento della formazione la soluzione migliore per rispondere a problemi obiettivi di riorganizzazione dell'impresa. E' un accordo contro la logica spietata del licenziamento facile, della mobilità selvaggia in uscita. Forse - aggiunge Miceli - quest'accordo varrà la pena di leggerlo per capire che altre strade, rispettose dei bisogni e dei diritti dei lavoratori, possono essere percorse”.
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